Molti, troppi, danno Berlusconi per finito, politicamente e poi, di conseguenza, personalmente. Anche se vendere la pelle dell’orso prima d’averlo ucciso non è il massimo dell’avvedutezza, non c’è dubbio che Berlusconi, il suo governo ed il suo (?) partito non siano di questi tempi al top del successo.
Difficoltà oggettive di gestione della crisi economica, e delle manovre tentate per disincagliare l’economia scontentando tutti, intrecciate a decisioni e scelte fatte con leggerezza e di cui oggi si pagano le conseguenze giudiziarie e d’immagine, unite all’oggettiva azione di logoramento di potenti, prevenute ed intoccabili figure istituzionali, con l’aggiunta del male oscuro (ma non tanto…) della rivalità interna del co-af-fondatore del partito stanno facendo vacillare il consenso e il morale delle truppe, dallo stato maggiore all’ultimo militante.
Troppe le variabili perché gli osservatori più equilibrati riescano a fare previsioni, al di là di quanto sognato dalle molte volpi con l’acquolina in bocca in attesa che il formaggio ancora in bocca al corvo precipiti.
Un tempo, ai giovani che ambivano a diventare giornalisti il concetto di notizia si spiegava così: un cane che morde un uomo è la normalità, l’uomo che morde il cane è una notizia.
Ecco, oggi un simile esempio si può fare col presidente della Camera Gianfranco Fini. Se rilascia una dichiarazione critica nei confronti del cofondatore del suo partito o di qualche berluscones, siamo nella norma; se invece dovesse elogiare un atto del Cavaliere, allora ecco che sarebbe una notizia.
Il centrosinistra ha finalmente trovato che il leader che cercava. Capace non solo di rispondere punto su punto, senza mai arretrare, all’odiato presidente del Consiglio, ma – soprattutto – di guidare una seria e capace opposizione parlamentare.
scrive Massimiliano Gallo sul Riformista.
Tutti gli oppositori, privi di programmi, leader e consenso, incapaci di andare in porta, sperano ardentemente in un autogol della squadra di governo e Fini, considerata l’ormai consolidata esperienza nella navigazione a zig-zag e controvento, è l’uomo giusto, soprattutto se c’è coincidenza con i suoi interessi. Ora parrebbe ritornare portabandiera della destra, dopo aver ridicolizzato e distrutto una tradizione cinquantennale, costata (non certo a lui) lacrime esangue.
In un’intervista anche Di Pietro, autoinvestitosi del ruolo di vergine vestale custode del fuoco giustizialista, blandisce e getta l’amo, sperando che il subacqueo abbocchi.
Sostiene Antonio Di Pietro:
«È giunta l’ora di dividere il campo in due: da un lato il partito dell’illegalità a struttura e vertice piduista, dall’altro il partito della legalità. Il mio è un invito a Bersani e Fini: facciamo una coalizione nuova. Sia chiaro, però, che il mio campo resta quello del centrosinistra».
Il presidente della Camera riprende in mano la vecchia bandiera della “sua” destra, quella della legalità, e rischia di fare la fine dell’interista Mario Balotelli, il pezzo più pregiato di questo calciomercato estivo. Chi lo vuole cacciare. E chi se lo prenderebbe subito.
Del resto, da quando Gianfranco Fini ha introdotto la questione morale nella maggioranza, il suo consenso potenziale sul mercato della politica si è triplicato. Dal 4 al 12 per cento, come riportato giovedì scorso dal Corriere della Sera.
Preoccupato, onorevole Di Pietro?
E perché? Semmai orgoglioso. Sono anni che insisto sul tema della legalità. Fino all’ultima manifestazione che ho fatto a Piazza Navona sono stato considerato quasi un extraparlamentare sulla questione morale. Ma lei lo sa che cosa ha detto Bersani ultimamente? […] Il segretario del Pd si è sfogato coi suoi e ha detto che non bisogna lasciare a me la bandiera dell’etica in politica. E io anche di questo sono orgoglioso. Significa che sarò pure un contadino con le scarpe grosse ma ho dimostrato di avere il cervello fino. Ci avevo visto giusto. Ora fanno tutti i giustizialisti.
Quindi?
In una situazione grave come questa per battere il modello piduista al governo del paese c’è bisogno di dividere il campo in due in nome della questione morale. Anche perché le persone oneste esistono a destra come a sinistra. Mi rivolgo a Bersani e anche a Fini.
Nel 2007 lei e Fini avete presentato insieme un ddl contro la casta. Senza contare il sostegno missino alle inchieste di Tangentopoli.
La legalità non ha colore politico. Quando le nostre inchieste scoperchiarono il malaffare della Prima Repubblica, i partiti che non non avevano le mani sporche ci sostennero. È il caso del Msi di Fini ma anche alla Lega di Bossi.
Fini, dunque, ritorna all’antico?
Sta vivendo una fase di resipiscenza che spero porti a compimento. […]
A parte l’anacronistico e controproducente richiamo al MSI e al collegamento con Fini, il tempismo è fondamentale in politica (e non solo).
Domani è domenica, 25 luglio.
Quale giorno più adatto, evocativo e scaramantico per approvare l’ordine del giorno di 63 anni fa, far dimettere il Capo e arrestare il Cavaliere?
Dopo? La guerra continua… e s’arriva all’8 settembre.


Santippe
1 month ago
Ora anche Luca Barbareschi, specialista in camuffamenti, mandato alla Camera da noi sardi (imposto in lista dall’alto, come tutti gli altri… Chi è cagion del suo mal…) dice la sua fingendosi un politico, anche se a tempo ultralimitato ma ultrapagato.
Forse il travaso di bile è dovuto a qualche contratto televisivo saltato… Per arrotondare e tirare avanti…
Carta Bianca
1 month ago
Su “il Giornale” qualche giorno fa c’era un giudizio di Oriana Fallaci del 2004 su Fini.
C’aveva azzeccato…
Carta Bianca
1 month ago
Chi è senza peccato…
Ora tocca a Fini e alla sua convivente essere sottoposto ad analisi…
O è convinto d’essere un portatore sano?