Nati per perdere

Pubblicato il 3 agosto, 2009 alle 12:32 pm da


Nati per perdere

Dopo una pausa di riflessione di qualche anno e col rammarico d’essersi lasciati scappare un’occasione d’oro per punire gli odiati “ricchi” e tra essi il maggiore, Veltroni e alcuni soci hanno partorito, con metodo platonico staccato dalla realtà, la tagliola che, nel rispetto della sacra, sana e robusta Costituzione, tanto venerata soprattutto quando proclama l’uguaglianza di tutti i cittadini, impedirà ai milionari d’Italia di aspirare a cariche governative, riservate esclusivamente a chi milionario ancora non è ma aspira a diventarlo, come tanti illustri esempi dimostrano.

La barriera per essere considerati cittadini con pienezza dei diritti è posta, per ora a 30 milioni di euro, ma già Colombo sempre più Furio propone il limite a 10.
Riferisce l’Unità:

“Il cuore della nuova proposta è nell’articolo 4 che disciplina i casi di «incompatibilità assoluta» tra cariche di governo (premier,ministri, vice, sottosegretari,commissari) e posizioni economiche di rilievo o dominanti (è presa in considerazione la anche la concentrazione in un medesimo settore di mercato). Di rilievo è la proprietà di un patrimonio di almeno 30 milioni di euro. E l’incompatibilità è totale anche quando si abbia il controllo diretto o indiretto di un’impresa la cui attività si base su una abilitazione rilasciata dallo Stato,o anche se si detiene il possesso di partecipazioni rilevanti in settori strategici (fra i quali le comunicazioni e la pubblicità).”

Siccome in Italia occorre una “abilitazione rilasciata dallo Stato” anche per andare al cesso, in realtà la barriera vera è quella patrimoniale.
Chiunque vincesse il Superenalotto passerebbe immediatamente tra i paria della politica. Non che 30 milioni di euro di patrimonio siano noccioline, ma perché un cittadino che gestisce un tale capitale e quindi premiato dalla sua abilità e fortuna, che cede il 50% del suo reddito all’erario, deve essere escluso dal governo della cosa pubblica, riservata a professionisti della politica spesso senza arte né parte?

Domanda retorica, perché il motivo vero, aldilà della contingente esistenza di Berlusconi, è sempre il solito dell’invidia sociale che affligge da sempre gli affezionatii clienti dell’Ufficio Sinistri e che continua ad affiorare alla minima occasione.

La proprietà è un furto (quando non è la loro…).

Nessuna batosta li farà mai guarire. Forse un miglioramento l’otterrebbero con una vittoria, ma è solo un’ipotesi fantascientifica.
Come diceva Guareschi: “Gratta il Pepito e affiora il Peppone”.

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