Mi manda Piccone

Pubblicato il 26 novembre, 2008 alle 8:47 pm da


Sarà antipatico a molti per le sue posizioni politiche, passate o presenti, ma certo il soprannome “picconatore” se l’è conquistato sul campo, usando l’attrezzo di testa sua e colpendo dove riteneva.

Recentemente ne ha sparate di grosse, fregandosene del clamore, tant’è che ha cominciato a circolare, sussurrata come un venticello, la notizia di una sua malattia che ne minerebbe la lucidità. E’ il “metodo Vyshinsky” per cui l’avversario scomodo, se non può essere eliminato, dev’essere senz’altro dichiarato un pazzo e trattato come tale.

Il nostro picconatore dunque si dà un gran daffare, occupandosi di politica spicciola ma anche di temi più elevati. E’ stato intervistato da Paolo Rodari su alcune questioni etiche che l’Italia, ora alle prese con problemi di vitto e alloggio, dovrà comunque affrontare e la Chiesa di Roma altrettanto.

[…] Anche in Italia la Chiesa sui valori non transige. Come dovrebbe muoversi oggi che si profila una legge sul testamento biologico? I cattolici secondo lei sono così intransigenti in merito?

«Ho una mia idea. Una cosa è assodata: i cattolici che io definisco “infanti”, ovvero il contrario di “adulti” che sovente sui valori sembrano favorevoli a una mediazione con le istanze del mondo, nella maggioranza come nell’opposizione sono pochissimi. Sono irrilevanti. E per questo la Chiesa credo non debba mettere in campo una battaglia politica per portare questa legge verso le proprie convinzioni. Perché una battaglia oggi la Chiesa la perderebbe. In Parlamento i cattolici sono una minoranza e se si andasse a un referendum non credo che la gente comprenderebbe fino in fondo le ragioni della Chiesa. Per questo ritengo che la conferenza episcopale italiana debba fare una sola cosa: uscire con una nota in cui ricorda il valore inestimabile della vita e il suo no a qualsiasi forma di eutanasia. E niente più. Altro non deve fare perché sennò fa la fine del divorzio e dell’aborto. Allora l’unica sconfitta fu la Chiesa. Oggi occorre cercare il male minore e non andare allo scontro».

Secondo lei alcuni deputati cattolici potrebbero discostarsi dalle linee della Chiesa sul testamento biologico?

«Sui Dico lo fecero. La conferenza episcopale italiana tramite Avvenire espresse il suo Non possumus. E diversi cattolici cosiddetti democratici, ricordo su tutti Dario Franceschini, contestarono la posizione della Chiesa. Oggi potrebbe ripresentarsi la stessa spaccatura. E dentro questa spaccatura potrebbero levarsi le voci di tanti vescovi anch’essi disobbedienti. Sarebbe un patatrac. Ripeto: i cattolici “infanti”, ovvero profondamente “antidemocratici”, sono una minoranza. Nel Pd sono soltanto Paola Binetti, Enzo Carra, Gigi Bobba e pochi altri: contano troppo poco. Altri cattolici, invece, come ad esempio due ex presidenti della Fuci, ovvero quell’organizzazione che dovrebbe portare avanti una collaborazione dei laici all’apostolato della Chiesa, sono su posizioni diverse. Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini, in particolare, altro non sono che cattolici “adulti”: basti ricordare che erano contro il conflitto d’attribuzione sollevato da me e da Gaetano Quagliarello contro la Cassazione sul caso Eluana Englaro. E quindi contare sui di loro sul testamento biologico credo sia difficile. Insomma, al di là del mondo laico, è il mondo cosiddetto cattolico che potrebbe non seguire la Chiesa in caso di scontro politico sul testamento biologico».

Il picconatore mi pare sia ancora in grado di colpire il bersaglio, che Dio lo conservi.

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare