Maggioranza morta(della): forse suicidio

Pubblicato il 4 dicembre, 2007 alle 7:43 pm da


mortadella.gifFausto Bertinotti, Presidente della Camera e massimo esponente di un Partito che fin nel nome, dichiarando la sua aspirazione a Rifondare il Comunismo, ha implicitamente preso atto di aggirarsi tra le macerie di un edificio crollato e raso al suolo, ha concesso un’intervista a La Repubblica di cui riportiamo ampio stralcio. Bertinotti è ideologicamente di sinistra e faremmo torto alla sua intelligenza se dubitassimo della buona fede e insinuassimo in lui solo un atteggiamento di facciata. L’ammirazione per Fidel Castro, l’infatuazione per il sub-comandante Marcos, l’utopia comunista coltivata oltre la modica quantità e la rimozione di tutti gli aspetti disumani di tale prassi politica, ci confermano nell’incasellarlo tra i sognatori, forse brillanti e raffinati, ma sicuramente irrazionali ed incoerenti. La sua predilezione per il cachemire, i tessuti inglesi, il confort di una vita borghese centellinata nel suo casolare umbro, tra una nuotata in piscina e una tirata di sigaro, lo riportano alla realtà delle debolezze umane, alla dimensione della “ragion pratica”. Ma veniamo all’intervista:

Non c’è più la scala mobile, ma intanto i prezzi stanno aumentando in modo esponenziale: tu, governo, non solo non vuoi indicizzazioni, ma con la fissazione dell’inflazione programmata hai contribuito pesantemente a tenere bassi i salari. Dunque c’entri, eccome se c’entri. E allora, in attesa di sapere cosa farai sui prezzi, posso sapere cosa pensi del problema dei salari? E attenzione: qui non basta più ripetere banalmente che “bisogna rinnovare i contratti”. Io voglio sapere se il governo ritiene giuste o meno le rivendicazioni. Voglio sapere se ritiene opportuno restituire il fiscal drag, o se invece si vuole assumere la responsabilità di continuare a non farlo. Insomma, io voglio una bussola. Voglio decisioni che rimettano il centrosinistra in sintonia con la parte più sofferente del Paese. Che altro devo dire? Ridateci Donat Cattin… […] …si è affermata una larga condivisione su due punti essenziali. Primo: l’attuale sistema istituzionale ed elettorale è un fattore di riproduzione della crisi politica. Dalla Finanziaria al Welfare, tutto dimostra che il bicameralismo perfetto non funziona più. Secondo: la lunga transizione dalla Prima Repubblica è fallita. La barca si è messa in moto nel ’93, ma non ha raggiunto l’altra riva, è in mezzo al fiume e va alla deriva con un duplice difetto: le maggioranze coatte (buone per vincere ma non per governare) e il trasformismo endemico. Insomma, questo sistema bipolare è fallito, e tutte le forze politiche hanno capito che se non va in porto una riforma, la crisi istituzionale diventa inevitabile, e travolge tutto. Si apre un panorama da Quarta Repubblica francese. Il sistema proporzionale, con clausola di sbarramento e senza premio di maggioranza, è una soluzione ragionevole. Soprattutto, è coerente con l’evoluzione del quadro politico: il Pd, il Partito del popolo del Cavaliere, la Cosa Rossa, lo spazio al centro. Siamo in una fase costituente […] Con il proporzionale torni alla ricostituzione di alcuni fondamenti di democrazia attiva, che sentiamo ormai vacillare. Torni alla radice della Costituzione di 40 (sic! ndr) anni fa, torni a individuare nei partiti il cardine del sistema. Sei dentro la nervatura della democrazia, che non può non fondarsi sulla rappresentanza. […] … qui bisognerà prima o poi che un certo centrosinistra decida se il Cavaliere è un protagonista della politica italiana, oppure no. Io, che al contrario di Blair considero quanto mai attuale il cleavage destra/sinistra, penso che lo sia. Penso che sia un animale politico, che muove da processi reali di una parte della società, che incorpora l’antipolitica ma dentro una soggettività politica, chiaramente di destra. E penso che Berlusconi abbia preso atto della crisi del sistema e della crisi del centrodestra. Dunque, se rileggo le sue mosse, considero attendibile che anche lui, stavolta, cerchi un accordo per rinnovare il quadro politico-istituzionale. [...] Non ci sono due maggioranze diverse, una per il governo, una per la riforma, che si escludono l’una con l’altra. Ma certo, se vuole durare, il Professore deve imprimere una svolta fin dai primi giorni del 2008. In caso contrario, sarà davvero la fine. Come vedo Prodi, mi chiede? Con tutto il rispetto, di lui mi viene da dire quello che Flaiano disse di Cardarelli: è il più grande poeta morente…. Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata… […] Voglio premetterlo: non ci deve essere nervosismo, da parte di Prodi. Usciamo da questa prigione mentale: io non so quanto andrà avanti, può anche darsi che duri fino alla fine della legislatura, e non ho nulla in contrario che questo accada. Ma per favore, prendiamo atto di una realtà: in questi ultimi due mesi tutto è cambiato, una stagione si è chiusa. Abbiamo un governo che sopravvive, fa anche cose difendibili, ma che lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra. […] Alla fine del percorso io voglio riconoscere al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all’opposizione. Ma è chiaro che a gennaio serve un confronto vero, che prende atto del fallimento del progetto iniziale… […] E viene incontro alle domande della società italiana, con scelte che devono avere una chiara leggibilità “di sinistra”. So altrettanto bene che queste scelte devono essere assunte dall’intera coalizione. Ma stavolta, davvero hic Rhodus hic salta. Sul Welfare, come si è visto, la sinistra radicale non ha aperto nessuna crisi. Ciò non toglie che il governo ha ormai molto meno credito a sinistra di quanto non lo avesse qualche mese fa…[…]

E’ una dichiarazione di morte presunta per il Governo Prodi e provenendo da una tale personalità, coscienza parlante di un pilastro portante della coalizione di maggioranza, “responsabile” per di più della precedente liquidazione del 1° governo Prodi, dovrebbe, in un dalemiano “paese normale”, condurre all’immediata caduta del Governo. Ma evidentemente nel salumificio governativo vigono altre consuetudini e non è così semplice sbarazzarsi della mortadella.

A corollario, il Ministro della Giustizia Mastella, forse più concreto e navigato, alla luce dell’intervista del presidente della Camera, ha sentenziato:

La mia idea e’ che se il governo e’ in pericolo di vita e’ giusto andare alle elezioni. Su questo condivido l’idea sia di Berlusconi che di Veltroni, secondo i quali laddove non fosse ancora in piedi questo governo o dovesse cadere per una ragione qualsiasi, bisogna andare alle elezioni.

Dall’altra parte i polli di Renzo, con le zampe legate e la testa penzoloni, continuano a rimbeccarsi, ignari che stanno per essere spennati e messi in pentola. E noi con loro.

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare