Sulla scuola si gioca una partita vitale per il futuro dell’Italia, non del governo o di una parte politica. Per troppo tempo l’opinione pubblica s’è disinteressata della fabbrica culturale nazionale, delegando agli addetti ai lavori eusando la scuola come un parcheggio generazionale. Partendo da dati oggettivi non c’è dubbio che l’attuale situazione è insostenibile. I dipendenti pubblici (esclusi i ministeriali) direttamente addetti all’Istruzione, tra docenti e non docenti d’ogni ordine e grado (esclusa l’Università) assommano per l’anno scolastico 2006-07 ad un totale di 1.068.309 tra tempo indeterminato e determinato, così ripartiti:
- Dirigenti 2592
- Personale amministrativo e ausiliario: 249.701
- Docenti Scuola dell’infanzia: 83.277
- Docenti Scuola primaria: 248.087
- Docenti Scuola secondaria di I grado: 202.026
- Docenti Scuola secondaria di II grado: 282.626
Gli alunni, per l’anno scolastico 2006-07, invece sono stati 7.279.191 così ripartiti tra istituti statali e non statali:
- Scuola dell’infanzia: 1.652. 689 [19,.85 alunni per docente]
- Scuola primaria: 2.820.150 [11,37 alunni per docente]
- Scuola secondaria di I grado: 1.730.031 [8,56 alunni per docente]
- Scuola secondaria di II grado: 2.729.010 [9,68 alunni per docente]
Nell’Università nel 2006 risultavano
- 18.817 professori ordinari [+51,6% negli anni 1999-2007]
- 18.107 professori associati [+4,9% negli anni 1999-2007]
- 21.424 ricercatori [+23,4% negli anni 1999-2007]
- 49.350 tecnici e amministrativi
per un totale di107.698 a disposizione di 1.823.886 iscritti alle varie facoltà
Questi i numeri, dai quali qualcosa si deduce, comprese le balle messe in circolazione ad arte o per ignoranza. Un vero esercito, apparentemente impossibile da vincere nello scontro aperto e in condizioni normali, ed infatti nessun ministro della Pubblica Istruzione, dopo la riforma Gentile sotto il Fascismo, è mai riuscito ad incidere ed imporre (la “condivisione” è pura utopia) sul macrorganismo un minimo di riforma, qualunque essa fosse, se non quelle demagogiche favorevoli al “corpo insegnante” e ai suoi sindacati.
Oggi lo scontro è ancora più aspro, perché non siamo più ormai in condizioni normali, e per vari motivi: 1) lo sfascio del sistema scolastico è talmente evidente (considerati i risultati e cioè la valutazione obiettiva di organismi internazionali sulla preparazione degli alunni) da richiedere urgentemente interventi chirurgici; 2) la crisi economica planetaria e nazionale non consente di “lasciar perdere” ed impone una razionalizzazione del sistema; 3) l’opinione pubblica non è più tollerante verso quelle che vengono individuate come nicchie di privilegio o di parassitismo (il personale assorbe il 98% delle risorse destinate all’istruzione)..
Purtroppo nel falansterio scolastico sono rimasti coinvolti migliaia di insegnanti o aspiranti tali, attratti come falene dalla luce d’un posto fisso per ottenere il quale hanno perso sudore e sangue, macinando chilometri (e qualche volta morendo “in itinere”), studiando e inventandosi soluzioni senza ottenere risultati concreti né soddisfazione o riconoscenza.
Sono stati ingannati dal “sistema”, ma, oggi, che fare? Possiamo continuare con l’andazzo e non tentare di modificare il maligno meccanismo che produce solo pezzi di carta distribuiti a pioggia ad ignoranti matricolati?
Anche tra gli alunni ci sono le eccezioni, che per doti naturali o merito applicativo sollevano la media e salvano la situazione. Sono quei cervelli che fuggiranno dall’Italia. Anche perché non siamo in grado di dar loro quanto meriterebbero, dovendo spalmare le scarse risorse su una truppa troppo numerosa.
Ovviamente i problemi sono una vera galassia, e la Scuola è solo la stella più luminosa alla quale, in questo momento, si fa riferimento. Il permissivismo e l’abolizione di fatto del concetto d’autorità e di sanzione, la cancellazione del merito, la morale “fai da te”, l’impotenza dello Stato e tante altre storture sono il “combinato-disposto” di uno sfacelo al quale si deve reagire. Nessuno sogna di vivere in una caserma (anche perché i più fetenti diventerebbero immediatamente “caporali di giornata”) ma non vuole neanche sopravvivere in una giungla.
Le “grandi proteste” di questi giorni, le goliardate giovanili e le furbizie senili, considerati i numeri su esposti, riguardano quattro gatti: l’assemblea di 1000 studenti vocianti -e aspiranti scopanti- in un’Università dove gli iscritti sono 100.000 fa pisciare dal ridere.
E sbaglia l’opposizione politica a cavalcare la tigre della protesta, illusa da un consenso tanto facile e appariscente quanto inconsistente, dando sfogo alla frustrazione e sognando una velleitaria rivincita.
Ma sbaglia anche Berlusconi ad evocare le maniere forti a difesa della legalità formale alla quale dovremo sì arrivare, ma per piccole dosi. Altrimenti si alimenta un fuoco fatuo capace però d’innescare incendi che forse nessuno vuole ma certamente nessuno è poi in grado di domare.
Che bisogno c’è d’usare la forza, dandogli motivazioni e martirii: sono già nella me…a, lasciamoceli, non dureranno molto. E se invece vogliono durare…
Il governo minimizza i sacrifici che comunque ci saranno: se così non fosse, avrebbe scatenato una guerra inutile. Salviamo piuttosto le situazioni personali ed umane dei pochi o molti nostri concittadini che rappresentano la parte più colta ed incolpevole del pasticcio scolastico, dirottando le loro capacità e comunque sostenendoli economicamente e moralmente.
Ma non molliamo la presa sul sistema formativo: da esso dipende la possibilità dei nostri ragazzi di difendersi culturalmente nell’arena globale e di salvare la pelle.
Gli ingegneri indiani, i fisici giapponesi, i medici americani se ne fottono dei Cobas e dei collettivi autogestiti e autopulenti o al massimo li ringrazieranno, per aver messo a loro disposizione una tal massa di lavapiatti e pizzaioli italiani.


Giulio
3 years ago
Poveracci, a Firenze si son beccati una lezione in piazza di Margherita Hack ! !
Gianmario
3 years ago
siete tristi.
Occhio perchè con una sola frase poi rinnegata può svegliare un paio di generazioni addormentate dai suoi dipendenti. vedi maria de filippi e tv in generale
Gianmario
3 years ago
p.s. ecco il vostro idolo: cossiga
Chirone
3 years ago
Gianmario ci ritiene grandi estimatori di Cossiga solo perchè spesso ne riportiamo le opinioni, che condividiamo quando coincidono con le nostre, avendo la presunzione di voler usare il nostro di cervello, coscienti di saper sbagliare da soli.
Per essere precisi riportiamo l’intervista di Cossiga (e non i commenti…) prendendola da una fonte abbastanza autorevole: la Rassegna Stampa del Governo Italiano.
Nel merito poi dell’uso delle maniere forti nel caso specifico delle “proteste” studentesche, abbiamo scritto testualmente:
“Ma sbaglia anche Berlusconi ad evocare le maniere forti a difesa della legalità formale alla quale dovremo sì arrivare, ma per piccole dosi. Altrimenti si alimenta un fuoco fatuo capace però d’innescare incendi che forse nessuno vuole ma certamente nessuno è poi in grado di domare.
Che bisogno c’è d’usare la forza, dandogli motivazioni e martirii: sono già nella me…a, lasciamoceli, non dureranno molto. E se invece vogliono durare… ”
Cossiga è più drastico. La drammatica domanda che dobbiamo porci è: e se avesse ragione? Se veramente si sta strumentalizzando la protesta per avere “un morto” da sfruttare?
A RApacis
3 years ago
Ecco come l’agenzia di stampa AGI News ricorda F.Cossiga, in una piccola ricostruzione delle turbolenze studentesche:
“Il ministro degli interni Francesco Cossiga per reprimere le azioni di guerriglia invio’ i mezzi blindati nella zona universitaria e in altri punti caldi. Questi duri scontri con polizia e elementi di destra costarono al movimento e allo Stato numerose vittime. Alcuni anche i morti fra la popolazione in generale.
A Torino il 1 ottobre 1977, al termine di un corteo partito con l’assalto alla sede del Movimento Sociale Italiano, un gruppo di militanti di Lotta Continua, sotto la guida di Stefano Della Casa e Peter Freeman raggiunse un bar del centro cittadino, L’Angelo Azzurro, frequentato da giovani di destra.
In seguito al lancio di due bombe molotov mori’ bruciato vivo Roberto Crescenzio, uno studente del tutto estraneo agli schieramenti politici. L’omicidio, i cui responsabili materiali non furono mai individuati, fu definito da un altro leader di Lotta Continua, Silvio Viale, un “tragico incidente”.
R.P.
3 years ago
Il vizietto di assaltare le sedi avversarie (e possibilmente dargli fuoco con qualcuno dentro…) non lo vogliono perdere. Ora che il MSI non c’è più con chi eserciteranno la loro lotta continua?
nita
3 years ago
sono davvero strani questi studenti pecoroni che non hanno il coraggio di ribellarsi ai loro docenti, anzi, pur di seguire la scia dell’intelligentia dei sinistroidi, ci vanno a braccietto appoggiando la loro “casta”, salvo poi lamentarsi perché le scuole non funzionano, le università meno che meno. E non è solo un problema di finanziamenti.
Molti docenti nelle università ci passano solo a tempo perso, quando non hanno altro da fare; per riuscire ad avere un incontro con loro bisogna fare anticamera in quei pochi giorni che sono in sede. Spesso sono in convegni, seminari e in tutti quei luoghi dove ci sono tanti blaa, blaa, inconcludenti, fatti solo a fine di lucro (sappiate che non muovono un passo senza “dindi”).
Non credo che gli studenti siano contenti di come stanno le cose e allora abbiano il coraggio, invece di lasciarsi infinocchiare da loro, di mandarli a quel paese e finalmente di chiedere davvero dei cambiamenti.
L’università non deve essere fatta a misura di docenti ma deve assolvere a fare cultura e ricerca. Qualcuno si è chiesto perché i corsi di laurea si sono moltiplicati, creando uno spreco di danaro pubblico?
Se fosse vero che questi corsi sono confacenti alla richiesta del mondo del lavoro, i laureati dovrebbero essere tutti pronti a lavorare.
Invece crescono come funghi le specializzazioni, i master, i corsi vari, magari predisposti dalle stesse università e con gli stessi docenti delle facoltà in cui si sono laureati, così non solo mangiano ulteriori soldi pubblici, ma anche soldi dalle famiglie degli studenti che sperano di poter finalmente vedere i loro figli occupare un posto di lavoro per la cui preparazione hanno fatto innumerevoli sacrifici.
Perciò studenti, universitari e non, se contro qualcuno dovete lottare non è certo contro il governo, ma contro questo andazzo.
Forse oggi i docenti vi appoggiano (o vi istigano!) a lottare perché temono di perdere tutti quei privilegi di cui godono. Per non parlare delle baronie presenti in tutte le Università italiane.
Per eliminare tutte queste cose dovete lottare, altro che farvi prendere per i fondelli dai docenti