In un’intervista a Pierferdinando Casini apparsa su La Stampa si toccano molti dei punti critici della politica italiana, almeno per quello che riguarda i partiti maggiori, dal PD, in queste settimane alle prese con la scelta del futuro segretario e di conseguenza della nuova rotta che questi imporrà, sino al Pdl e al suo (non)futuro in assenza di Berlusconi.
Ovviamente le cose sono viste dall’angolo visivo dell’UDC con il limite fisiologico che s’interpone tra il sogno e la realtà, ma se ne possono trarre alcuni spunti di riflessione:
Onorevole Casini, fra cento giorni il Pd avrà un nuovo segretario. Come segue la sfida fra Bersani, Franceschini e Marino?
«Con interesse, perché il Pd è il secondo partito italiano e dobbiamo capire bene quali sono le indicazioni, i progetti dei candidati[…] Seguo con interesse e distacco l’evolversi dei lavori, e basta. Qualcun altro, e penso a Di Pietro, anche attraverso Grillo, sta iniettando alte dosi di veleno, lavora alla distruzione del Pd. […] oggi il Pd è ondeggiante fra il rispetto delle istituzioni, di cui Napolitano è il garante e il custode, e la deriva dipietrista alla quale il partito corre dietro per non perdere elettori. Portarsi Di Pietro in Parlamento è stato un errore enorme di Veltroni».
Lei ha in animo un progetto, il grande partito di centro…
«Ed è un progetto che rimane in campo […] va avanti indipendentemente da quello che dicono, fanno e decidono gli altri.
[…] qualcuno ipotizza che lei potrebbe essere il leader di una nuova coalizione di centrosinistra?
«Ma non è possibile. Non potrei mai essere un nuovo Prodi perché che mi mancano due requisiti fondamentali.Primo, non sono Prodi. Ho un’altra storia. Non esprimo il cattolicesimo dossettiano che è di Romano e che ha nella sua ragione costitutiva di trovare un punto d’incontro tra la sinistra e parte del mondo cattolico. E in secondo luogo non c’è la mia volontà. Non credo a un simile progetto politico. Se si pensa all’Udc come alla Margherita del 2010 si compie una sciocchezza. Si ripeterebbero gli stessi errori commessi dall’Unione. Prodi non ha fallito perché è uno stupido, anzi. Ha fallito perché il progetto non stava in piedi allora, e non starebbe in piedi adesso un governo che somma l’estrema sinistra e l’Udc magari passando per Di Pietro».
[…] Roberto Formigoni la invita. Dice che lei è candidato alla successione di Berlusconi insieme con Tremonti e Fini.
« […] temo per loro che il Pdl sia una costruzione che non sopravviverà a Berlusconi. Il premier ha un carisma che copre tante magagne e il Partito del Sud, composto da gente che cerca poltrone perché non ne ha, è l’ultimo esempio. Non si pone il problema della futura leadership del Pdl perché il Pdl non ha futuro senza Berlusconi».
Quanto influisce in tutto questo il caso delle escort? L’Udc è rimasto ai margini della polemica.
«Non voglio esprimere pareri anche perché noi, e gli altri partiti, siamo spettatori troppo interessati per farlo. Ritengo che gli italiani leggano e si rendano conto da soli di quello che sta succedendo. Quanto al nostro giudizio, credo lo si immagini. Ma non è certo con mozioni tipo quella di Zanda che si affronta il problema».
Perché?
«Perché è una mozione ridicola, nella quale si dice che chi governa “deve assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”. Cioè si dice che chi governa deve comportarsi bene. E’ una cosa che sta fra l’infantilismo politico e l’ipocrisia moralistica. Le chiacchiere stanno a zero: se il Pd ritiene di censurare Berlusconi per i suoi comportamenti privati e su quelli magari chiede di insediare una commissione d’inchiesta, allora tutti saremo obbligati a dare risposte limpide e chiare. Ma o si ha questo coraggio o si lascia perdere. Altrimenti siamo davanti a un “vorrei ma non posso” che fa cadere in ridicolo la politica italiana.»


Pubblicato il 19 luglio, 2009 alle 2:09 pm da La Redazione