La campagna elettorale inizia a scaldarsi, tra fatti tragici, miseria reale, illusioni creative, ipocrisie autentiche e uscite poco serie. Fa tutto parte del teatrino della politica, ma risalta su tutto il velenoso astio che arrovella Casini, alternativo alla sinistra ma all’attacco solo della destra. Non passa ora che non ne evidenzi i limiti o i difetti, che ci sono e a volte plateali, ma sui quali lui ha sorvolato per anni accomodato sulla vetta di Montecitorio e sui quali avrebbe chiuso entrambi gli occhi, se poco poco Berlusconi si fosse ancora fidato a dargli lo spazio che pretendeva. La riconoscenza in politica non esiste, ma l’erede prediletto del coniglio mannaro Forlani esagera, con la millantata coerenza che, alla disperata, l’ha obbligato a chiedere rifugio politico presso i suoi ipercritici fuoriusciti Baccini & Tabacci . E’ convinto d’essere, nella politica italiana ed europea, quell’indispensabile punto d’appoggio che mancò ad Archimede per sollevare il mondo. E’ indubbiamente un… innovatore e da buon custode del sarcofago democristiano, demonizzando la destra e riesumando l’arco costituzionale, spera di racimolare qualche voto cattolico, anche offrendo tutte le guance di cui dispone agli schiaffi di Famiglia Cristiana
“La destra populista può vincere le elezioni ma difficilmente riesce a governare un grande Paese.[...] La questione è che il PPE non può diventare di estrema destra perché rischia di snaturarsi e di dimezzare i suoi voti in Parlamento. Ho spiegato che il Pdl ha delle caratteristiche tali che non consentano in alcun modo una intesa. L’impianto, le modalità e il percorso della sua costituzione rendono il Pdl un partito di destra e populista. Sarebbe una fuga dalla realtà in un quadro economico e politico difficilissimo. Davanti a un’Italia messa male, la risposta di una destra populista, tra l’altro tentata di reintrodurre i dazi, sarebbe anche una risposta antieuropea”.
Così Casini ha detto ai suoi colleghi del Ppe, nel corso del vertice da poco conclusosi a Bruxelles, spiegando la sua decisione di non sciogliere l’Udc dentro il Pdl e, per darsi importanza, rendendo noto di averne parlato oggi con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Da qui la considerazione finale del piccolo untorello che l’unica alternativa alla sinistra si può “costruire” solo con il… centro.
Chi sa perché era questa una conclusione che già era stata prevista, la soluzione finale: il governo Castroni.


Grillo Parlante
2 years ago
Cioè Casini-Berlusconi oppure Casini-Veltroni!
E se alla fine, invece, ci ritrovassimo con un bel BERLUSCONI-VELTRONI?
Romeo
2 years ago
La cosa grave, comunque, sino ad ora l’ha detta Berlusconi, cioè che Ciarrapico è stato candidato “perché ci serve”. Alla faccia della politica, dei valori dei quali tutti si riempiono la bocca, ma in pratica Berlusconi, che dice di essere sicuro della vittoria, anche lui come Veltroni ha imbarcato cani e porci per la paura di non farcela.
Quanto a Casini, ha semplicemente fatto quello che avrebbe fatto qualunque politico intelligente, cioè ha voluto salvare il suo partito da una ammucchiata che, probabilmente, mostrerà tutti i suoi limiti fra qualche mese.
Per i partiti poi la cosa più importante è la propria sopravvivenza, ed il caso Mastella-UDEUR è quanto mai di esempio.
Ora bisogna riconoscere che Casini ha avuto coraggio ad andare da solo, cosa che è mancata a Fini, che ha capito che AN era in fase discendente e ha pensato bene di diluire i suoi voti con FI, e salvare capra e cavoli.
Pupo
2 years ago
L’unica cosa che mi interessa, di queste elezioni, è che non vinca la sinistra, sia essa quella di Veltroni che quella di Bertinotti, l’importante è che dal 14 Aprile tutti questi papponi che hanno rovinato l’Italia si levino gentilmente dalle balle, così come speriamo che presto che facciano altrettanto i loro compagni alla Regione.
Grillo Parlante
2 years ago
ELEZIONI/ CASINI: Berlusconi? Fini si è sempre piegato, io no 13 marzo
Roma, 13 mar. (Apcom) – Il candidato premier dell’Udc Pier Ferdinando Casini ripercorre, in un’intervista all’Espresso in edicola domani, 14 anni di amore-odio con Silvio Berlusconi. E dice: “Fini si è sempre piegato, io no”. “L’unica cosa che non accetta nella vita – dice Casini parlando del Cavaliere – è uno che lo contraddica: io lo contraddicevo, non mi poteva amare”.
Il leader di An, invece, racconta l’esponente centrista “lo contraddice nelle riunioni, poi uscito da palazzo Grazioli, negli atti politici, finisce sempre per dargli ragione”.
“Se parliamo di sentimenti – aggiunge Casini – quello che pensa Fini di Berlusconi è quello che penso io, quello che pensa Berlusconi di Fini è quello che pensa di me. Ma, arrivati al dunque, Fini si è sempre piegato, io no. Il caso Ciarrapico è emblematico”.
Davvero non si è mai piegato? “Poche volte. Ai giovani che incontro – afferma il leader Udc – dico: ragazzi, in politica i compromessi esistono. Ne avrei fatto uno anch’io anche in queste elezioni, per non dividere i moderati italiani.
Se Berlusconi non avesse fatto questo atto di prepotenza nei nostri confronti, probabilmente avrei fatto la campagna elettorale con lui.