Bond, James Bond…

Pubblicato il 3 luglio, 2009 alle 8:50 pm da


Bond, James Bond…

Una notizia di cronaca relegata a pagina 19 di Repubblica del 5 giugno ’09 riferiva:

“Due cinquantenni giapponesi viaggiavano con titoli per un valore di circa 96 miliardi di euro occultati nel fondo di una valigia. Funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso hanno compiuto il sequestro alla stazione ferroviaria internazionale, al confine tra Svizzera e Italia. I valori erano posseduti da due viaggiatori, scesi alla stazione ferroviaria di Chiasso da un treno proveniente dall’ Italia, che al momento del controllo doganale hanno sostenuto di non avere nulla da dichiarare. Oltre ai titoli, i due giapponesi trasportavano una cospicua documentazione bancaria in originale. Complessivamente si tratta di duecentoquarantanove bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 milioni di dollari ciascuno, più 10 bond Kennedy da 1 miliardo di dollari ciascuno, per un totale di ben 134 miliardi di dollari, pari a oltre 96 miliardi di euro”.

La notizia, troppo simile ad una delle tante “favole metropolitane” è ripresa l’indomani dal Giornale, che si dilunga un po’ di più:

“[…] insieme alle valigie i due militari spalancano lo scenario di un giallo internazionale. Traffico di titoli, falso, truffa, chissà di cosa diamine stiamo parlando. L’unica certezza è che il colpo era colossale. […] La notizia […] è così enorme – nelle sue cifre – che i giornali di ieri quasi non se ne accorgono. Perché il comunicato congiunto delle Dogane e delle Fiamme gialle parla di un sequestro da 134 miliardi di dollari.[…] 96 miliardi di euro. L’equivalente di sette volte l’ultima legge finanziaria. Se i bond americani fossero buoni, solo a titolo di sanzione per l’esportazione clandestina lo Stato italiano potrebbe intascarsene il 40 per cento. 38 miliardi, euro più o meno. Ma sono buoni, o sono fasulli i bond sequestrati ai due giapponesi in giacca e cravatta?”

Al contrario della “grande stampa” che, troppo occupata a sbirciare nella camera d aletto di Berlusconi, non dà seguito alla notizia, l’agenzia ASIA NEWS del Pontificio Istituto Missioni Estere si dedica a seguire il caso che ha tutti gli aspetti dell’intrigo affaristico internazionale.

“Se i titoli sono veri, si tratta del maggior traffico illecito di valuta della storia. Se i titoli sono falsi, il caso sarebbe anche più clamoroso: la contraffazione è talmente eccellente che i titoli sono di fatto indistinguibili da quelli autentici. […] Se i certificati sequestrati sono falsi, i due giapponesi arrestati rischiano una pesante condanna penale per truffa. Della vicenda è stata immediatamente avvertita l’ambasciata americana a Roma ed a occuparsene oltre alla Guardia italiana di Finanza vi sono i servizi segreti dei due Paesi.”

Dopo qualche giorno l’agenzia riattacca:

“secondo l’agenzia giapponese Kyodo, il ministro degli Interni Kunio Hatoyama ha inviato una lettera di dimissioni. La motivazione ufficiale sarebbe connessa ad un disaccordo relativo alla conferma di un incarico di vertice alle Poste giapponesi. Alcune fonti hanno fatto notare che la motivazione è poco credibile perché Hatoyama è stato il principale alleato che ha permesso a Taro Aso di diventare Primo ministro […] Le ragioni che farebbero pensare ad una connessione con il sequestro di Chiasso sono molteplici. In primo luogo i corrieri che trasportavano i valori avevano dei passaporti giapponesi. In secondo luogo i corrieri della valuta transitata illecitamente non sono stati arrestati. Il possesso di valuta, o di altri valori mobiliari, contraffatti comporta per la legge italiana l’arresto anche per cifre ben inferiori, anche per poche decine di migliaia di euro. A titolo di paragone, il valore dei titoli contraffatti è pari all’1% del PIL (Prodotto Interno Lordo) americano. In terzo luogo le modalità del sequestro denotano una superficialità a dir poco dilettantesca: due giapponesi in giacca e cravatta con valigetta su di un treno regionale – che si ferma ad ogni piccola stazione – solitamente frequentato da frontalieri … […] AsiaNews si pone alcune domande. Perché la stampa italiana, di ogni colore, dopo averne fatto titoloni, ha improvvisamente fatto calare una coltre di silenzio sulla notizia? Nell’ipotesi, per ora, che i titoli sequestrati siano autentici, che cosa ci facevano in Italia e perché venivano trasportati in Svizzera? […] Se si accertasse che i titoli sono autentici e si trattasse di beni appartenenti ad un grande Stato estero, perché non è stata utilizzata la valigia diplomatica, che non può essere ispezionata dagli agenti doganali? Nella medesima ipotesi, come si comporterà il governo italiano in merito alla penale? Imporrà il pagamento di una penale da 38 miliardi di euro – rischiando uno scontro con Paesi alleati – o, senza versamento dell’ammenda, restituirà i titoli al Paese proprietario – mostrando al mondo intero che l’Italia è una sorta di protettorato semicoloniale e soprattutto violando la legge e la Costituzione italiana? Per il premier Berlusconi si tratta (si tratterebbe) di una bella responsabilità anche personale, visto che le conseguenze legali e penali sono (sarebbero) a suo carico.”

E ancora dopo pochi giorni:

“Secondo un lancio dell’agenzia Bloomberg di stamane (18.06.09  ndr),  un portavoce del dipartimento del Debito Pubblico di Washington, Stephen Meyerhardt, ha dichiarato ieri che i titoli sequestrati a Ponte Chiasso, in Italia, dalla Guardia di Finanza (GdF), il 4 giugno scorso sarebbero “chiaramente falsi” […] Per la legge italiana, quando le forze dell’ordine – GfF, Carabinieri o polizia – rinvengono dei titoli falsi o della valuta contraffatta, esse sono tenute ad arrestarne i possessori. Inoltre, per evitare rischi di “sottrazione”, chi effettua il sequestro – in questo caso la GdF – deve procedere al più presto alla distruzione (vale a dire, nello specifico, all’incenerimento) del materiale confiscato. Se, al contrario si fosse trattato di titoli autentici, la GdF dopo aver identificato le persone era tenuta, da un lato a rilasciarle immediatamente, ma dall’altro lato a procedere immediatamente all’emissione di un verbale non solo di confisca dei titoli ma anche d’ammenda per 38 miliardi di euro. Non si capisce perciò perché i due asiatici sono stati invece, da un lato, rimessi subito in libertà e dall’altro lato non è stato emesso un verbale d’ammenda. […] Inoltre se i titoli erano “chiaramente falsi”, non si capisce perché ci siano volute ben due settimane da parte delle autorità americane per accertarlo. Un’ulteriore incongruenza è data dal fatto che, insieme ai titoli, è stata sequestrata una corposa documentazione bancaria in originale e molto recente che ne attestava l’autenticità. Se quanto ha affermato Meyerhardt corrisponde al vero, anche alcune importanti istituzioni bancarie sono state tratte in inganno dai titoli trasportati dai due asiatici. […] Purtroppo quasi tutta la stampa internazionale e le grandi catene televisive, con alcune eccezioni, hanno di fatto ignorato l’avvenimento, ed è questa la vera inconfutabile notizia di questi giorni .“

Ma qualcosa inizia ad affiorare. Il 18 giugno arriva il Financial Times (che tira in ballo la mafia siciliana…) e il 25 giugno il New York Times (che giura sulla falsità dei titoli…) mentre Italia Oggi il 24.06.09 titola:

“Il Giappone ci paghi 38 miliardi di dollari. […] l’unica cosa finora accertata è che i due fermati sono realmente giapponesi […] uno dei due fermati Tuneo Yamauchi, secondo fonti riservate sarebbe il cognato dell’ex vice governatore della Banca del Giappone Toshiro Muto. Un dettaglio non da poco nel possibile braccio di ferro tra le autorità italiane, quella giapponese e la Fed. Sì, perché se la Guardia di finanza avesse ritenuto che i titoli erano contraffatti avrebbe dovuto arrestare i due giapponesi che invece sono stati rilasciati senza rilasciare nessun tipo di commento. Viceversa, il rilascio dei due giapponesi può essere interpretato per la sola mancata dichiarazione valutaria (di titoli veri) che di per sè non è reato penale ma che comporta un’ammenda amministrativa del 40% del valore totale dei titoli. Se esclcudiamo i dieci Kennedy bond da un miliardiodi dollari l’uno, che hanno una data di emissione poco probabile, il 1934, e che potrebbero non essere autentici, e calcoliamo la penale sui rimanenti titoli in tagli da 500 milioni, ecco qua, che si arriva alla somma in questione. Quei 38 miliardi di dollari che lo stato italiano potrebbe incassare visto che l’infrazione è stata commessa sul proprio territorio.
Il portavoce del Tesoro americano Stephen Meynerd ha affermato le scorso 18 giugno «sono dichiaratamente falsi».
Ma in una successiva dichiarazione lo stesso Meynerd, ha affermato di non aver visto le obbligazioni se non da una foto su internet. Sembra un pò difficile vericare l’autenticità da una foto anche per chi è esperto di contraffazione e quantomeno strano appare la situazione a due settimane dal sequestro dei titoli. Nessun esperto del Tesoro americano si è recato di persona in Italia per verificare di persona l’autenticità di titoli di taglio così elevato e per un valore complessivo altrettanto elevato.
Sembra chiaro che la Fed abbia tutto l’interesse a sostenere la Banca del Giappone a rientrare in possesso dei titoli senza pagare l’ammenda prevista dalla legge italiana. Il mercato del Giappone infatti è strategico per il collocamento dei titoli di stato americani e i nipponici sono tra i maggiori possibili acquirenti dei bond made in Usa, nonostante le attuali difficoltà di collocazione da parte del Tesoro americano.
La mancanza di comunicati ufficiali delle autorità coinvolte arricchisce ancora di più di mistero un giallo che già di per sè non ha niente da invidiare ai più grandi successi hollywoodiani.”

Sempre ASIA NEWS il 23 giugno:

” Se la GdF avesse avuto elementi per ritenere che i titoli erano contraffatti (anche per un valore molto, molto inferiore) era tenuta ad arrestare i due giapponesi. In caso contrario, l’ufficiale della GdF poteva lui stesso essere incriminato. Il rilascio dei due giapponesi non può aver avuto perciò luogo senza che la GdF avesse raggiunto la convinzione che i titoli erano autentici. In tal caso un arresto sarebbe stato illegittimo perché la mancata dichiarazione valutaria non è un reato penale, ma comporta una “semplice” ammenda amministrativa, il 40 % del valore eccedente i € 10.000 di franchigia. Questa ipotesi ha una sola possibile eccezione, il rilascio dei due responsabili, senza emissione del verbale d’ammenda, per un preciso ordine del governo, determinato da ragioni di interesse nazionale. Né dalla GdF né da alcun organo amministrativo italiano è state rilasciato alcun commento, non si dispone di dichiarazioni ufficiali, né in un senso né in un altro. Non si sa nemmeno se il verbale d’ammenda è stato emesso (perché ciò significherebbe che la GdF ritiene i titoli autentici).”

La stessa agenzia il 30 giugno da’ una notizia che complica, se possibile, ancora di più l’intrigo:

“…la strana coincidenza temporale dell’arresto del direttore di una radio via internet che aveva delle rivelazioni sulla vicenda […] Ad affermare viceversa l’autenticità dei titoli, il 20/6 spuntava la Turner Radio Network (TRN), una stazione radio indipendente diffusa via internet. Con una clamorosa rivelazione la TRN in tale data affermava che i due giapponesi fermati a Ponte Chiasso dalla Guardia di Finanza (GdF) e poi rilasciati erano dipendenti del Ministero del tesoro giapponese. […] Sul suo sito l’ideatore e conduttore della radio, Hal Turner, aveva anche asserito che le sue fonti gli avevano rivelato che le autorità italiane riterrebbero autentici titoli e che i due giapponesi sarebbero funzionari del ministero delle Finanze giapponese. Avrebbero dovuto portare i titoli in Svizzera perché il governo nipponico avrebbe perso la fiducia nella capacità statunitense di ripagare il debito pubblico. Le autorità finanziarie giapponesi avrebbero perciò cercato, prima di un’imminente catastrofe finanziaria, di vendere una quota dei titoli in proprio possesso attraverso canali paralleli, grazie all’anonimità che, a dire di Turner, sarebbe garantita dalle leggi svizzere.
[…] Turner aveva ad ogni buon conto soggiunto che come prova delle sue rivelazioni avrebbe fornito i numeri di serie dei titoli sequestrati. Prima che potesse farlo è stato però incarcerato. Hal Turner è colui che tempo fa per primo aveva dato notizia di un piano segreto per sostituire il dollaro, dopo una grave crisi finanziaria, con una moneta comune nordamericana, l’Amero. In una drammatica telefonata dall’interno del penitenziario in cui è rinchiuso in attesa del processo, diffusa via internet, Hal Turner afferma chiaramente che il suo arresto è di natura politica ed è in relazione ai titoli sequestrati a Chiasso, perché le autorità sarebbero terrorizzate dalle sue rivelazioni sull’autenticità dei titoli. Le accuse rivoltegli niente hanno a che vedere, è ovvio, con la vicenda e così, ad un quadro già molto intricato, si aggiunge perciò ulteriore complessità. […]
La coincidenza temporale, l’insolita solerzia ed i particolari del suo arresto procurano quindi non pochi sospetti sulle reali motivazioni della polizia federale americana. Anzi, proprio questo arresto induce a pensare che i titoli confiscati dalla GdF siano davvero autentici.”

La vicenda è degna dei gialli di Jonh Le Carrè. Peccato che non possiamo, come nei films di James Bond, mettere la parola The End…

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