Chi pecora si fa…

Pubblicato il 14 maggio, 2010 alle 7:54 pm da


Chi pecora si fa…

Il lungo stato preagonico dell’Ospedale “Antonio Segni” di Ozieri non mostra segni di regressione e tutte le soluzioni ipotizzate, anche recentemente, mostrano d’essere state solo visioni oniriche. La dura realtà dei fatti smentisce le chimere esibite da assessori “amici” che evidentemente millantano poteri inesistenti. Pannicelli caldi raffreddatisi rapidamente, serviti solo per prendere un po’ di tempo e mascherare il freddo livore che sta avvolgendo tutti gli organi di quello che un tempo era un nosocomio, periferico ma di buon livello, capace quindi di far concorrenza ed infastidire strutture più grosse per dimensioni e utenza ma non per qualità di prestazioni.

Rimpallarsi responsabilità (che ci sono) tra gli avversi campi politici non ha ormai molto senso, ora che mestamente nell’intimo ognuno intuisce il destino finale di quell’organismo sanitario che era vitale per la città e non solo per il servizio che assolveva egregiamente.

  • Intanto per le prestazioni che erogava, richiamando utenti anche da “fuori”,
  • poi per le occasioni di lavoro –e di buste paga- che creava, alimentando un circuito economico che dava linfa al territorio, ed infine, non ultimo,
  • per il piccolo lustro che riversava su Ozieri e che serviva anche a tenere su il morale e inorgoglire gli ozieresi che già allora stringevano i denti.

Oggi, tra rassicurazioni e promesse regolarmente smentite, in un clima di sacrifici “lacrime e sangue” globalmente spalmati, cosa possono fare gli ozieresi per difendere quest’ultimo bastione che seppur sbrindellato resiste?

Il sindaco, la sua maggioranza e la sua opposizione, fanno quel che possono, protestando per via gerarchica, con incontri e ordini del giorno. Fanno bene ed è giusto che lo facciano.

Ma forse occorrerebbe qualcosa di più, una mobilitazione popolare autentica, con undicimila ozieresi in piazza schierati a difesa della loro sopravvivenza. Forse sarebbe comunque una battaglia persa ma la testimonianza solleverebbe almeno il morale e la voglia di combattere, per questo ospedale e per tante altre cose che scivolano via tra l’indifferenza e la rassegnazione… Anche i “politici” non avrebbero la sensazione di combattere contro i mulini a vento e per conto terzi.

Ma non mi pare di sentire il rumoreggiare d’adunate né il luccichio di forconi.

Ozieri, popolo d’infermieri, si sfotteva un tempo…

Popolo di pazienti occorre ormai dire. Ricoverati a Sassari, ovviamente…

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Sul drammatico argomento ha emanato un comunicato anche l’ UDC di Ozieri:

Da anni l’UDC cittadino andava denunziando, purtroppo inascoltato, i continui e sotterranei tentativi di ulteriore ridimensionamento dei servizi sanitari da parte della dirigenza sassarese dell’ASL 1.
L’accorpamento dei reparti di Chirurgia, Ortopedia e Oculistica, deciso e attuato dalla mattina alla sera, dopo che circa un anno fa un analogo tentativo era stato scongiurato dalla pubblica denuncia dell’UDC di Ozieri, è solo l’ennesimo, ma purtroppo non ultimo atto di una politica sanitaria della ASL portata avanti senza nessun criterio funzionale o economico ma con fini esclusivamente di tipo centralistico.
Chi ha preso la decisione né dovrà rendere politicamente conto, ma l’UDC continua tuttavia a sostenere che i veri nemici dell’ospedale sono in ospedale, parlano la stessa lingua che si parla a Sassari e hanno come ultimo fine la definitiva trasformazione di quello che era uno dei più importanti ospedali regionali in ambulatorio zonale, il tutto  mentre i politici sassaresi, di destra e sinistra, continuano giornalmente con i lamenti contro Cagliari, non disdegnando nel mentre di trattare le zone interne della provincia come territori d’oltremare, utili elettoralmente, ma i primi a pagare la politica dei tagli che regolarmente partono dalla periferia e mai dal centro.
Oramai è chiaro a tutti che non sarebbe bastato un commissario, per quanto autorevole, a risollevare le sorti di una sanità come quella dell’ASL di Sassari che da anni lentamente va sempre più a fondo, sotto tutti i punti di vista, con una gestione confusa e clientelare del personale medico ed infermieristico che si trascina ininterrotta, e con spreco di risorse in consulenze e convenzioni, e le responsabilità di tale disastro sono pienamente e completamente delle gestioni centralistiche sassaresi che troppo spesso hanno trovato, anche ad Ozieri, alleati interessati e sostenitori silenziosi.
A questo punto non resta che prendere sommessamente atto che la permanenza di Ozieri e del suo territorio nell’orbita di Sassari, sostenuta a suo tempo dalla sinistra locale, è stata un errore del quale ancora per anni si continueranno a pagare le conseguenze, in una zona interna come la nostra sempre più emarginata socialmente ed economicamente e sempre più vista, dalle parti del capoluogo provinciale, come un  fastidioso ed inutile peso.

Inoltre la “Giovane Italia” di Ozieri ha trasmesso una nota:

Il direttivo della Giovane Italia-Ozieri, all’indomani della riunione del costituendo comitato cittadino “Salviamo l’ospedale di Ozieri” intende rendere nota la propria posizione a riguardo dell’intera vertenza, facendo però una dovuta premessa. Durante la riunione di ieri 21/05/2010 abbiamo avuto modo di constatare come il suddetto comitato intenda legittimamente essere un comitato a-politico, la qual cosa ci trova completamente d’accordo. In un periodo delicato come questo, contemporaneo peraltro ad una campagna elettorale importante, è opportuno tenere al di fuori del movimento dei cittadini le rappresentanze di bandiera. L’ospedale di Ozieri è e deve essere l’unica bandiera di riferimento. Detto questo noi – in quanto gruppo squisitamente politico – abbiamo deciso di dare un doppio contributo ai lavori. Il primo abbandonando l’aula (appunto per lasciare spazio ai cittadini), il secondo lasciando comunque, una tantum, la nostra testimonianza attraverso uno dei nostri esponenti, il quale ci ha riportato quanto discusso durante l’assemblea e, durante la stessa, si è espresso (almeno lui!) come privato cittadino, ma che per ovvie ragioni di appartenenza, non può che trovare il nostro appoggio ideale.
Fuori dai lavori del comitato (ci teniamo a sottolinearlo) non siamo per niente d’accordo con l’impostazione inquadrata sino ad ora. Non è con le iniziative zonali che si risolvono le questioni strategiche del Nord-Sardegna e non è con un comitato partigiano che si risolve il problema dell’ospedale. Chi dice che non crede nell’unitarietà della protesta sa bene che la campana a morto per l’ospedale è stata suonata proprio da certe logiche di partito frutto di una tradizione a noi ben nota, che prima sacrifica l’agnello e poi diventa animalista.
Abbiamo bisogno di un movimento di protesta a-politico in quanto fuori da certe logiche di campana, visto e considerato che ciò che ha ammazzato il nostro ospedale è stato chi – svanita ogni memoria del passato – cerca di lavarsi la coscienza strisciando in mezzo ai cittadini e gridando “morte al boia!”.
La nostra posizione dunque è quella di un cambio di rotta, di alzare il tiro il più possibile. Il nostro ospedale rientra in quella costellazione tutto fuorché sinergica che è la sanità sarda e la salvezza da noi auspicata dell’ospedale passa logicamente (lo dice la legge) da competenze regionali. Abbiamo bisogno – a nostro avviso – di farci capofila del riassetto globale della sanità regionale, altrimenti saremo nuovamente tagliati fuori. Abbiamo bisogno di un movimento di protesta illuminata in grado di proporre una sanità sarda più competitiva che passi dallo snodo nevralgico di Ozieri (ma che sia intesa in una logica ampia) e che sia pronto a valutare – una volta portato davvero il tema alla ribalta – qualunque proposta verrà dall’alto.
In quanto movimento a-politico noi non ne faremo parte, però ci prenderemo la libertà di dare qualche consiglio dal di fuori ogni tanto ed iniziamo a farlo con un paio sin da ora. Il primo e’ di evitare non solo che la politica e, soprattutto, certa politica vadano a sporcare la lodevole iniziativa dei cittadini, ma anche che tale comitato non si trasformi col tempo in un comitato elettorale, in un contenitore di “personaggi in cerca di autore” alla ricerca di una valvola di sfogo delle proprie ambizioni o, peggio ancora, nel cimitero degli elefanti di quella vecchia classe dirigente cittadina rea colpevole (o quanto meno complice) del “delitto ospedale”. Protestare e’ facile, cavalcare l’onda lo e’ ancora di piu’. E’ questa la ragione della nostra astensione, nonche’ la ragione della nostra preoccupazione, giacche’ abbiamo avuto modo di notare, nonostante gli esponenti della politica non dovessero esserci, che alcuni, nei panni della parte lesa interna all’ospedale, o nella parte dei difensori di categoria, ieri fossero li’ per aumentare il plafond dei voti futuri o comunque per fare i paladini di una causa che, nel loro caso, quanto meno un minimo di conflitto di interessi lo presenta. Per cui, diciamo ai cittadini solo “attenzione”!
Potrebbe essere utile, anche se può apparire una provocazione, cercare la grande ribalta regionale, con una delle poche cose fuori dalla politica fattibili: consigliamo di chiedere l’ospitalità per una piccola delegazione di coraggiosi dipendenti dell’ospedale da parte dell’”Isola dei cassaintegrati”. Con la forza e la solidarietà di chi ha saputo farsi sentire e la nobilta’ di chi lotta senza alcun secondo fine, forse riusciremo a farci sentire anche noi.
In bocca al lupo!

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