Onde corte

Pubblicato il 27 novembre, 2008 alle 9:29 pm da


La pressione delle “lobby” in parlamento ha sempre influenzato le decisioni dei partiti e ancor di più dei singoli parlamentari, a maggior ragione quando direttamente e personalmente interessati. Giudici ed avvocati dimenticano l’appartenenza politica quando si discute di organizzazione giudiziaria, i medici di sanità, gli imprenditori di sostegno alle imprese. Gli insegnanti vedono con un occhio diverso i problemi della pubblica istruzione e dell’Università, com’è umano che sia, cercando di mettere insieme capra e cavoli.

Il decreto del governo che tenta di modificare gli usi e costumi degli atenei è approdato in commissione al Senato, dove è stato modificato, adattato e licenziato. Il ministro proponente, la tanto vituperata Crudelia Gelmini, dichiara d’essere soddisfatto del compromesso raggiunto, con la maggiore attenzione posta agli equilibri di bilancio degli atenei e l’obbligo per i rettori di render conto dell’attività di ricerca svolta e della didattica fornita agli studenti:

“Da vent’anni si parlava di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’università in base a parametri che ne valutassero la qualità. Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta.”

I fondi del ministero saranno assegnati a seconda dei risultati raggiunti (ma ancora non è chiaro chi controllerà) anche per i fondi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) che finanziano i progetti che presentino carattere applicativo con possibile utilizzo pratico dei risultati. Sarà creata l’anagrafe dei professori, che terrà aggiornato l’elenco pubblico delle attività di ricerca scientifica di tutti i docenti che, se inadempienti, saranno esclusi dagli scatti biennali e dalle commissioni concorsuali per il reclutamento dei docenti.

Forse tutto questo non sarà sufficiente per rimettere in moto il pachiderma sfiatato dell’Università italiana, ma nelle condizioni e con i condizionamenti attuali occorre accontentarsi, mentre continua il dramma umano dei precari, finiti negli ingranaggi perversi di un sistema ormai insostenibile.

Ragguardevole, come previsto, il contributo d’idee e proposte (”autoriforma” l’hanno battezzata) messo in campo dall’Onda studentesca, andata a morire silenziosamente sulla battigia dei primi freddi invernali.

Forse i cervelli goliardici stanno organizzando la prossima manifestazione di protesta per la mancata accensione del riscaldamento, non accontentandosi più neanche loro del “riscaldamento globale”.

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