Andrea Prato, assessore regionale all’Agricoltura, giovane, prestato alla politica e fresco di nomina, avrebbe necessità di un “tutor” democristiano vecchia maniera, se vuole vivere e sopravvivere. Già ha ricevuto un avvertimento per l’eccesso d’attivismo, ma ora esagera.
Dopo sessant’anni di sussidi e assistenza, come fa un assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna, e magari anche credendoci, a fare dichiarazioni come questa:
«I mille ettari di Surigheddu, recuperati alla produzione e all’utilizzo diversificato su segmenti diversi, devono essere visti anche come una opportunità occupazionale per i cassintegrati. Non si tratta di una provocazione, è il convincimento che lo sfruttamento corretto di quei mille ettari potrà consentire ricadute occupazionali e benefici economici in tutto il territorio. Siamo in grado di preparare quei lavoratori che vorranno avvicinarsi a questa progettualità, abbiamo i mezzi ma soprattutto le conoscenze e capacità tecniche e professionali dei nostri enti strumentali»?
Nessuno gli ha spiegato che, essendo la Regione una mucca da latte, lui è lì per dispensare mungitrici, possibilmente automatiche, col prendicapezzolo che s’aggrappa da solo?
O è così retrogrado da non sapere che l’unico sudore che si è disposti a versare è quello del body building in palestra?
Se anche i cassintegrati dovessero lavorare nei campi, dove s’andrebbe a finire?


Pubblicato il 22 maggio, 2009 alle 7:31 pm da Piombino