OLTRE LO SPECCHIO

Pubblicato il 14 dicembre, 2008 alle 6:36 pm da


La Stampa ha commissionato un sondaggio sulle intenzioni di voto per eventuali elezioni in Piemonte e mostra grande stupore per i risultati, non quelli per i partiti e gli schieramenti, che rientrano nella normale oscillazione del consenso, ma per la disaffezione degli elettori in generale.

“Non è questione di destra o di sinistra nè è legata a contingenti misure del governo o alla crisi sulla questione morale che ha investito il Pd. È un rifiuto totale della politica, una disaffezione che c’entra piuttosto con la crisi economica e davanti alla quale la politica sembra impotente. […] ben 22 persone su 100, se si votasse domani, rifiuterebbe la scheda. Al quale va aggiunto un altro 20% di indecisi se andare a votare o no e, nel caso, per quale partito votare. Insomma, un «mercato elettorale» come lo chiamano i politologi, che supera il 40% degli aventi diritto. L’astensionismo questa volta non ha «colore». L’elettore non punisce i partiti al governo nè scappa dalla barca dell’opposizione che affonda. Non premia (o perlomeno non premia come in altre occasioni) partiti di protesta, nè si rifugia nei leader carismatici che pure la regione ha ….”

Perché meravigliarsi? La politica è diventata quello che in astronomia si chiama “buco nero”, capace d’attrarre ed inghiottire qualunque cosa le si avvicini, fatti o persone. I problemi della gente comune cambiano aspetto, se visti dalla casta che rappresenta la politica, che vive in un’altra dimensione, tutelata ed avulsa dalla realtà difficile (oggi più che mai) del vivere quotidiano. Anche chi è coinvolto nelle strutture di vertice di qualsiasi partito (e ci sono ressa e spintoni all’entrata) viene immediatamente risucchiato nel “buco nero” e liofilizzato.

Non c’è differenza tra schieramenti ed ogni proposito annunciato è visto sempre più diffusamente come rivolto alla difesa d’una parte, corporazione, partito, clan o addirittura persona. La sensazione d’ininfluenza sulle decisioni che saranno poi prese in nome del “popolo sovrano” contagia progressivamente più persone, aiutata dall’impunità degli eletti, non più penalizzati dal responso elettorale ma solo dal giudizio di congruità e obbedienza al leader che sceglie, candida e praticamente “elegge”.
In queste condizioni, di democrazia formale e di oligarchia sostanziale, bisognerebbe stupirsi di quanta gente vada ancora a votare e di quanti continuino a credano ai politici, senza mettersi a sghignazzare appena aprono bocca.

Ma finchè i politici avranno l’accortezza di non tirare la corda sino a romperla e spingere alla rivoluzione potranno continuare… Ci sarà comunque un discreto numero di tifosi pronti a seguire la squadra del cuore, per quanto siano scarsi i risultati o notoriamente venduti i giocatori. Sempre ben retribuiti, ovviamente.

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