Non è purtroppo molto lo spazio che di questi tempi viene dato, almeno dalle nostre parti, a chi non è schierato con il pensiero unico dell’ex governatore Soru o con quello avvolgente del presidente Berlusconi, per i quali ogni giorno si assiste ad interventi giornalistici o televisivi che, con motivazioni opposte, tendono a santificarli, portando la politica a praticare quel culto della personalità che mai si era visto neanche ai tempi della tanto vituperata Democrazia Cristiana. Purtroppo l’esempio è contagioso, se anche il periodico edito dal Comune di Ozieri, Informacittà, nell’ultimo numero riporta nella prima pagina un articolo nel quale la sviolinata istituzionale nei confronti del sindaco Ladu va oltre ogni limite di quella che dovrebbe essere la comune decenza politica, almeno locale, e che appanna ancora di più l’immagine di una amministrazione che si era presentata per risolvere gli annosi problemi della nostra città, e invece sembra occupata esclusivamente in progressioni verticali, in attesa di passare a quelle orizzontali. Tutta una questione geometrica, naturalmente, che fa il paio con i castelli di promesse dell’osannato ex presidente della Regione che, arrivato a Cagliari nel 2004 con le migliori intenzioni, non ultima quella di fare della Sardegna (come al solito) un paradiso in terra, ha finito per dividere la nostra isola esattamente in due: da una parte i buoni, cioè i suoi, dall’altra i cattivi, cioè gli altri.
Lo stesso giochetto che, a livello nazionale, fanno Berlusconi e Veltroni, perché una cosa gli attuali politici, siano essi nazionali o locali, vogliono farci credere, e cioè che non ci siano più le vie di mezzo.
Ma per tornare dalle nostre parti, senza la pretesa di volare così alto da raggiungere le vette politiche soriane, vorremmo solamente fare alcune amare considerazioni su quello che “l’amministrazione regionale dell’avvenire” ha lasciato, e non solo ad Ozieri.
“I sardi si ricorderanno di me fra 500 anni”, diceva Soru nel 2004. Non sappiamo se così sarà ma di sicuro gli ozieresi, o almeno quelli che avevano a cuore quel poco di importante che qui rimaneva e che la politica capitalista ed ultraliberista di Soru ha spazzato via, se lo ricorderanno almeno per i prossimi cinque lustri. Ma, senza entrare nel merito di osannate iniziative come la cosiddetta legge “salvacoste”, che doveva “salvare” le coste sarde (soprattutto dai sardi), ma che ha finito per togliere ai comuni rivieraschi l’autonomia edilizia per passarla, obtorto collo, interamente alla Regione o meglio, nelle mani dell’ex presidente Soru, che si era di fatto attribuito un potere discrezionale pressoché illimitato, cioè come qualcuno dice “governando alla sarda” da padre-padrone.
O le varie “tasse sul lusso” (che hanno di fatto allontanato migliaia di turisti) danneggiando l’immagine dell’isola con una legge demagogica che ha costretto persino la Corte Costituzionale ad intervenire con una pesante censura. E’ questo, come si può ben capire, l’antico vizietto di chi, sentendosi padrone della cosa pubblica, cerca in tutti i modi di mettere le mani in pasta nelle gestioni fino anche a caderci dentro, come nel caso Saatchi: l’appalto per la pubblicità istituzionale della regione, ben 65 milioni di euro, una cifra superiore, da sola, a quanto spendono assieme, per le stesse finalità, le tre regioni più ricche del nord Italia, del quale oramai si sa che si conoscevano in anticipo i vincitori.
Naturalmente tutto questo non basta, agli adoratori del Messia sanlurese, a farne vacillare la fede nelle sue proprietà taumaturgiche, ma sicuramente è più che sufficiente a chi guarda verso questo personaggio con occhi appena più disincantati. Da qualche giorno è infatti possibile leggere, nei manifesti elettorali dello stesso Soru, la descrizione di una Sardegna da libro dei sogni: treni superveloci che attraversano l’isola da nord a sud in 100 minuti, mulattiere come per incanto diventate autostrade, disoccupazione sparita, giovani felici ed acclamanti, tanto da far seriamente dubitare che si parli della Sardegna.
Con questi risultati è chiaro che Soru ha rilanciato l’ultima mano, la più pericolosa per lui, quella delle elezioni anticipate. Se vincerà potrà fregiarsi del titolo di leader della sinistra nazionale, risorto dalle macerie (in tutti i sensi) sarde, se perderà finirà inesorabilmente nell’oblio politico nel quale gli avversari, ma soprattutto gli alleati, vorrebbero vederlo.


ozierese
1 year ago
una perfetta ricostruzione delle malefatte di questa sciagura umana; ma d’altronde cosa ci si poteva aspettare da uno che disse che i sardi erano dei nani.