Dichiarazioni programmatiche tra sogni e realtà

Pubblicato il 19 ottobre, 2007 alle 9:44 am da


di Rinoceronte

Dopo cinque mesi di gestazione il Sindaco ha partorito le “dichiarazioni programmatiche” ossia ha fatto conoscere al Consiglio Comunale e quindi alla cittadinanza quanto si propone di fare nel percorso amministrativo che l’attende.

La prima originalità della vicenda, che di cose singolari ne ha molte, è la confessione di aver dovuto attendere tutto questo tempo, per ufficializzare il programma di governo, volendo conoscere i problemi dall’interno prima di pronunciarsi.

All’apparenza un proposito lodevole ma che porta con sé un corollario: che tutto quanto detto in campagna elettorale era frutto di conoscenza epidermica della realtà cittadina ed inoltre che la sua elezione è avvenuta su base fideistica, a scatola chiusa, e per la sua capacità affabulatoria più che sulla base di convincenti programmi. Senza offesa, un imbonitore più che un solido e concreto uomo di governo.

E che la componente onirica (il vecchio e caro libro dei sogni) sia prevalente nelle sue dichiarazioni, viene fuori evidente quando si lasci depositare la cortina fumogena della sua magistrale dialettica oratoria, rinforzata dalla furbizia ed esperienza sindacale.

I pilastri sui quali intende avviare la ricostruzione di Ozieri poggiano sul terreno infido di troppe condizioni aleatorie, legate a circostanze favorevoli e benevolenze esterne lontane e contrastanti col nostro piccolo reale peso politico ed economico.

Il progetto di riportare ad Ozieri un robusto contingente di militari, sotto forma di un Reparto di Cavalleria dipendente dalla Brigata Sassari, è condivisibile, ma diventa irrealistico se si pretende di dislocarlo alla Caserma Manara. La struttura è architettonicamente splendida e di grande impatto per la “rappresentanza” ma non per la concreta operatività d’un moderno reparto di cavalleria, oggi ovviamente dotato di mezzi corazzati e cingolati e non di quadrupedi.

Allora, abbandonando l’utopia, e senza ostilità preconcette, se veramente il Sindaco ha ottenuto qualche apertura di credito dagli Stati Maggiori e soprattutto dal sassarese Ministro della Difesa, è evidente che una specialità militare di tal fatta ha necessità di grandi spazi per manovre ed esercitazioni e che tale spazio non c’è al “46”. Lo spazio c’è invece nel vasto territorio comunale, dove dislocare la base. Ma è realizzabile una tale ipotesi? Con quali soldi, visti i tagli alla Difesa prospettati in Finanziaria?

Con tutta l’orticaria provocata a sinistra dalla presenza delle basi militari in Sardegna, delle quali ovunque si chiede la chiusura per riconvertire il territorio alle magnifiche sorti turistiche ed ambientali, il sindaco Ladu, controcorrente, invocherebbe la presenza delle stellette per rimpolpare l’economia ozierese?

Non ci possiamo credere. E i fiori nei nostri cannoni, le bandiere della pace e l’uranio impoverito? Tutte fregnacce! Evidentemente nel Circolo Pertini o nella rappresentanza locale del nascente PD “più che il dolor potè il digiuno”.

Altro pilastro programmatico la rivalutazione del ruolo delle zone interne con il riordino ed il ricompattamento del territorio. Ottimo proposito ma irto di difficoltà, a cominciare dall’analisi socio-economica della nostra realtà e per arrivare agli eventuali rimedi. Già la storiella delle “zone interne” sa troppo di luogo comune e di facile alibi per mascherare le colpe e le omissioni di un’intera generazione di classe dirigente (non solo politica). Trascurando per un attimo la nostra visione provinciale, limitata alla piccola isola di Sardegna, quasi un continente ma senza esserlo, dovremmo considerare che anche la Svizzera è una “zona interna” eppure non se la passa male. E Milano non è “zona interna” rispetto alla marittima Genova? Quindi il nocciolo del problema non sono i 70 kilometri che ci allontanano dal bagnasciuga (o che ci avvicinano piuttosto).

Il problema, come sempre ed ovunque, è il “fattore umano”, è l’intraprendenza, la capacità e la voglia di lavorare delle persone che abitano sul territorio. Certamente condizionate dalla congiunzione d’infinite variabili, spesso sfavorevoli e ad arte provocate da decisioni sciagurate prese altrove. La cornice normativa e decisionale impostaci dai despoti regionali, miopi Cagliari-centrici, non ci aiuta, senza parlare della politica nazionale sempre più lontana dalla realtà quotidiana ed arroccata a difesa dei privilegi di Casta (politica, boiarda, banchiera, etc.).

I nostri territori si spopolano e le forze più giovani scappano e le proiezioni portano al peggioramento della situazione. Tutto questo nasce dalla debolezza del tessuto economico, fragile e lacerato ma soprattutto –oggi- incapace di far intravedere un futuro florido.

La soluzione prospettata dal Sindaco è di ripopolare il territorio facendo affluire forti correnti immigratorie, integrandole in modo stanziale, facendo affidamento su fondi regionali finalizzati a questo scopo. Il rimedio sarebbe peggiore del male. Non è facendo affluire torme di derelitti, bisognevoli di ogni soccorso e fruitori di servizi pagati dagli autoctoni, che il territorio si arricchirà. L’importazione di manod’opera dall’estero in mancanza di quella locale ha senso in un’economia ricca, dove i locali si dedicano ad attività più appaganti. Non è il nostro caso, perché se l’intento –il retropensiero- è di averla sottopagandola, si rivelerebbe una mentalità negriera di sfruttamento ed inoltre, all’atto pratico, si farebbero fuggire i superstiti lavoratori locali, spiazzati dalla concorrenza a basso costo. Non regge neanche il paragone con le migrazioni interne degli anni ‘60 e ’70 quando gli immigrati vennero a comprare le nostre tanche, immettendo fior di milioni nei portafogli ozieresi, non assorbendo risorse come viceversa farebbero i macilenti teraccos-pastores venuti dal mare.

Altre sono quindi le possibili soluzioni, alcune intraviste anche dal Sindaco, pù terra-terra ma sicuramente più efficaci.

L’analisi critica continua…..

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