Meglio Cappellacci

Pubblicato il 17 febbraio, 2009 alle 11:38 am da


Meglio Cappellacci

Riservandoci più ampi commenti sui risultati delle elezioni regionali e sui retroscena che li hanno influenzati, specialmente a livello locale, ci limitiamo a riportare il link dei commenti dei principali quotidiani, con qualche stralcio.

Iniziamo col Corriere della Sera col suo commento Urbi et Orbi e poi con Il Tempo: “Di sicuro è iniziata la parabola discendente di Soru, colui che voleva essere l’unico, dopo Prodi, ad aver battuto Berlusconi. E con lui dell’intero gruppo dirigente nazionale del Pd. Anche stavolta, nel centrosinistra, chi ha dimostrato di avere più fiuto politico di tutti è colui il quale s’è dichiarato essere la tessera numero uno del Pd quando ancora il partito si doveva costituire: Carlo De Benedetti. L’Ingegnere, socio di Soru, a tre settimane del voto aveva visto scendere la sua partecipazione in Tiscali dal 6 al 2%. Un segnale finanziario ma anche inevitabilmente politico. Soru non era più un cavallo vincente. Sabato e domenica s’è avuta la conferma.”

Il Sole 24ore: “Si poteva immaginare che stavolta Berlusconi si fosse esposto troppo e avesse fatto male i suoi conti. Al contrario, aveva visto giusto. La Sardegna consolida il sistema di potere berlusconiano e spinge verso il collasso il principale schieramento di opposizione. Se questo era l’intento del premier, la scommessa è stravinta. Renato Soru, il combattente solitario, poco amato dalla sua stessa coalizione, esce di scena e naturalmente con lui è distrutta anche la vaga ipotesi che voleva l’ex governatore candidato alla guida del Pd. Ma chi ha realmente perso in Sardegna è Walter Veltroni. Se da un lato il vincitore è Berlusconi, dall’altro lo sconfitto è senz’altro il leader democratico. Altro che condominio bipolare fra Pdl e Pd… La bilancia si è spostata bruscamente a favore del centro-destra e l’opposizione rimane come frastornata, colpita sul piano mediatico come non avveniva dal giorno delle elezioni politiche.
Non è solo il collasso di Soru. Anche i risultati di Firenze parlano di un Partito democratico in cui il gruppo dirigente romano non riesce a esercitare alcuna influenza. [...] Il doppio colpo, Sardegna e Firenze, è micidiale per il gruppo veltroniano. E forse non è un caso che proprio ieri D’Alema,dopo Rutelli, sia tornato a criticare la strategia di fondo del partito, invocando un nuovo centro-sinistra. Vale a dire una linea del tutto diversa da quella che fino a ieri Veltroni si è sforzato di attuare. Fino a ieri, appunto. Ora tutto cambia. Il Berlusconi vincitore in Sardegna ha buttato all’aria il castello di carte. E le primarie di Firenze hanno scoperchiato il vaso di Pandora. Sarà difficile richiuderlo. L’impressione è che Veltroni sia oggi più debole che mai, mentre si avvicina inesorabile la scadenza del voto europeo. La resa dei conti nel Pd era già cominciata in modo blando. Tutto lascia pensare che ora sarà più rapida.”

L’Unità, che con la consueta obiettività definisce – «feudo di massoni e costruttori»- le sezioni di Cagliari che conoscendo Soru lo hanno evitato e dà la parola a Marcello Fois il quale, preoccuppatissimo per l’autonomia della Sardegna ma vivendo a Bologna, ci dà un po’ di speranza, rifilandoci un Soru modello sigaretta Nazionale Esportazione senza filtro: «A questo punto considerato il risultato e il fatto che i sardi non hanno capito o apprezzato questa politica, consiglio a Soru di lasciare la situazione a chi se la merita. E occuparsi della politica nazionale. Certo avrei preferito fosse rimasto in Sardegna, per continuare quello che aveva cominciato. Ma ora spero almeno che la sua politica possa trovare spazio altrove».

Condividendo ardentemente la speranza di Fois diamo spazio al commento del La Stampa: “Lo scenario che si apre nel Pd è di quelli imprevedibili. Il gruppo dirigente è in piena confusione. E anche l’ipotetica alternativa Soru – caldeggiata anche nel mondo dei “media” vicini al centrosinistra – è venuta meno. Veltroni rischia di finire sul banco degli imputati prima del previsto. Come spiegava qualche settimana fa un personaggio mite come Pierluigi Castagnetti «il Pd potrebbe cambiare leader prima delle Europee». I segnali ci sono tutti. Il movimentismo di D’Alema negli ultimi tre giorni è diventato spasmodico. Alla vigilia del voto l’ex-premier ha sparato contro Emma Marcegaglia proprio quando il leader Pd stava tentando di stipulare una tregua con la Confindustria. Lo stesso giorno ha appoggiato il competitor di Veltroni alla guida del Pd, Bersani. E, ancora ieri, ha demolito la politica dell’attuale numero uno dei democratici, sconfessando l’idea di «un Pd autosufficiente» e riaprendo il confronto con la sinistra massimalista. Insomma, Veltroni ora deve farsi due conti: continuare a resistere, sapendo che le Europee potrebbero segnare una sconfitta storica per il Pd, trasformandosi in una pietra tombale per tutte le sue ambizioni politiche, presenti e future; o giocare in anticipo, dimettendosi ora e accusando i suoi avversari di aver sabotato la sua linea politica («C’è chi dentro il partito rema contro – è stato il suo sfogo ieri sera – e questi sono i risultati»).
Qualunque strada scelga, quello che non deve ripetere è l’errore che ha commesso nell’ultima settimana, quando per risollevare le sorti del Pd ha riproposto il vecchio schema della resistenza sotto l’icona di un personaggio impopolare come Oscar Luigi Scalfaro contro il Cavaliere nero che vuole attentare alla Costituzione e alla libertà del paese. Una formula trita e ritrita e inefficace (la manifestazione di giovedì scorso è stata un mezzo fallimento,) con la quale il Veltroni “disperato” di oggi ha archiviato di colpo il Veltroni “pieno di speranze” del Lingotto.”

Il più sobrio in fondo s’è dimostrato proprio Soru, a parte qualche residua illusione:«Ho creduto fino in fondo del Pd, ho messo tutto in questo progetto. Mi sarebbe piaciuto essere ancora di più di aiuto e la vittoria avrebbe dato una mano in questo senso. Il Pd ha, comunque, un grande futuro davanti. Conta chi ha preso un voto in più e lo ha preso la coalizione di centrodestra e Ugo Cappellacci: di questo bisogna avere rispetto. Ci sono tanti fattori che hanno determinato l’esito del voto. Ha influito la crisi economica ma anche certe scelte del governo che si è ricordato solo in questi giorni, a ridosso delle elezioni, di ritirare una opposizione a una legge sarda sui dipendenti regionali».

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