Il Berlusca rischia di cadere nella trappola apparecchiata dal manda-dario del Pd che, stuzzicando il suo orgoglio, lo ha sfidato a partecipare alla sfilata milanese del 25 aprile, ufficialmente festa nazionale ma che, invece di unire, ha sempre diviso, per motivi oggettivi, prima i protagonisti e poi gli eredi ideologici e politici delle fazioni allora in lotta armata.
Anche se tutti ormai hanno fatto propri i valori della libertà, sacrificata e subordinata durante il “ventennio” ad altri ideali, la sottolineatura di una vittoria (e di una sconfitta) sono per alcuni occasione di trionfalismo tribale che riapre lacerazioni invece di sanarle.
La manifestazione si presta a meraviglia, con il concentrarsi negli stessi luoghi di tanta partigianeria, per inscenare esibizioni muscolari e vocali, di cui in passato hanno goduto quei personaggi che ci son cascati, nella illusione d’esserne esenti per un qualche salvacondotto che ritenevano d’avere, dalla Moratti, sindaco di Milano, a Bertinotti, presidente della Camera.
Il Berlusca è il bersaglio supremo, la materializzazione di quei fantasmi che agitano la notte, e soprattutto il giorno, dei discendenti “per li rami” della f(r)azione comunista dello schieramento vincitore 64 anni fa, i quali, anche per sua “colpa”, vedono sempre più allontanarsi il tanto sognato avvento di “baffone”.
Vuole il Berlusca essere motivo di “provocazione” fornendo a delle comparse l’occasione per guadagnare le luci della ribalta ed esaltare ancora di più il clamore della divisione?
O vuole mettere alla prova la tenuta del sistema di sicurezza che dovrebbe proteggerlo e che già ha il suo daffare?
Segua il consiglio del ministro della Difesa, Presidente, li lasci perdere, che già lo fanno, e benissimo, da soli…


Pubblicato il 20 aprile, 2009 alle 5:53 pm da Terenzio