La pressione delle “lobby” in parlamento ha sempre influenzato le decisioni dei partiti e ancor di più dei singoli parlamentari, a maggior ragione quando direttamente e personalmente interessati. Giudici ed avvocati dimenticano l’appartenenza politica quando si discute di organizzazione giudiziaria, i medici di sanità, gli imprenditori di sostegno alle imprese. Gli insegnanti vedono con un occhio diverso i problemi della pubblica istruzione e dell’Università, com’è umano che sia, cercando di mettere insieme capra e cavoli.
Il decreto del governo che tenta di modificare gli usi e costumi degli atenei è approdato in commissione al Senato, dove è stato modificato, adattato e licenziato. Il ministro proponente, la tanto vituperata Crudelia Gelmini, dichiara d’essere soddisfatto del compromesso raggiunto, con la maggiore attenzione posta agli equilibri di bilancio degli atenei e l’obbligo per i rettori di render conto dell’attività di ricerca svolta e della didattica fornita agli studenti:
“Da vent’anni si parlava di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’università in base a parametri che ne valutassero la qualità. Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta.”
I fondi del ministero saranno assegnati a seconda dei risultati raggiunti (ma ancora non è chiaro chi controllerà) anche per i fondi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) che finanziano i progetti che presentino carattere applicativo con possibile utilizzo pratico dei risultati. Sarà creata l’anagrafe dei professori, che terrà aggiornato l’elenco pubblico delle attività di ricerca scientifica di tutti i docenti che, se inadempienti, saranno esclusi dagli scatti biennali e dalle commissioni concorsuali per il reclutamento dei docenti.
Forse tutto questo non sarà sufficiente per rimettere in moto il pachiderma sfiatato dell’Università italiana, ma nelle condizioni e con i condizionamenti attuali occorre accontentarsi, mentre continua il dramma umano dei precari, finiti negli ingranaggi perversi di un sistema ormai insostenibile.
Ragguardevole, come previsto, il contributo d’idee e proposte (”autoriforma” l’hanno battezzata) messo in campo dall’Onda studentesca, andata a morire silenziosamente sulla battigia dei primi freddi invernali.
Forse i cervelli goliardici stanno organizzando la prossima manifestazione di protesta per la mancata accensione del riscaldamento, non accontentandosi più neanche loro del “riscaldamento globale”.


Watson
3 years ago
L’opposizione “costruttiva”, pur ottenendo le modifiche richieste, voterà contro
Si può fare….
Nel frattempo un gruppo di studenti , la solita infima minoranza rumorosa, arrogante e prevaricatrice, ha invaso l’aula magna della Sapienza a Roma dove il rettore Luigi Frati aveva appena aperto l’anno accademico, interrompendo la cerimonia. Anche la manifestazione degli
studenti delle scuole superiori è stato un flop, con pochissimi studenti che si sono arresi all’evidenza e hanno rinunciato a raggiungere la sede del ministero.
Forse il nervosismo è dovuto alle previsioni di sconfitta della linea “barricadera” nelle elezioni universitarie, dove pare che la sinistra dovrà portare a casa l’ennesima sconfitta.
Per consolarsi, afferma Repubblica: “un centinaio di studenti ha protestato sotto palazzo Grazioli, la residenza romana del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Gli studenti, al grido ‘vergogna’ e ‘buffone’, hanno voluto denunciare, è stato spiegato, in merito alla vicenda dello studente morto a Rivoli “la gravità delle parole di Berlusconi, che ha voluto ridurre vergognosamente a fatalità quello che è stato invece la conseguenza tragica di anni di tagli alla spesa sociale nel paese”.
Poche idee ma confuse: i tagli di Berlusconi-Gelmini hanno da venire ma loro protestano per i tagli pregressi, di anni…