La sconfitta elettorale della sua armata ha precipitato Soru nella marginalità politica sia in Sardegna, dove ormai la sua autorità non riesce ad imporsi sullo stato confusionale del partito allo sbando, sia in campo nazionale, dove il nuovo Segretario lavato con Perlana non subisce il fascino del suo carisma e, per evitare crolli contagiosi, lo ha tenuto alla larga dalla cupola.
Potrebbe anche darsi che l’oscuramento sia solo temporaneo, dovuto allo shock, ma la malizia vorrebbe che l’immobilità soriana sia frutto d’una strategia, per mettere alla prova i vassalli ribelli e farne risaltare l’inettitudine al comando, almeno in Sardegna.
Dovendo riporre i messianici sogni di gloria anche a livello nazionale, Soru, estimatore dei piatti freddi come la vendetta, ha deciso di rivedere la strategia e contemporaneamente risparmiare qualche euro. A farne le spese l’organo del PD, che non diffonde musica ma notizie e commenti, quell’Unità, fondata da Gramsci, diretta da Concita e che Soru vorrebbe affondare.
“Un piano che prevede un taglio degli stipendi del 40%, una raffica di prepensionamenti, la chiusura di tutte le redazioni locali, la riduzione del numero delle pagine e il taglio delle spese di diffusione. […] Quello che i giornalisti temevano, dopo l’esito negativo delle elezioni sarde, si sta verificando: il disimpegno di Renato Soru, che potrebbe non avere più alcun interesse a tenere in vita un giornale che, come tutti gli altri, deve fare i conti con la crisi economica e il drastico calo della pubblicità. […] A Largo del Nazareno, già alle prese con una difficile tenuta politica dopo le dimissioni di Walter Veltroni, dicono che non si aspettavano una mossa del genere da parte dell’editore sardo.” come dice La Stampa.
Il Comitato di redazione ha adottato la solita cura del comunicato, per dare spazio al quale ha sacrificato Travaglio:
“La redazione de l’Unita, riunita in assemblea, esprime il suo forte allarme dinnanzi al drastico piano di ristrutturazione presentato ieri dall’azienda […] che compromette il giornale e le sue prospettive di sviluppo, l’occupazione, i livelli salariali e la professionalita dei giornalisti, colpendo in modo particolare il precariato. […] Chiediamo alla proprietà e all’azienda di ritirare le proposte avanzate […] per evitare traumatiche lacerazioni e consentire al giornale di continuare ad esistere, di crescere e di svilupparsi.”
E poi, data la gravità del caso e la prognosi riservata, ha ipotizzato cinque giorni di sciopero, buoni per ogni male, come il salasso e il clistere prescritti sempre e comunque dai cerusici d’un tempo.
Dopo questo piatto freddo, siamo alla frutta: figu morisca.


Watson
2 years ago
Lo sciopero all’Unità si concretizza, perchè o si taglia drasticamente o “… la chiusura del giornale a seguito del fallimento della società editrice dato che il principale socio, vale a dire Renato Soru, ex presidente della regione Sardegna, non vuole procedere ad una ricapitalizzazione pari a 6 milioni di euro.” come scrive il Corriere della Sera.
Il comportamento tipicamente capitalista dell’ex astro nascente della sinistra “we can” noi lo comprendiamo benissimo, non comprendiamo invece i compagni che ancora credono ai loro pseudo-profeti con miliardi, yacht, case a New York, casali con piscina in Umbria, etc.
Watson
2 years ago
L’Unità, fondata da Gramsci, affondata da Soru.
Anche G.P. Pansa sul Riformista accusa Veltroni, Soru e Repubblica delle difficoltà del quotidiano.
“Oggi Veltroni non conta nulla. Dunque possiamo al secondo indiziato: Soru, il padrone dell’Unità. La vecchia proprietà era stata felice di venderla all’Uomo di Tiscali perché, diceva lui, «aveva Gramsci nel cuore». Il fondatore del Pci si sarà rivoltato nella tomba. Infatti Soru ha applicato al quotidiano diretto da Concita la stessa regola che Enrico Mattei, il grande capo dell’Eni, applicava ai partiti. Mattei ringhiava: «Per me i partiti politici sono come i taxi: servono per una corsa, li paghi e scendi». La stessa cosa ha fatto Soru con il giornale ex-Pci. In vista del voto regionale in Sardegna, e nella convinzione di vincere, si è comprato la testata per accreditarsi presso Veltroni. Un accredito costato molto caro, soprattutto per quel che sarebbe avvenuto pochi mesi dopo. Mesi orribili, di tragedia politica e finanziaria. Segnata da tre eventi che non erano stati messi in conto. La sconfitta elettorale di mr. Tiscali. La fuga di Veltroni dal mattatoio del Pd. Infine l’obbligo di ripianare il passivo dell’Unità con un altro assegno milionario. Obbligo che, fino a oggi, Soru si è ben guardato dall’onorare. Che cosa dice il nostro romanzo giallo? Dice che, se l’Unità dovesse morire, di certo l’assassino non potrebbe che essere lui.”
Sator
2 years ago
Prima che esplodesse il crollo in Borsa di Tiscali anche Soru tentava un salvataggio (vedi ALTRA VOCE)
con la collaborazione di CGIL e UNIPOL, prudentissime anche loro a entrare nel… capitale. Evidentemente anche per Marx sono tempi duri.