La cura può uccidere

Pubblicato il 8 dicembre, 2008 alle 8:35 pm da


Qualche giorno fa, in un raptus di sincerità, il ministro del “Welfare” (come giornalistica- mente viene indicato il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali) Sacconi s’è lasciato sfuggire una considerazione terrificante, spiegando che a tutti i costi l’Italia deve far sottoscrivere i titoli del suo debito pubblico (BOT, CCT, BPT, etc.) se non vuole “finire come l’Argentina” e cioè col fallimento dello Stato.

In parole povere l’Erario non avrebbe la liquidità per garantire stipendi e pensioni se non ci fossero i risparmiatori pronti a prestargli quasi quotidianamente quanto da loro risparmiato. Fino a qualche anno fa la quasi totalità dei Titoli di Stato (una cifra enorme, 1.598.762 milioni di euro a fine 2007) erano in mani italiane, mentre oggi i 2/3 sono detenuti da risparmiatori ed istituzioni straniere, mossi solo da considerazioni di rendimento e solidità dell’emittente e quindi in competizione costante con le emissioni di tutto il mondo.

Il ministro Tremonti, che tiene ben chiusi i cordoni della borsa, s’è immediatamente reso conto dell’infelice uscita del collega, in grado di scatenare il panico in una situazione di mercato molto critica, quando tutti cercano di accaparrarsi le risorse disponibili, offrendo interessi e soprattutto sicurezza di restituzione: ”il nostro unico vincolo è il mercato finanziario […] in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie».

Sacconi ha minimizzato ma l’alone del rischio rimane e ha cominciato a materializzarsi vicino a noi, per esempio in Grecia. Stiamo assistendo in questi giorni ad una rivolta feroce ed anarcoide che fa coagulare un malessere evidentemente diffuso. I nostri “mezzi di comunicazione di massa” non hanno fornito un’adeguata informazione sui motivi profondi della crisi, facendola apparire come una vampata di autocombustione dovuta alla presenza di una forte frangia anarchica alleatasi all’opposizione di sinistra. Gli sciacalli sono sempre in agguato, ma non bisogna mettere a loro disposizione le carogne.  I tumulti sono stati presentati come la reazione all’uccisione di un dimostrante quindicenne, con un paio di poliziotti usciti di senno che, senza motivo, hanno sparato sulla folla (forse radunatasi per festeggiare qualcosa?).
Nessuno ha ricordato che la Grecia è impegnata in un risanamento feroce dei conti pubblici con lacrime e sangue, avendo un deficit che ammonta al 93,8 % del PIL.

Il governo greco, per recuperare fondi, ha tagliato risorse anche in settori vitali, liquidando da un giorno all’altro l’intera struttura dell’assistenza sanitaria, con ospedali e farmacie sommersi dal deficit ed impossibilitati a pagare stipendi e fornitori. Altrettanto “saccheggiate” le casse nei settori dell’ambiente e dell’istruzione e in molti altri.
Tutto ciò succede in Grecia, con un deficit statale del 93,8 % del PIL. In Italia il rapporto è invece del 104 %…. Speriamo bene.

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