A caval donato…

Pubblicato il 29 marzo, 2008 alle 1:22 pm da


Rinoceronte mi ha evocato, ed eccomi quà!
Cari amici vicini e lontani del Blog IL CANTARO, l’unica voce libera e priva di condizionamenti in una comunità locale appiattita e sommersa dalla “Sindrome di Sherazade”. Non mi sento affatto tranquillizzato dalle creatività finanziarie di Soru, e tale è il cosiddetto Fondo Unico regionale, un grande minestrone di quattrini pubblici, che vengono assegnati agli enti locali per il 40% in parti uguali ed il restante 60% a seconda del numero di abitanti, e già qui non è che Ozieri sia un comune particolarmente fortunato. Di fatto succede che mamma Regione dà agli enti locali i soldi che dava prima, ma lasciando libertà di spendita a seconda delle esigenze e clientele locali.
Oggi, giusto per non annoiare i nostri amici che sempre più numerosi ci seguono, mi limiterò a fare un semplice e pratico esempio.

Poniamo il caso di una famiglia ozierese tipo, nella quale il babbo si rompe la schiena tutto il giorno [magari andando a lavorare in Costa (Soru permettendo) con partenza alle sei del mattino e rientro la sera alle 19], la mamma casalinga (perchè non ha potuto avere un incarico nella giunta Ladu) e due o tre figli medio-piccoli. Entrano ogni mese 1.400-1.500 euro (per abbondare naturalmente) e di questa “enorme” cifra si possono fare due cose:

  • Si lasciano i soldi in un cassetto, non prima di aver tolto le spese per il vitto, quelle per il mutuo o l’affitto, per i libri di scuola, per la benzina dell’auto, luce, gas, telefono con internet, riscaldamento etc. Insomma tutto per la sopravvivenza dignitosa di una famiglia tipo locale, che fa la spesa alla Lidl o all’EuroSpin, arrivando giusto giusto a fine mese, salvo depositare in banca 50-100 euro.
  • Quello che rimane, se ne rimane, può servire per le cinque ricariche telefoniche di tutta la famiglia, qualche cosa al babbo per il venerdì o il sabato con gli amici, etc. Naturalmente non si sono contate le spese per i jeans firmati dei ragazzi e qualche “spicciolo” per il loro fine settimana, gli assorbenti per la mamma e le femminucce etc, etc.

E’ chiaro che se una famiglia come questa vuole sopravvivere dovrà spendere i soldi che ogni mese entrano in casa, con il contagocce!

Poniamo ora il caso che questi 1.500 euro vengano messi in un Fondo Unico familiare, cioè in una sorta di “salvadanaio” dal quale ogni componente della famiglia ritenga di dover attingere a piacere, e senza che prima siano state messe da parte le spese fisse mensili necessarie alla sopravvivenza. Così facendo ci ritroveremo con il babbo che fa bisboccia tutte le sere con gli amici, i ragazzi con ricariche telefoniche a gò gò e tutto quello che vogliono spendere, la mamma che si leva qualche sfizio anche lei (ad esempio il parrucchiere ogni settimana), e tutto il resto che quà non stiamo ad elencare. E’ matematicamente sicuro che, tempo due settimane, di quei 1.500 euro non rimarrà un centesimo, e con in più da pagare il muto o l’affitto, la bombola del gas o il gasolio, la spesa, i libri, il telefono e tutto il resto!

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