Right or wrong, my country

Pubblicato il 9 novembre, 2008 alle 9:21 pm da


“Alors, voir arriver Obama, c’est évidemment une joie immense. Pour moi, pour tous ceux qui aiment l’Amérique. Pour tous les Français, et notamment l’un d’eux que je connais assez bien. Je sais à quel point nous sommes tous pleins d’espoir, pleins d’attente. Par contraste, quand j’entends Silvio Berlusconi prendre l’événement à la légère, et plaisanter sur le fait qu’Obama est ‘toujours bronzé’, ça me fait drôle. On mettra ça sur le compte de l’humour… Mais souvent, je suis très heureuse d’être devenue française!”
“Dunque, veder arrivare Obama, è evidentemente una gioia immensa, per me e per tutti coloro che amano l’America. Per tutti i francesi e, in particolare per uno che io conosco abbastanza bene. Io so quanto siamo tutti pieni di speranza e di attesa.
Per contrasto quando sento Silvio Berlusconi prendere un evento del genere alla leggera, e scherzare sul fatto che Obama è “sempre abbronzato”, mi suona strano. Ci si limiterà a considerarla una battuta… Ma spesso, mi ritrovo ben lieta di essere diventata francese!»

Molti (italiani solo in quanto iscritti all’anagrafe di questa nazione) si compiaceranno per la dichiarazione della signora Bruni-Sarkozy, felicissima d’esser diventata cittadina francese.

Sarebbe facile rispondere che per l’Italia non è una gran perdita, o insultarla per gli atteggiamenti da donna di stato con un grande futuro e un grande passato, ma si cadrebbe nel “guzzantismo” più volgare.

Noi invece ci limitiamo a ricordare che il suo comportamento rientra a pieno titolo nella tradizione della nostra Italia, ripetendo in piccolo (e in ridicolo) ciò che già fecero tanti italiani nel Medio Evo e nel Rinascimento, pronti a chiamare e mettersi al servizio dello straniero in odio all’avversario domestico, sino agli antifascisti durante la seconda guerra mondiale quando, in odio al fascismo e a Mussolini, collaborarono col nemico, complottando e tradendo la loro patria in armi. Ciò che fece anche il compagno Ercoli, alias Togliatti, che a Mosca si compiaceva delle perdite dell’Armir per dare così una lezione di morte ai combattenti prigionieri in Russia e ai loro familiari, che volenti o nolenti obbedivano alle leggi di quello che era il loro Stato.
Simili personaggi vengono sempre utilizzati sul momento ma intimamente disprezzati anche da chi ne sfrutta la collaborazione occasionale e inaffidabile.

“Dio stramaledica gli inglesi” si diceva quando combattevamo contro la “perfida Albione” ma, pur da noi maledetti, gli inglesi meritavano il nostro rispetto perché, “giusto o sbagliato, è il mio paese” ed erano disposti a morire piuttosto che sputarci sopra.

Noi invece o Guelfi o Ghibellini, o Palleschi o Piagnoni, ma comunque, ora e sempre c….ni.

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