Il senatore a vita Francesco Cossiga, che nei giorni scorsi aveva incontrato Massimo D’Alema alla Farnesina, ha prima detto:
Certo, l’amico D’Alema [...] mi ha invitato con molta cortesia a votare a favore del governo. La mia risposta? Per carità di Patria e anche per personale antica amicizia nei confronti di Romano Prodi, ho votato quattro volte la fiducia a questo governo. Ma ora ritengo che un governo non si possa sorreggere più con i voti dei senatori a vita: e per questo ho già dichiarato che, salvo casi d’emergenza, mi asterrò dal votare, non ritenendo che il voto di senatori non eletti possa interferire con i risultati dell’espressione della volontà popolare in termini di seggi al Senato della Repubblica.
Oggi ha modificato la posizione, protestando per quella che definisce come “una stracciatura dei diritti della libertà” annuncia:
Con una eccezione alla mia decisione di non partecipare alle votazioni in Senato, [...] parteciperò alle votazioni sulla riforma del sistema radiotelevisivo del Conte Gentiloni perche’ essa, con un carattere persecutorio, tende a eliminare Mediaset e il sistema del pluralismo, accentrando tutto in una televisione dipendente di “dritto” o di “rovescio” dal Governo.
Inoltre sempre oggi, in un comunicato, dichiara:
L’amico Carlo Ripa di Meana continua a insistere nella critica al tanto amato […] Giorgio Napolitano per avere egli approvato l’espulsione e la privazione della cittadinanza decisa dal governo sovietico nei confronti del grande letterato russo dissidente Solgenitsyn. Io dissento da Carlo! I motivi per cui io ammiro Giorgio Napolitano sono due: perché egli ha largamente battuto Pertini e me in esternazioni su tutto, ma proprio su tutto, due, tre e quattro volte al giorno e poi per la sua coerenza.
Mentre siamo sul punto di essere governati da Walter Veltroni che ha sempre dichiarato di non essere mai stato… comunista, abbiamo almeno un capo dello Stato coerente sul serio: dall’approvazione della repressione sovietica della Rivoluzione ungherese e dell’invasione e occupazione militare della Cecoslovacchia […] e poi all’approvazione appunto dell’espulsione e della privazione della cittadinanza decisa dal governo sovietico nei confronti del grande letterato russo dissidente. Carlo gli consiglia di andare in Russia a visitare il novantenne Solgenitsyn per chiedergli scusa! Ma ci mancherebbe altro dopo la misera figura fatta andando in Ungheria, inventandosi una inaugurazione fittizia di una fantomatica mostra di pittura all’Istituto italiano di cultura, a tributare un falso omaggio alla Rivoluzione ungherese e ai suoi capi Nagy e Maleter, il primo impiccato e il secondo fucilato, dopo che l’Associazione dei veterani e delle famiglie dei Caduti nella Rivoluzione avevano posto il veto alla sua partecipazione alle solenni celebrazioni per l’anniversario della Rivoluzione indette dal Governo ungherese.
Beh! Il nostro Presidente Emerito non si può dire che abbia peli sulla lingua.


Pubblicato il 24 novembre, 2007 alle 10:47 am da Chirone