
Altero Matteoli, capogruppo di An al Senato, ha diffuso il testo della lettera del Presidente della Repubblica in risposta all’iniziativa dei Capigruppo dell’opposizione e dei senatori Pera e Mantovano.
Essi ufficializzavano l’errore contenuto nel c.d. decreto sicurezza n.181 (che prevede le espulsioni dei cittadini anche intracomunitari) nel quale, sfruttandone la debolezza, l’ala sinistra della coalizione di maggioranza ha preteso e ottenuto l’inserimento della norma anti-omofobia. Oltre l’indecente forzatura d’aver sfruttato la fiducia posta dal governo per l’approvazione del decreto –a quel punto inemendabile- gli apprendisti stregoni hanno pasticciato anche formalmente con i riferimenti normativi, richiamandosi al Trattato di Amsterdam (città che evidentemente è a loro cara, evocatrice di trasgressioni in Italia ancora represse) anziché a quello fondante del Trattato comunitario. Il pasticcio inficia la validità della norma e, decadendo, rischia di cancellare le norme vigenti sulle discriminazioni razziali, religiose ed etniche, trasformandosi in un colpo di spugna su un centinaio di processi in corso.
Scrive il Capo dello Stato:
[ Ho letto] … appena rientrato dagli Stati Uniti, la lettera (peraltro aperta) indirizzatami da lei e da altri capigruppo e senatori della opposizione, e recapitatami ieri (13 dicembre 2007 ndr). [...] la questione relativa alla norma inserita nella legge di conversione del decreto n. 181, e votata dal Senato in una dizione che contiene oltretutto riferimenti erronei, merita da parte mia, per la prerogativa attribuitami dalla Costituzione di promulgazione delle leggi, un esame attento e rigoroso, che certamente non mancherà.
Il Quirinale quindi potrebbe non promulgare la legge di conversione se i riferimenti erronei non verranno corretti. In mancanza di promulgazione il decreto decadrebbe, travolgendo anche le espulsioni eseguite finora. La maggioranza però, esita a cambiarlo perché ha il terrore di un altro voto al Senato e sta mettendo alla frusta i suoi migliori azzeccagarbugli perché trovino un escamotage che salvi capra e cavoli.
E’ il terzo infortunio in pochi giorni:
- La composizione del CdA della Rai, paralizzato dalle defenestrazioni di consiglieri e reintegri del TAR;
- La barzelletta del Comandante della GdF, rimosso illegalmente con abuso di potere per non aver obbedito ad atti “illegali ma non illeciti”, dimessosi poi sua sponte, ma non nelle mani di chi l’aveva prima confermato nell’incarico, poi promosso alla Corte dei Conti, infine congedato con indegnità;
- Ultima, per ora, questa vicenda omogenea alla sinistra ed ambidestra. O ambisinistra per esser precisi.
L’attuale maggioranza, risicata e rosicchiata, era andata al governo con la puzza sotto il naso verso il centro-destra, impreparato ed arruffone, che mostrava evidenti i limiti del parvenu, ricco ma ignorante, senza uso di mondo.
Loro no, poveri ma preparati, infreddoliti in soffitta, affamati ma attanagliati ai loro libri consunti. Padroni della formula del buon governo, tenuta a memoria e trasmessa con cautela solo ai fratelli di sangue.
Ora ne abbiamo conferma: la formula gelosamente custodita è quella dell’acqua calda e l’unica variante che le dà un pizzico d’aroma capace d’incantare le folle e paralizzare i sindacati è una spruzzata d’aria fritta prima di servire (il popolo).


Giov.
4 years ago
Porto a vostra conoscenza che:
Un supplemento di indagine è stato disposto dal presidente aggiunto dei Gip Antonino Stipo, prima di decidere se debba essere archiviata l’inchiesta che vede il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, indagato per tentativo d’abuso d’ufficio e minacce nei confronti del generale Roberto Speciale.
Stipo, restituendo gli atti, ha dato al pubblico ministero Racanelli, che aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, altri 90 giorni di tempo per completare i nuovi accertamenti. Al pubblico ministero il giudice ha anche indicato quali indagini debbano essere approfondite.
VEDREMO SE C’E’ UN GIUDICE A ROMA OLTRE CHE A BERLINO. Cordiali saluti