Il povero anche in mezzo al mercato rimane solo

Pubblicato il 19 marzo, 2008 alle 4:36 pm da


tibet-monaci1.jpgFinalmente anche Benedetto XVI, rompendo un silenzio imbarazzante ha parlato del Tibet: “Seguo con grande trepidazione le notizie che in questi giorni giungono dal Tibet. Il mio cuore di Padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della passione e morte di Gesù, [...] ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione. Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza.” ha detto il Papa al termine dell’udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI.

Se l’atteso appello del Papa ha tardato a levarsi ci saranno stati motivi di prudenza più che validi, che possiamo intuire, certamente di maggior valore rispetto a quelli che provocano omertosi e complici silenzi in istituzioni, organizzazioni e clan sportivi di tutto il mondo. La faziosità e la (p)avidità non sono coperti da marchi di esclusiva e la Cina un bestia troppo grossa e grossolana per affrontarla a viso aperto. Le bandiere della pace e i cortei no-global, imperversano nel disprezzato Occidente dal ventre molle ma si rintanano in buon ordine se si tratta d’affrontare la repressione vera. Loro si esibiscono con la rete di sicurezza, solo dove e quando un governo tiene a freno i suoi mastini, con museruola e guinzaglio e l’opinione pubblica esercita un controllo. Pechino tiene alla larga giornalisti e fotografi e intimidisce i suoi ospiti.  All’Università delle Minoranze Etniche gli studenti stranieri ricevono pressioni intimidatorie da parte dei tutor. Una ragazza italiana racconta di essere stata convocata dal responsabile delle relazioni internazionali dell’università, riferendo che la procedura è stata la stessa anche per gli altri studenti stranieri. “Mi ha chiesto quali siti guardavo in questi giorni su internet. Mi ha detto di non cercare notizie su Tibet e Cina e di non guardare ‘siti particolari’ [...] altrimenti la polizia inizierà a fare inchieste su di noi e rischiamo che ci mandino via dalla Cina [...] se è così per noi non oso immaginare come possano trattare gli studenti cinesi o tibetani.”

Da oggi anche l’accesso alla residenza degli studenti esteri è sotto stretto controllo, si entra solo con carta d’identità e annotazione da parte delle guardie di orario di arrivo e partenza degli ospiti. Un’altra fonte ha riferito che su diversi ambienti di lavoro è stato intimato ai dipendenti di non parlare con i tibetani. Ormai neppure i tibetani di Pechino si sentono al sicuro nella capitale, dove lo spiegamento di forze della polizia è fuori dall’ordinario. Ma il mondo intero, chiudendo gli occhi e tappandosi le orecchie, continua ad allenarsi per non sfigurare ai Giochi Olimpici.

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare