Chi tace acconsente

Pubblicato il 1 gennaio, 2009 alle 1:19 pm da


Chi tace acconsente

Gli occhi del bambino nella foto ci costringono a violare l’impegno di non scrivere di politica internazionale. Nell’anno appena trascorso, da dimenticare senza rimpianti, tra tutte le variegate cose accadute, ricordiamo, in questi giorni con maggiore fastidio, l’arrogante pretesa di alcuni rappresentanti più o meno ufficiali della comunità israelita d’intromettersi nel processo di santificazione di papa Pio XII, accampando sue colpe d’omissione in difesa degli ebrei perseguitati negli anni tragici dell’olocausto.

L’accusa è stata d’aver taciuto, non prendendo posizione ufficiale, contro il nazismo ed il fascismo, pur concedendo fattivo aiuto ai perseguitati. Voci autorevoli si son levate a difesa, ma purtroppo con un eco attenuata sui “media”.
Ma l’episodio permette a me (si parva licet componere magnis) di non cadere nella stessa omissione che erroneamente e malevolmente viene attribuita al grande papa Pacelli: nel mio piccolo non posso tacere.

Quello che sta accadendo in questi giorni a Gaza è uno scientifico e deliberato genocidio a parti invertite, attuato scientificamente dagli israeliani su di una popolazione colpevole solo di esistere e tentare di sopravvivere in una striscia di terra già sterile ed immiserita ancor più dall’assedio. La colpa principale dei palestinesi è di aver eletto un governo dominato da Hamas, gruppo estremista e guerrigliero, reo di voler liberare la Palestina dalla presenza “invadente” di Israele, usando sistemi poco ortodossi.
Non può essere questo il sito in cui si possa ridiscutere l’ormai incancrenita vicenda storica, con ragionamenti ritriti che, liberati dalla parte emotiva legata all’olocausto e alla coda di paglia dell’occidente e senza l’influenza determinante dello strapotere della lobby ebraica, porterebbero al naturale diritto degli abitanti palestinesi a vivere sul loro territorio.

Oggi, nella situazione di fatto, non può giustificarsi l’azione di guerra, attuata con tutto lo strapotere militare, economico, tecnologico, intellettuale di Israele contro una popolazione oggettivamente indifesa ed inerme, nonostante i razzi, unica mercanzia che l’onniscente potenza israeliana, capace di bloccare l’arrivo di tutto, dalla farina al gasolio ai medicinali, non riesce a fermare. Che quando lanciati fanno pochissime vittime e il più delle volte palestinesi.

La soluzione non s’è trovata in 60 anni e, considerata la filosofia pilatesca dell’unica potenza teoricamente in grado d’interporsi (finita in mano di Obama, visto come espressione filo-iscreliana, e che preferisce giocare al golf alle Hawai) tarderà ad arrivare, a meno che non sia una “soluzione finale” ottenuta da una stella uncinata.


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