Ciriaco De Mita, ottantenne politico di lungo corso, ex-democristiano messo alla porta da Veltroni aspirante rinnovatore delle liste elettorali, coetaneo di Cossiga e come lui altrettanto caustico e dotato di buona memoria, ha manifestato sul Corriere della Sera il suo pensiero riguardo alla realtà e alle prospettive della politica italiana e principalmente del suo lato sinistro o presunto tale. Non è il parere neutrale di chi è al di sopra delle parti, con il veleno che sprizza da tutta la dentiera, ma alcune considerazioni sono azzeccate e da meditare, anche e soprattutto da chi tifa PD.
A proposito della “questione morale”:
“Io penso che il Pd risolverebbe ogni suo problema sciogliendosi […] si tratta di un partito nato sulle intenzioni, sugli auspici, su una non meglio precisata idea di nuovo. Così ora, purtroppo, questo partito è diventato, come dire? un autentico ingombro. […] Prendiamo il dibattito che s’è sviluppato sulla riforma della giustizia. Bene: mentre da un lato Berlusconi, davanti a una vera grande questione com’è questa, dimostra attenzione ma non un comportamento da vero statista, perché si rifiuta di parlare, di trattare con metà del Parlamento, nel Pd, cosa accade? Accade che i vari esponenti chiedano di convergere su una soluzione di rara astrattezza… Voglio dire che stanno tutti lì a ripetere che la riforma dovrà rispettare la Costituzione, l’autonomia della magistratura… Si esercitano in condivisibili concetti astratti, ma la sostanza? La loro proposta? […]
la vera questione morale è quella politica […] tu venivi eletto per trovare soluzioni ai problemi che gli italiani speravano fossero risolti. Potevi averle vinte, le elezioni, o perse: ma la certezza che tu fossi lì a impegnarti per il bene comune ti conferiva una riconosciuta autorità morale. […] Io osservo che la politica è ormai ridotta ad essere transazione tra potenti
[…] Insomma sto pensando a come tutte le fondamentali strutture del telaio democratico siano state rese inagibili. I consigli comunali e regionali sono ormai del tutto ininfluenti, il Parlamento è considerato un ostacolo, il voto è un rito e quanto poi alle primarie, beh, sono la legittimazione del tiranno. […] non c’è struttura più antidemocratica della struttura del Pd. […] mentre il segretario è stato eletto con voto, e dunque consenso popolare, poi lui ha assunto una gestione cesarista… […] l’eletto nomina personalmente gli organi che poi dovrebbero controllarlo.”
Peccato che la conversazione fosse dedicata quasi esclusivamente al PD, perché volentieri avremmo voluto conoscere il suo parere anche sul nascente PdL che, con ancor minore travaglio si avvia alla nascita, lui si certamente con taglio cesareo.



Pubblicato il 13 dicembre, 2008 alle 4:30 pm da Chirone