Tutte le tattiche di guerriglia e controguerriglia applicate alla politica: questo è lo stato delle cose nella situazione italiana. 
Il centro – sinistra sconfitto non accetta il responso popolare, nella presunzione d’essere custode di una verità incontestabile e superiore, vittima di un’ingiustizia architettata da una figura vista come malefica e quindi demonizzata, irrisa e sbeffeggiata.
Complici tutti quelli che gli stanno d’attorno, considerati i suoi accoliti, incapaci, corrotti e leccaculo. Qualunque cosa essi dicano o facciano dev’essere minata e demolita. Tutto viene messo in campo e torna utile per creare danno al “nemico”, con un costante, continuo, ubiquitario stillicidio di azioni di disturbo e bombardamento, sfruttando la capillarità delle presenze di parte in ogni recesso della società civile ed incivile, cogliendo al volo ogni rimbalzo o tentennamento di chi ha l’obbligo e la disgrazia di governare. Vengono schierati a battaglia anche gli “utili idioti” di cui c’è sempre abbondanza e si lucidano le lise cinghie di trasmissione sindacali, invecchiate e cigolanti ma ancora temibili.
Ovviamente dall’altra parte non si sta con le mani in mano e la controguerriglia imperversa agendo a volte grossolanamente e senza la necessaria accuratezza, in effetti difficile da attuare con le operazioni a tappeto e sotto assedio. Si commettono anche errori ed ingiustizie e ciò contribuisce ad esasperare il conflitto e a dar fiato ai guastatori che per mestiere hanno tutto da guadagnare quando tutto va male e ancor di più quando va peggio.
Non si bada alla coerenza o ai possibili danni collaterali che ricadono su tutti: si deve fare terra bruciata, per issare poi la bandiera vittoriosa sulle macerie.
Per assurdo in questa logica e solo con questa logica si spiega l’assoluta ostilità del “partito riformista” -nato per questa finalità e con questo core programmatico- a qualunque riforma proposta o tentata dal “partito conservatore” e dai suoi rappresentanti al governo.
Ogni manuale di guerriglia insegna che, essendo il nemico regolare troppo forte ed organizzato, non lo si può affrontare in campo aperto per cui è necessario logorarlo ai fianchi, concentrando gli attacchi su singoli punti.
Nel mirino del fuoco concentrico sono finiti, oltre al solito veterano Berlusconi, il ministro della Pubblica Istruzione Gelmini, che ha toccato, anche se superficialmente, il termitaio della scuola, spaventando le regine e provocando l’agitazione delle operaie, e il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Brunetta, che ha svegliato il cane che dormiva accucciato negli uffici pubblici. Quest’ultimo è finito sotto la lente d’ingrandimento o meglio il microscopio (per la verità necessari, date le dimensioni del soggetto da sezionare) de l’Espresso che, esaminandolo dentro e fuori con estrema cura ha colto un duplice obiettivo, facendo il suo mestiere-utile (informatore della pubblica opinione) e seguendo la sua vocazione-dilettevole (collaboratore d’una linea politica). Il “piccolo-grande” ministro ha risposto per le rime e il settimanale
ha incassato, con stile, ma con molto mal di stomaco.
A chiarire la situazione oggi ha contribuito Angelo Panebianco, editorialista equilibrato del Corriere della Sera, che ha lucidamente messo a nudo alcune contraddizioni della politica del PD che alla lunga intaccheranno le sue fondamenta, oltre che il vertice. E’ troppo ben scritto e articolato per riassumerlo senza rovinarlo, per cui “il Cantaro”, magnanimamente, concede la… digressione.
Se si ha tempo e voglia si può anche leggere ciò che su l’Occidentale ha scritto il prof. Giorgio Israel sulla scuola italiana.
Ciò che temiamo è invece che il governo, che vorremmo cento volte migliore, sotto attacco e di per sé non votato al martirio, non preoceda sulla strada timidamente presa e tiri dritto, facendo invece la solita marcia indietro. E’ stato coperto di voti perchè mettesse ordine, tagliando e potando, non per lisciare il pelo, dialogando in salotto all’ora del té e senza rivoltare il calzino.
La situazione economica e sociale è ormai da periodo bellico e andrà sempre peggiorando. Ci attendono “lacrime e sangue” ed ognuno di noi dovrà decidere con chi stare. Sarà una piccola guerra civile, con le caste dei privilegiati, dei fancazzisti e dei parassiti assetate di linfa e non disposte ai sacrifici comuni ma anzi decise a distruggere tutto pur di mantenere il predominio. L’elenco è lungo, e inizia proprio con i politici e i portaborse. Per ora abbiamo visto le prime avvisaglie, coi piloti decisi ad uccidere la vacca volante che hanno munto per anni e maltrattando i passeggeri, considerati nemici e non clienti e loro sostentatori. Ma i “donatori di sangue” debbono rendersi conto dello stato delle cose, per poter sopravvivere e perché solo loro, combattendo con fantasia e rimanendo uniti, potranno rivitalizzare l’esangue e anemica Italia.


Sator
3 years ago
Lo so che scopriamo l’acqua calda, ma è bene rinfrescare la memoria ogni tanto ed aiutare i ragazzi ad aprire gli occhi per vedere la realtà, senza lasciarsi prendere per i fondelli dai marpioni “senatori accademici” o dagli “ermellini” paludati.
QUI CUSTODET CUSTODES?
Scespir
3 years ago
Il Molise, una regione piccola come la provincia di Sassari, mostra d’essere all’avanguardia nella tutela dei trombati, o meglio degli eliminati. Infatti con l’ultima legge finanziaria, il Consiglio regionale guidato da due legislature da Michele Iorio di FI ha stabilito che gli ex-consiglieri regionali o gli ex-assessori (purchè in carica 5 anni e laureati in qualunque disciplina) possono ricoprire le più alte cariche dirigenziali della regione come direttore generale, segretario generale del Consiglio, ecc. con gli stipendi relativi. Normalmente a tali posti si accede solo dopo una carriera dirigenziale di decenni nell’amministrazione regionale, mentre adesso basta essere non ricandidati o trombati per assicurarsi un futuro.
Qualcuno si scandalizzava per l’incarico dirigenziale a G.P. Nuvoli al Ministero di Grazia e (?) Giustizia, assegnatogli da Mastella per il suo salto nell’UDEUR…
Era solo un apripista!