Ci sono volute ben otto settimane per nominare il “nuovo” assessore comunale alla Cultura in sostituzione dello Smilzo, approdato alla corte dei miracoli della presidentessa provinciale (che Dio l’abbia in gloria per avercelo portato via!). In effetti non era facile trovare un nome all’altezza del predecessore, uno che racchiudesse in se tutte le qualità che Lo Smilzo ha mostrato in questi tre anni e mezzo ma, con un colpo di genio dei suoi anche questa volta Leo è riuscito a stupirci.
Un vero e proprio capolavoro politico, si dice dalle parti del palazzaccio comunale, anzi un vero e proprio puzzle risolto non senza difficoltà dal nostro Leo che, dopo aver attentamente riflettuto ha deciso, con buona pace dei malpancisti della maggioranza, che non hanno certo digerito, di buon grado, la soluzione.
In effetti spostare l’eterno indeciso della politica locale Arca dalla presidenza del Consiglio comunale all’assessorato alla Cultura non era facile ma sicuramente ha influito, sulla disponibilità dell’oramai ex presidente, la triplicazione dell’indennità di carica, dato che fra la presidenza e l’assessorato ci sono circa 800 euro.
Ma il colpo da maestro è stato quello di chiudere finalmente la parentopoli spostando il “super moderato” cognato Pala, una sorta di “Tulliani in salsa ozierese”, alla presidenza del Consiglio, che aveva sicuramente bisogno di una ventata di moderazione.
Ebbene, chi più dell’ex capogruppo, cognato della segretaria particolare, che sarebbe la sorella del cognato del neo presidente, che a sua volta è cugino del presidente dell’Istituzione comunale, a sua volta imparentato con il progettista della baracca di piazza Garibaldi, a sua volta (uffaaa!!) imparentato con il cognato del nuovo presidente del Consiglio comunale, che a sua volta è fratello della segretaria particolare, che sarebbe anche parente alla lontana del nuovo assessore alla Cultura, racchiudeva in se le qualità politiche per tenere, con piglio istituzionale, le redini della presidenza consiliare?
Insomma, un vero e proprio ambaradan familiare brillantemente risolto dal nostro Leo che, in tutta la parentopoli comunale sembrava non raccappezzarcisi più. A questo punto il cerchio sembra essere definitivamente chiuso anche se voci di corridoio ci dicono che, per poter completare il puzzle comunale, manca ancora un tassello: la farmacia di San Nicola!
“Cicero pro domo sua” si sarebbe detto a Trastevere, non più di duemila anni fa!


Pubblicato il 27 ottobre, 2010 alle 9:56 am da X-file