Miracolo a Milano

Pubblicato il 1 aprile, 2008 alle 10:45 am da


t-didyma-rid.jpgMilano soffia l’Expo 2015 alla citta turca di Smirne, dopo una sofferta votazione a porte chiuse, con momenti di tensione e ansia. Il sindaco di Smirne, al buffet offerto ai delegati prima della votazione, ha rifiutato un piatto di pomodori e mozzarelline di bufala.
La mobilitazione americana a sostegno di Smirne aveva preoccupato i nostri, ma poi il voto dichiarato per Smirne di Israele ha portato a Milano quelli degli anti-israeliani (Paesi caraibici, arabi ed africani).

f-occhio-rid.jpgPer Milano si è rivelata vincente la nuova idea dell’Expo: non una vetrina solo per il proprio Paese ma un progetto da costruire con il resto del mondo. Ospedali, scuole, microcredito, lavoro. Tante promesse da mantenere.

Ovvia gioia in Italia, con la politica che per una volta ha cooperato al di là degli interessi di parte. Milano, che ha già ospitato l’Esposizione Universale nel 1906, si è aggiudicata il più grande evento internazionale dopo le Olimpiadi e i Mondiali di Calcio. Previsti 29 milioni di turisti e investimenti diretti per 14 miliardi di euro, oltre all’indotto di altri 4 – 5 miliardi. Il sito scelto per l’esposizione di 1,7 milioni di metri quadri è confinante con quello della nuova fiera di Rho-Pero.
A Parigi – ad attendere il verdetto – c’erano il sindaco Letizia Moratti e il premier Prodi, il quale in tutta questa campagna elettorale (salvo qualche dichiarazione su Alitalia, non produttiva di consensi per il Pd) si è tenuto dietro le quinte, lasciando tutta la scena a Veltroni, consapevole che la sua immagine usurata avrebbe potuto appesantire le ali all’infante. L’ex sindaco di Roma ha stretto un accordo esplicito in tal senso col martadellone nazionale.

Ieri però, quando Berlusconi ha detto: “il merito di questa vittoria non è certo del premier”, Prodi ha abboccato d’istinto, replicando alla vecchia maniera: “Si vergogni” purtroppo attirando la luce dei riflettori su di sè. Al loft, che sarebbe un mezzanino sede dello stato-maggiore veltroniano, hanno speso tutta questa campagna elettorale per far passare l’idea di una forte discontinuità col passato ulivista-prodiano (fatto di liti continue, con la destra ma anche intestine, di cui la gente non ne poteva più), ed ecco che ieri si son trovati di fronte alla riedizione delle vecchie, care risse tra Silvio e Romano, che a tutti possono giovare ma non certo al PD.

Prodi in tutti questi giorni non ha mai smesso di sostenere la candidatura di Milano, spendendo molto dei suoi rapporti personali. Il delegato dell’Iran, poco prima di votare per Milano, ha detto a Prodi: «Presidente, vi aspettiamo a Teheran», lasciandolo interdetto e dubbioso almeno quanto Peppone in visita in Unione Sovietica.
Altrettanto dichiara d’aver fatto Berlusconi: «Dire che tutto è solo merito di Prodi ha portato in me una logica reazione. Io poi ho dato una mano alla signora Moratti intervenendo su moltissimi Paesi e facendo cambiare la propria posizione. Ho messo in campo la mia amicizia con tutti i capi di Stato».

Lo Stellone d’Italia ha funzionato ancora e come sempre la vittoria ha tanti padri, gli stessi che neanche con la prova del DNA avrebbero ammesso la paternità d’una sconfitta.

Ma considerato che l’EXPO si terrà nel 2015 e che né ProdiBerlusconi avranno allora un ruolo tale da tagliare il nastro, non li insospettisce entrambi il fatto che Giulio Andreotti, proprio ieri, abbia acquistato un’intero set di forbici?

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