L’appestato

Pubblicato il 27 giugno, 2009 alle 3:23 pm da Chirone


L’appestato

Tremenda e sgradevole la risposta che il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa ha dato alla solidarietà, forse fuoriluogo e certo ingenua, manifestatagli da Berlusconi dopo una notizia pubblicata dal Giornale che lo collegava come socio di una Srl nella cui compagine societaria sarebbe presente una madama condannata per fatti… d’imprenditoria sessuale.

Il Corriere della Sera ricostruisce la vicenda, ma quella risposta (“Rispetto tutti, ma non accetto solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del Consiglio”) è uno schiaffo che supera non solo la contrapposizione politica e la polemica anche dura sui comportamenti e sulla moralità di chiunque, ma ferisce a livello personale, dimostrando un tale astio, per non dire odio, che contraddice non solo i principi cristiani ai quali in continuazione fa appello l’UDC e che lo stesso Cesa invoca, ma persino il fair play che, per quanto ipocrita,  impedisce quei duelli all’ultimo sangue che trasformerebbero Montecitorio in un affollato mattatoio.

L’ergersi poi a personificazione dell’immacolata concezione non si addice al personaggio: come d’abitudine, prima di scrivere stupidaggini più grandi del solito, cerco di saperne di più, per cui, aprendo su Google il sito dedicato a Cesa Lorenzo, trovo quello di Wikipedia, nel quale, più che gli onori vengono descritti gli oneri più o meno pendenti…

Non siamo di fronte al Vangelo e alla verità rivelata, ma per dare un’idea… la dà, pur trascurando le proposte fatte dal nostro per ovviare alla solitudine dei parlamentari lontani dalla famiglia e troppo tentati dalle bellezze della capitale, fatte in occasione di una sbandata di un collega di partito.

Per tornare alle affermazioni infelici e alle risposte appropriate che a volte se ne ottengono, mi rifaccio a “sos contos de foghile” di quando la televisione era là da venire:

una vecchietta viaggiava in treno, in 3° classe, scomodamente seduta su sedili di legno centenari e dirimpetto aveva una studentessa che rientrava in famiglia, compresa di sé.

La ragazza starnutì e la vecchina premurosa augurò: “Saludu!”.

La giovane, reduce dalla “città”, ribattè: ”Ehh! Non s’usa più!”.

La vecchietta, che in città c’era andata e anche tornata, chiuse il breve dialogo così: “Fizza mi’, non n’de cheres? Mai n’dappasa!”.

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