Ospitiamo volentieri un intervento di Franco Murru.
Tra due mesi si terrà il congresso di fondazione del PDL, il nuovo contenitore dove dovrebbero miscelarsi fino a fondersi Forza Italia ed Alleanza Nazionale (oltre ad altre minori formazioni), espressione del polo destrorso del bipolarismo, così alla moda perché così comodo per le forze maggiori, sia di centro-destra che di centro-sinistra.
In passato le fusioni e le unioni di partiti diversi, seppur vicini come elettorato, non hanno prodotto grandi risultati e anche il recente accoppiamento tra DS e DL che ha fatto nascere il Partito Democratico ha confermato la regola, con il frutto del concepimento rachitico e piagnucoloso.
In vista di tale congresso fondatore si prepara una bozza di statuto e, da quello che trapela, i dubbi su quanto si prefigura giustificano la molta titubanza che tormenta quelli che un tempo si chiamavano “militanti”, abituati al servizio permanente, con tanto di struttura gerarchica e luoghi di raduno. Questi veterani della politica spicciola territoriale, con appuntati sul petto i nastrini delle campagne combattute in passato, tuttora costituiscono l’ossatura di AN e vedono con diffidenza il “partito leggero” che si va prefigurando, temendo che possa essere troppo leggero ed evaporare al primo soffio di vento.
Gianni Baget Bozzo, teologo-politologo, così su Panorama tratteggia la situazione:
“Forza Italia esprime una forza politica nata dal rapporto diretto tra il leader e gli elettori… […] E’ un partito della società postmoderna, in cui non esistono affiliazioni permanenti né fedeltà strutturate. […] La storia di Forza Italia […] mostra che il rapporto personale tra leader e popolo può essere un fatto durevole… […] Berlusconi ha prodotto sia Forza Italia che il Popolo della Libertà con un’iniziativa individuale, e appunto per questo popolare. Ciò indica l’essenza del partito postmoderno […] presente … nel carattere personale della leadership…[…] Alleanza Nazionale […] anch’essa si è adeguata al modello personale, divenendo il partito di Gianfranco Fini, con una fiducia nel leader andata ben oltre i rapporti statutari. Divenendo anch’essa un partito personale…[…] Il Pdl rimane un partito del leader e del popolo […] Il partito ideologico è finito e il partito postmoderno è il partito del leader, esprime nella sua figura le diversità che compongono un popolo. Per questo il nome del Pdl non è un nome di partito, ma il nome del suo riferimento massimo: il corpo elettorale, il popolo che vota. Combinare due storie così diverse in una sola forma politica non è facile, ma è una sfida diversa e ben più attuale della sintesi ideologica di vecchi partiti fatta nel Pd e che ora si avvia verso la sua crisi.”
In tale logica è ovvio che, al presente, l’unico leader assoluto sarà Berlusconi, eletto senza possibilità di alternative (non è previsto il voto segreto) che governerà il nuovo partito come ha sempre fatto in FI (e come Fini ha fatto in AN), con il potere di nomina e revoca di coordinatori e segretari regionali e locali (varie centinaia di persone investite per cooptazione). Un contentino formale sarà il comitato di presidenza in forma di triumvirato che affiancherà, sottomesso, il capo.
Pur considerando ipoteticamente buona questa visione “teologica” dell’operazione, restano dei punti d’incoerenza che minano la stabilità della costruzione.
Per prima cosa è intanto da dimostrare l’oggettiva superiorità di un partito destrutturato rispetto ad uno stabilmente ed organicamente presente sul territorio, camera di compensazione e cinghia di trasmissione delle esigenze della periferia. Lo smantellamento dei presìdi mira ad un risparmio di risorse o al controllo del dissenso e ad impedire il crescere di individualità fuori dal coro?
Il personale politico di necessità verrà reclutato sulla base di un vassallaggio personale, sempre più privo di qualità politiche testate e collaudate e quindi progressivamente ancor più “dilettantesco” rispetto a quanto già non lo sia oggi. Per l’elaborazione programmatica e propositiva, ci si affiderà ai centri-studi o ai sondaggisti o all’intuizione non sempre felice del solo ed unico capo?
In secondo luogo se il destino, nel bene e nel male, del nuovo partito dovesse identificarsi con le sorti del leader e col suo personale carisma, cosa avverrà quando il leader, per una qualsiasi ragione, non potesse assolvere al compito? In un progetto di “partito del leader”, strettamente legato alla sua persona, niente leader, niente partito? O a quel punto dovremo procurarci una lanterna e, come Diogene, andare alla ricerca “dell’uomo” dotato di carisma? Tanto per chiarire e mettere le mani avanti, questo mio ragionamento è volto ad evidenziare la debolezza intrinseca del progetto tagliato su misura e così concepito e non certo per perorare una sistemazione “a futura memoria” per il capo attualmente ibernato di AN.
Baget Bozzo certamente sarà a conoscenza che persino il Cristo, che, senza nulla togliere a Berlusconi, aveva qualche potenzialità in più, ha progettato una struttura organizzativa stabile e individuato un successore per guidarla. Il marchingegno ha funzionato con discreti risultati per 2000 anni.
Io mi accontenterei di molto meno.


u.f.
3 years ago
Quanto evidenziato da F:Murru è condiviso da molti elettori di centrodestra e anche da quadri intermedi. Anche se con motivazioni in parte personali -la “guerra” della figlia contro Berlusconi- anche Paolo Guzzanti ha alla fine preso posizione e, con una lettera aperta, abbandonato il PDL.
Scrive tra l’altro: “Il secondo motivo sta nella condizione pre-agonica della democrazia parlamentare italiana alla quale spesso tu alludi con insofferenza parlando di “lacci e lacciuoli” per sottolineare l’impaccio che provi di fronte alle regole e alle procedure che dovrebbero garantire autonomia e autorità del Parlamento nel suo rapporto con l’esecutivo. Il Parlamento è oggi ridotto al rango di cane da slitta del governo, costretto a correre sotto i colpi di frusta dei voti di fiducia (undici, mentre 44 delle leggi approvate su un totale di 45 portano la firma del governo) con cui approvare decreti legge che meriterebbero invece ampia, autonoma e approfondita discussione e correzione NORA SI da parte dei rappresentanti del popolo.
Una larga parte del Paese, di destra, centro e di sinistra, inoltre, non è più rappresentata e si sente estranea ed estromessa: io stesso ho inizialmente plaudito alla “semplificazione” che avrebbe dovuto condurre ad una democrazia non più paralizzata dai veti incrociati dei partiti più piccoli (…) il Parlamento prende ordini dal governo anziché esserne il controllore,essendone semmai il controllato, ciò che rende la democrazia parlamentare un cadavere o meglio uno zombie. In questa situazione il fatto che una larga parte degli italiani non sia rappresentata, suona come uno schiaffo e una inutile esclusione.
Infine la totale assenza, malgrado operazioni di facciata come i ridicoli gazebo, di una sia pur larvata forma di democrazia interna in Forza Italia: sono io che ho coniato il bonario detto, che tu più volte hai citato, secondo cui Forza Italia era un partito monarchico ed anarchico, con un monarca al vertice ma temperato dall’anarchia di una comunità di teste bizzarre che avrebbero dovuto garantire pluralismo di opinioni e creatività. Purtroppo non è così: il partito è diventato sempre più un organismo autoritario e piramidale, incapace persino di celebrare un vero Congresso in cui poter ascoltare e votare voci sia discordi che concordi. Nulla. Ho assistito per anni con imbarazzo, condiviso anche da tantissimi colleghi, a delle kermesse che potevano essere indifferentemente manifestazioni di Forza Italia o celebrazioni per il compleanno di Kim Il Sung.
(…) avrei dovuto battermi dall’interno, ma sappiamo benissimo – sia io che te – che non esiste alcuna possibilità di democrazia interna nel partito di un monarca assoluto assediato da una corte osannante che tu poi porti in Parlamento o al governo con criteri che provocano in qualche caso imbarazzo e rossore. Certo, anch’io sono, come tutti, un nominato e non un eletto: ma ho la presunzione di far parte dell’universo di coloro che, se ci fossero state delle primarie, sarebbero stati scelti dal popolo e dunque intendo lavorare anche per verificare se ciò sia vero. Voglio battermi affinché la democrazia sia controllata dai cittadini ed è per questo sto per presentare un progetto di legge che renda obbligatorie le primarie insieme alle procedure che devono garantire la democrazia interna e la pluralità delle opinioni.”
FINORA SI E’ SOPPORTATO PER NON CADERE DALLA PADELLA NELLA BRACE, MA NON DURERA’ IN ETERNO….
Agostino S.
3 years ago
Anche (o sopratutto) a sinistra si hanno le stesse inquietudini e gli stessi dubbi. La rivista MICROMEGA (del gruppo De Benedetti-L’Espresso-la Repubblica) ha aperto un forum per i lettori per raccogliere proprio il malumore che serpeggia nella base del PD, chiedendo: ESISTE UN ALTRO PD?
Bisognerebbe avere la pazienza ed il tempo per leggere le risposte e meravigliarsi di quanto gli estremi si tocchino.
Un lettore scrive per esempio:
“Ma quale PD volete che vi si racconti? Prendete la Sardegna, dove il PD è in realtà l’alleanza nuda e cruda tra ex DS (o quello che ne è rimasto) ed ex DL – Margherita. Ora si va ad elezioni anticipate – con Soru, molto più apprezzato fuori che in casa (e ci si dovrebbe cominciare a chiedere il perché – l’uomo è decisamente particolare – poco avvezzo alle regole dell’amministrazione – io direi leggeremente unfit al governo di un ente come la Regione).
Il popolo di sinistra è allo sconforto più totale, essendo in mano a un manipolo di persone che tutto hanno a cuore fuorché il disinteresse, il rispetto e la valorizzazione della cultura del merito, la riorganizzazione della macchina amministrativa e tutto ciò di cui ipocritamente blaterano.
Questo è l’effetto della rinuncia, in Italia, alla ricostruzione di un grande, vero partito di sinistra, che definirei in senso lato “socialista”, strenuo difensore della gistizia sociale, della legalità e del buon governo. Chi avrebbe dovuto fare questa operazione, intorno ai primi anni 90, non la fece e ora paghiamo pegno. La sinistra non ha un leader vero e riconosciuto (lasciamo stare quelle primarie, per favore) non ha LEADERSHIP e ha un quadro dirigente medio molto modesto.
Questo è; e state sicuri, il partito non se lo lasceranno “contendere”.”