LA PATRIA DEL DIRITTO E DEL ROVESCIO

Pubblicato il 27 maggio, 2010 alle 3:56 pm da


LA PATRIA DEL DIRITTO E DEL ROVESCIO

Tanti secoli fa, verso il crepuscolo della Prima Repubblica e dei suoi “Dei falsi e bugiardi” (ma oggi non stiamo meglio…), uno dei politici più potenti era Rino Formica, ministro delle Finanze e quindi inviso ai contribuenti perché addetto al torchio fiscale e agli avversari per ragioni di concorrenza.

Era un grande coniatore di aforismi:

  • La politica? Sangue e merda!
  • L’assemblea socialista? Nani e ballerine!
  • Beniamino Andreatta? Una comare da ballatoio!
  • I finanziamenti dei partiti?  I conventi sono poveri mentre i frati sono ricchi!

Nel diluvio universale di Tangentopoli che sommerse quasi tutto il mondo politico d’allora, fu accusato d’essere anche lui un “frate ricco” fu inquisito e processato e oggi, dopo un’eternità e un calvario di fustigazioni, insulti e crocefissione,  è risorto. Riporta “il Giornale”:

Accusato di tangenti, Rino Formica è stato pienamente assolto 17 anni dopo: non aveva intascato nulla. Nel frattempo, l’otto volte ministro socialista è passato dai 66 anni che aveva nel ’93,quando il processo iniziò, agli attuali 83. Per sua fortuna, è vivo, lucido e può assaporare la vittoria. Poteva andargli peggio. Ma intanto ha finito da allora con la politica che fu la sua vita e poteva ancora riservargli soddisfazioni. È stato ostracizzato, circondato da diffidenze, subissato di ironie. [...]

La (G)giustizia (?) alla fine ha trionfato, se non fossse che nel frattempo ha stritolato nei suoi ingranaggi inesorabili non solo Formica ma anche qualche … Elefante, che s’è visto rovinata la vita e stravolta qualunque prospettiva di rispettabilità e di legittima aspirazione.
La vicenda, “emblematica” come s’usa dire, viene commentata molto parsimoniosamente dalla stampa che s’era invece dilungata a suo tempo quando le accuse erano state mosse.

Senza scomodare la psicanalisi, ma storie simili ci pare che continuino  a succedere, in un continuo ripetersi di “deja vu” , di avvisi di garanzia (cioè garanzia d’essere rovinato, comunque poi vadano a finire i processi) di sputtanamenti mediatici utili solo alle “tricoteuses” sedute in prima fila sotto la gogna.

La maggioranza silenziosa di magistrati coscenziosi riuscirà a far dimenticare l’operato della “malagiustizia”, inamovibile ed intoccabile, quando tutte le altre categorie sono chiamate a rendere conto del loro operato?

Quando, anche in Italia, potremo sentire in un’aula di (G)giustizia e senza sogghignare l’espressione “Vostro Onore”?

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