Discussione sull’aria fritta

Pubblicato il 26 maggio, 2011 alle 5:58 pm da


Discussione sull’aria fritta

L’interrogazione del gruppo d’opposizione consiliare “Coerenza per la Libertà” e la connessa richiesta di discussione in consiglio comunale sull’ormai ricorrente e asfissiante argomento dei miasmi di Coldianu è stata colta come una manna dalla maggioranza e dal sindaco Leonardo  Ladu, alle prese da mesi con questa fetenzia che rischia di togliere il respiro e tagliare il consenso.

Gli interroganti hanno mostrato comprensione e moderazione, anche perché, a parti invertite, non avrebbero soluzioni da mettere in campo. Così come non ne ha, e lo ha onestamente dichiarato, il sindaco che, confessando quasi un senso di frustrazione, ha ammesso la sua impotenza/incompetenza a modificare lo stato delle cose, gestito (male) da altri, intenzionati a far orecchie da mercante di fronte alle sue rimostranze.

Con una qualche forzatura ha fatto presidiare l’impianto di conferimento dei rifiuti dai vigili urbani, ottenendo di far dirottare altrove quel surplus di rifiuti umidi che erano apparentemente responsabili dell’aria pestilenziale. Il risultato è stato di aver messo in croce i comuni del vicinato, con maggiori costi, senza annullare il problema ozierese.

Ergo l’origine degli effluvi è un’altra, non la quantità dei rifiuti conferiti.

Il dibattito in consiglio ha assunto toni surreali che devono aver deluso anche i due rappresentanti dell’Arma presenti e magari in attesa di qualche “j’accuse” che additasse un colpevole o un corpo del reato. Pur adottando la tattica del “qui lo dico e qui lo nego” un qualche sospetto sulla perfetta funzionalità e completezza dell’impianto è affiorata. I filtri,  sui quali tanto ci si dilunga nella pratica progettuale autorizzativa, forse mostrano dei limiti e le aree di stoccaggio e/o maturazione forse sono insufficienti. Tutto è avvolto da una nube -puzzolente- di aleatorietà. Mancando il potere ispettivo e la competenza specifica, ricadenti entrambe su Enti sovra comunali, chi rappresenta la città soffre di una “impotentia iubendi” –carenza di comando- che lo penalizza senza giovamento.

L’argomento certo non è appassionante ma il consiglio complessivamente ha mostrato tutti i suoi limiti.  E i consiglieri il loro disinteresse, o tacendo –i più- o dicendo frasi di circostanza. L’unico che mostrasse d’aver studiato, o almeno aperto il libro, è stato Carmelo Lostia, grazie alle trascorse esperienze.

Naturalmente le attenuanti sono preponderanti: per aver un minimo d’infarinatura dell’argomento “Gestione Rifiuti” necessita un dottorato di ricerca  e master all’estero, con centinaia di pagine (il Piano Regionale Rifiuti è di 589 pagine) e nozioni tecniche e normative (europee, nazionali e regionali) tali da impegnare Einstein e Fermi messi insieme.

Ma da lì occorre partire per attribuire competenze, incompetenze e responsabilità. Si dovrebbe continuare con il Rapporto preliminare di scoping che dà un’idea di ciò che bisognerebbe conoscere:


Sono stati individuati i piani e programmi di livello regionale di cui si può ipotizzare un’influenza sulla
pianificazione regionale dei rifiuti urbani e in particolare:
- Il vigente Piano regionale di gestione dei rifiuti – sezione rifiuti urbani;
- Il Programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica;
- Il Piano di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
- Il Piano regionale di gestione dei rifiuti – sezione rifiuti speciali;
- Il Piano paesaggistico regionale;
- Il Piano energetico ambientale regionale;
- Il Piano regionale dei Trasporti;
- Il Programma regionale di sviluppo rurale;
- Il Piano di prevenzione, conservazione e risanamento della qualità dell’aria ambiente;
- Il Piano forestale ambientale regionale;
- Il Piano di tutela delle acque;
- Il Piano delle attività estrattive
.

quale premessa al VAS (Valutazione Ambientale Strategica) di sole 272 pagine, indispensabile per rendere “operativo” (si fa per dire…) il piano.
Il “Piano d’Azione Ambientale Regionale  PAAR 2009 – 2013”  (di sole 145 pagine) alle pagine 32 e segg, ci racconta:

La Giunta regionale ha approvato con Deliberazione n. 73/7 del 20.12.2008 il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti – Sezione Rifiuti Urbani. Al fine di rendere più incisiva l’azione di governo dell’Amministrazione regionale in materia di rifiuti si è ritenuto di dover elaborare un profondo aggiornamento dell’originario Piano di gestione dei rifiuti del 1998, tenendo conto soprattutto di obiettivi
strategici e soprattutto della nuova configurazione istituzionale degli Enti Locali. […]
In sintesi si possono elencare le scelte strategiche che delineano il Piano:
a) la progettazione di raccolte differenziate ad alta efficienza, che consentano di intercettare già a livello domiciliare frazioni di rifiuto (frazione organica, carta, cartone, plastica, vetro, alluminio, legno) a basso grado di impurità, da inviare direttamente al riciclo; gli obiettivi di raccolta differenziata vengono fissati nella soglia del 65%, in modo imperativo, e al 70%, come obiettivo d’indirizzo, della produzione complessiva dei rifiuti, da raggiungersi nel quinquennio 2008-2012;
b) l’attuazione di strategie operative che consentano prioritariamente la riduzione dei rifiuti prodotti nel territorio regionale promozione dell’utilizzo di beni a maggior vita utile e minore produzione di rifiuti;
riduzione dei conferimenti di rifiuti impropri nel circuito degli urbani;
interventi diretti di informazione e responsabilizzazione);
c) l’istituzione di un unico Ambito Territoriale Ottimale coincidente con l’intero territorio regionale, a fronte dei quattro attualmente esistenti, con conseguente individuazione di un’unica Autorità d’Ambito cui sarà affidato il servizio regionale integrato di gestione dei rifiuti urbani (costituito dall’insieme dei servizi pubblici di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti), ottenendo la semplificazione del sistema organizzativo attualmente incentrato su una pluralità di enti di riferimento;
d) la presa in carico degli impianti di trattamento/smaltimento dei rifiuti da parte della predetta Autorità d’ambito e l’affidamento della gestione degli stessi mediante procedure ad evidenza pubblica;
e) l’individuazione, in base a criteri di efficacia ed economicità, di due livelli di gestione integrata, coordinati dall’Autorità d’Ambito Regionale:
• il livello provinciale per l’organizzazione della fase di raccolta e recupero dei materiali, in cui avranno un ruolo preponderante le Province e gli Enti Locali;
• il livello regionale per la gestione della filiera del trattamento/smaltimento del rifiuto residuale, attraverso le fasi di ermovalorizzazione e smaltimento in discarica, garantendo la determinazione di una tariffa, rapportata a tali lavorazioni, unica per tutto l’ambito regionale e la minimizzazione del ricorso allo smaltimento in discarica;
f) la definizione di uno schema impiantistico di riferimento caratterizzato dall’individuazione di due centri di termovalorizzazione, di cui uno già esistente e da adeguare ed uno, per l’area centro nord, da inserire preferibilmente in un impianto di potenza già esistente. Questa configurazione prevede inoltre l’adeguamento dell’impianto esistente a Macomer almeno per la gestione del transitorio necessario per il raggiungimento della configurazione a regime. In questi impianti, con annesse discariche di servizio, sarà conferito il secco residuo prodotto dalle aree servite, ed essi saranno sufficienti alla valorizzazione del secco intercettato con le raccolte ifferenziate ad alta efficienza, anche in assenza del pretrattamento;
g) la promozione dell’utilizzo del compost di qualità mediante accordi di programma con l’Ente Foreste e con le associazioni degli agricoltori;
h) l’attuazione di interventi sulle piattaforme esistenti e su quelle in progetto, di prima valorizzazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, per creare impresa e lavoro in Sardegna.
L’attuazione del Piano e la realizzazione del sistema di gestione integrata dei rifiuti, associata a comportamenti virtuosi degli Enti Locali, potrà consentire a regime, oltre al miglioramento ambientale, anche l’abbattimento dei costi e quindi delle tariffe a carico dell’utenza finale.

Ma anche se il nostro piccolo consigliere comunale avesse la voglia e la capacità di sorbirsi e metabolizzare tutto il burocratese a cui s’è accennato, a cosa servirebbe se la Regione non si ricorda dell’ipotizzato termovalorizzatore, volgarmente detto inceneritore, previsto ad Ottana o comunque nel nord Sardegna, che non c’è né pare ci sarà, finchè una situazione simile a quella campana non ci sommergerà?

Che cosa è stato degli impianti di compostaggio sbandierati come finanziati nel piano?


E si potrebbe continuare per altre 3000 pagine, senza arrivare a conclusione.
Unico risultato positivo della riunione è stata la dichiarata volontà del sindaco di adottare eventuali misure straordinarie per impedire che gli ozieresi siano ancora asfissiati, in ciò confortato anche dal sostegno della minoranza.

Chi vivrà, odorerà…

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