Mezzimarinai e piccoli di camera

Pubblicato il 9 marzo, 2009 alle 7:08 pm da Terenzio


Mezzimarinai e piccoli di camera

Inarrestabile come una valanga scivola a valle il PdL (Popolo della Libertà o Pre del Lino, a scelta), inesorabile nel travolgere qualunque ostacolo.

“Il PdL ha un inizio e una fine che si chiama Silvio Berlusconi. Questa è una constata- zione oggettiva.

La sua è una leadership straordinaria, lui è il PdL: il progetto non esiste, è imperniato solo su Berlusconi. E’ un allargamento di FI, anche se questo irrita AN.”

è la diagnosi impietosa del leader dell’Udc, che pronostica anche:

“Un monocolore berlusconiano sempre, fin quando Berlusconi è in campo.”

Una prospettiva triste per l’opposizione, ma non allegra per chi, a destra, intravede per sé il solo ruolo di fornire materiale amorfo per ingrossare la frana.

Anche se i sondaggi confermano la bontà, in termini di consenso, dell’operazione e assegnano al Pdl quasi il doppio dei voti del Pd: il 42% contro il 22%, con un indice di gradimento del 64% per il premier.

Franceschini, telegenico, giovane e grintoso, non ha bloccato l’esodo, anzi. Nel giro di una settimana (il sondaggio è stato condotto venerdì 27 febbraio, cioè ad una settimana dalla sua elezione) il neo-segretario PD ha perso un punto, con qualunque tipo di alleanza si voglia ipotizzare.

Ciò nonostante larga parte della militanza di AN intraprende questa nuova tappa della sua lunga traversata del deserto senza entusiasmo, diffidente verso i compagni di viaggio e molto di più verso i capocarovana. Sente d’essere stata lasciata allo sbando da quelli che riteneva i suoi capi, senza spiegazioni e condivisione di scelta, come peraltro sempre in passato. Ma le altre volte s’era trattato solo di cambiare la rotta, per cui occorreva affidarsi a chi si riteneva sapesse tracciarla e conoscesse le carte o così lasciava intendere.

Questa volta si tratta invece d’abbandonare la nave, la vecchia carretta reduce da tante battaglie, con la ruggine e gli ammacchi, ma ancora in grado di navigare e d’offrire rifugio. S’è deciso per l’autoaffondamento e il trasbordo sul nuovo vascello, luccicante d’ottoni, con nuove usanze e nuovi ufficiali, non tutti provenienti dall’Accademia Navale.

Occorrerà adattarsi, come spesso succede ai naufraghi accolti a bordo, rifocillati con un piatto di minestra (leggera, di dadi, più digeribile…) e messi a strofinare e lucidare la tolda. Unica consolazione è che anche i vecchi nostromi e contrammiragli, favorevoli al trasloco, non sono accolti in quadrato ma trattati da mozzi. I galloni bisognerà conquistarseli, con i nuovi sistemi che ricordan gli antichi.
Dicevamo luccicante d’ottoni, ma se, invece che fregi e pennoni, fossero soltanto trombette e tromboni?

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