Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi.

Pubblicato il 22 ottobre, 2008 alle 9:12 pm da


Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi.

Sulla scuola si gioca una partita vitale per il futuro dell’Italia, non del governo o di una parte politica. Per troppo tempo l’opinione pubblica s’è disinteressata della fabbrica culturale nazionale, delegando agli addetti ai lavori eusando la scuola come un parcheggio generazionale. Partendo da dati oggettivi non c’è dubbio che l’attuale situazione è insostenibile. I dipendenti pubblici (esclusi i ministeriali) direttamente addetti all’Istruzione, tra docenti e non docenti d’ogni ordine e grado (esclusa l’Università) assommano per l’anno scolastico 2006-07 ad un totale di 1.068.309 tra tempo indeterminato e determinato, così ripartiti:

  • Dirigenti 2592
  • Personale amministrativo e ausiliario: 249.701
  • Docenti Scuola dell’infanzia: 83.277
  • Docenti Scuola primaria: 248.087
  • Docenti Scuola secondaria di I grado: 202.026
  • Docenti Scuola secondaria di II grado: 282.626

Gli alunni, per l’anno scolastico 2006-07, invece sono stati 7.279.191 così ripartiti tra istituti statali e non statali:

  • Scuola dell’infanzia: 1.652. 689 [19,.85 alunni per docente]
  • Scuola primaria: 2.820.150 [11,37 alunni per docente]
  • Scuola secondaria di I grado: 1.730.031 [8,56 alunni per docente]
  • Scuola secondaria di II grado: 2.729.010 [9,68 alunni per docente]

Nell’Università nel 2006 risultavano

  • 18.817 professori ordinari [+51,6% negli anni 1999-2007]
  • 18.107 professori associati [+4,9% negli anni 1999-2007]
  • 21.424 ricercatori [+23,4% negli anni 1999-2007]
  • 49.350 tecnici e amministrativi

per un totale di107.698 a disposizione di 1.823.886 iscritti alle varie facoltà

Questi i numeri, dai quali qualcosa si deduce, comprese le balle messe in circolazione ad arte o per ignoranza. Un vero esercito, apparentemente impossibile da vincere nello scontro aperto e in condizioni normali, ed infatti nessun ministro della Pubblica Istruzione, dopo la riforma Gentile sotto il Fascismo, è mai riuscito ad incidere ed imporre (la “condivisione” è pura utopia) sul macrorganismo un minimo di riforma, qualunque essa fosse, se non quelle demagogiche favorevoli al “corpo insegnante” e ai suoi sindacati.

Oggi lo scontro è ancora più aspro, perché non siamo più ormai in condizioni normali, e per vari motivi: 1) lo sfascio del sistema scolastico è talmente evidente (considerati i risultati e cioè la valutazione obiettiva di organismi internazionali sulla preparazione degli alunni) da richiedere urgentemente interventi chirurgici; 2) la crisi economica planetaria e nazionale non consente di “lasciar perdere” ed impone una razionalizzazione del sistema; 3) l’opinione pubblica non è più tollerante verso quelle che vengono individuate come nicchie di privilegio o di parassitismo (il personale assorbe il 98% delle risorse destinate all’istruzione)..
Purtroppo nel falansterio scolastico sono rimasti coinvolti migliaia di insegnanti o aspiranti tali, attratti come falene dalla luce d’un posto fisso per ottenere il quale hanno perso sudore e sangue, macinando chilometri (e qualche volta morendo “in itinere”), studiando e inventandosi soluzioni senza ottenere risultati concreti né soddisfazione o riconoscenza.

Sono stati ingannati dal “sistema”, ma, oggi, che fare? Possiamo continuare con l’andazzo e non tentare di modificare il maligno meccanismo che produce solo pezzi di carta distribuiti a pioggia ad ignoranti matricolati?

Anche tra gli alunni ci sono le eccezioni, che per doti naturali o merito applicativo sollevano la media e salvano la situazione. Sono quei cervelli che fuggiranno dall’Italia. Anche perché non siamo in grado di dar loro quanto meriterebbero, dovendo spalmare le scarse risorse su una truppa troppo numerosa.
Ovviamente i problemi sono una vera galassia, e la Scuola è solo la stella più luminosa alla quale, in questo momento, si fa riferimento. Il permissivismo e l’abolizione di fatto del concetto d’autorità e di sanzione, la cancellazione del merito, la morale “fai da te”, l’impotenza dello Stato e tante altre storture sono il “combinato-disposto” di uno sfacelo al quale si deve reagire. Nessuno sogna di vivere in una caserma (anche perché i più fetenti diventerebbero immediatamente “caporali di giornata”) ma non vuole neanche sopravvivere in una giungla.
Le “grandi proteste” di questi giorni, le goliardate giovanili e le furbizie senili, considerati i numeri su esposti, riguardano quattro gatti: l’assemblea di 1000 studenti vocianti -e aspiranti scopanti- in un’Università dove gli iscritti sono 100.000 fa pisciare dal ridere.

E sbaglia l’opposizione politica a cavalcare la tigre della protesta, illusa da un consenso tanto facile e appariscente quanto inconsistente, dando sfogo alla frustrazione e sognando una velleitaria rivincita.

Ma sbaglia anche Berlusconi ad evocare le maniere forti a difesa della legalità formale alla quale dovremo sì arrivare, ma per piccole dosi. Altrimenti si alimenta un fuoco fatuo capace però d’innescare incendi che forse nessuno vuole ma certamente nessuno è poi in grado di domare.

Che bisogno c’è d’usare la forza, dandogli motivazioni e martirii: sono già nella me…a, lasciamoceli, non dureranno molto. E se invece vogliono durare…
Il governo minimizza i sacrifici che comunque ci saranno: se così non fosse, avrebbe scatenato una guerra inutile. Salviamo piuttosto le situazioni personali ed umane dei pochi o molti nostri concittadini che rappresentano la parte più colta ed incolpevole del pasticcio scolastico, dirottando le loro capacità e comunque sostenendoli economicamente e moralmente.

Ma non molliamo la presa sul sistema formativo: da esso dipende la possibilità dei nostri ragazzi di difendersi culturalmente nell’arena globale e di salvare la pelle.

Gli ingegneri indiani, i fisici giapponesi, i medici americani se ne fottono dei Cobas e dei collettivi autogestiti e autopulenti o al massimo li ringrazieranno, per aver messo a loro disposizione una tal massa di lavapiatti e pizzaioli italiani.

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