I risultati elettorali nascondono sempre delle incognite che né exit-poll né sondaggi riescono a rivelare, insondabili essendo gli umori di ogni elettore che rarissimamente vota con logica aristotelica. Quando poi si mescolano insieme gli ingredienti è quasi impossibile risalire ad essi..
L’analisi del voto quindi è un’arte esoterica stretta parente dell’astrologia e della lettura dei tarocchi.
Ma qualcosa occorre tentare per capire cosa attraversa le viscere dell’elettorato e aggiustare il tiro. Tanti i rebus da sciogliere:
- Soru era il candidato da battere e abbattere, il simbolo che aveva assunto su di sé l’opera omnia dell’attività regionale, nel bene e nel male, personalizzando la contesa e andando contro avversari e alleati.
o Perché ha ottenuto allora molti più consensi della sua coalizione, che col voto disgiunto avrebbe potuto strangolare il capataz? O il sostegno gli è pervenuto dal popolo della destra, che la logica vorrebbe invece essersi coagulato proprio per marciare contro di lui?
- Soru, col suo operato, ha oggettivamente penalizzato il Capo di Sopra, privilegiando altre aree e soprattutto Cagliari ed il Medio Campidano, e ha arrogantemente estromesso, da quello che ormai è il suo partito, tre boss sassaresi come Giò Giagu, Silvio Lai e Giacomo Spissu.
o Perché allora Sassari-città lo ha premiato, quando la logica avrebbe voluto che gliela facesse pagare, e l’umiliata trimurti di sinistra non ha voluto –o potuto?- esercitare la vendetta ?
- Ad Ozieri il centrodestra, maggioritario come bacino di consenso elettorale, è arrivato all’appuntamento diviso e quindi ininfluente nelle decisioni, senza una guida lungimirante che pensasse al territorio e non solo alla sua botteguccia. Troppe le anomalie comportamentali, con il risultato fortunosamente salvato dagli elettori che, a fiuto e praticamente senza guida politica, hanno riconosciuto la strada di casa.
o Perché il Pdl, sotto la cui bandiera erano schierate sia FI che AN non è riuscito -o peggio non ha voluto- ad ottenere una candidatura locale espressione della condivisa, a parole, confluenza in un’unica formazione? I due partiti, a detta loro moribondi, come ultime volontà hanno seguito logiche di parte:
- FI non esponendo al rischio in battaglia i vertici locali (e provinciali…) del partito e rifugiandosi su una candidatura di servizio, vero agnello sacrificale, lanciata allo sbaraglio per tappare squarci organizzativi da Titanic. Come nelle battaglie dell’Isonzo, gli ufficiali al riparo in trincea e la truppa all’assalto… e per aggravante, grande impegno a sostegno d’un concorrente non locale.
- AN, penalizzata al centro da miopi ed egoistiche logiche da “cartello” accentratore anticoncorrenza, riserva di caccia per incursioni forestiere. Per tentare di coagulare il voto, s’è dovuta spalmare su candidati d’importazione, in pratica sbriciolandosi e riportando numeri da pallottoliere.
o L’UDC, anch’esso sotto Cappellacci, ha reclutato un’oriunda di classe che ha fatto dei bei passaggi ma non ha segnato il gol della vittoria, affondata nelle sabbie mobili del voto disgiunto, troppo a sproposito evocato. Non ci dispiace che Ozieri abbia conservato un ottimo medico.
o Ad Ozieri circa il 20% delle schede per il centrodestra erano prive dell’indicazione di preferenza per un candidato, probabilmente non per indecisione dell’elettore ma per deficienza informativa da parte delle strutture partitiche.
- Il PD ozierese ha tenuto le posizioni e la sua giovane candidata locale s’è battuta egregiamente, anche se in arretramento rispetto ai risultati del passato quando correva il segretario pattadese dell’allora DS ed era viva e vegeta la Margherita, con un suo candidato.
- Risultato forse inferiori a quelli sperati per i due candidati de La Sinistra e di PRC, che hanno scientemente fatto opera di testimonianza.
In definitiva i problemi maggiori sono a destra, dove l’eccessivo frazionismo e le troppe ambizioni personali da parte di una dirigenza non sempre all’altezza hanno per l’ennesima volta penalizzato un territorio che avrebbe estremo bisogno di un tutore di prima grandezza e non per interposta persona.
Con tale insufficienza organica anche la debole azione politico-amministrativa della sinistra può barcamenarsi e continuare la navigazione.


NTJ
2 years ago
La miopia sta nel concepire ancora Ozieri come Città che vive di luce propria senza capire che con la divisione del Monte acuto è cambiata la storia. Occorre ridisegnare i confini politici del territorio e lavorare perchè Ozieri torni ad essere quello che l’ha resa importante: Città-Territorio. Chi l’ha capito, fino ad oggi non ha avuto costanza nel cercare di raggiungere l’obiettivo. Un candidato del territorio (con qualche possibilità di essere eletto) non si inventa in tre mesi, ma si costruisce in tre anni. Adesso rimbocchiamoci le maniche per ricostruire un nuovo equilibrio nella destra ozierese (PDL), poi allarghiamo il nostro sguardo politico alle alleanze coi moderati e all’area autonomista. Il passo successivo della nascita di una leadership territoriale sarà cosa naturale. Insieme si può.
F.M.
2 years ago
Città-territorio è solo uno slogan elettorale, perchè immagina -pur senza dirlo chiaramente- un “territorio” subordinato alla “città” e considerando le divisioni (di cui lo smembramento del c.d. Monte Acuto è la testimonianza) sempre presenti tra i comuni circonvicini, ognuno proteso a tutelare i propri piccoli interessi, e anche le divisioni intestine all’interno della stessa “città”.
Queste si che andrebbero sanate e superate. Una cittadina simile a noi per popolazione, Sorso, ha espresso più candidati ma ha polarizzato il voto su due, permettendo l’elezione di uno ed un ottimo risultato per l’altro. Alghero, quattro volte più grande ha sostenuto alcuni vincenti (Bruno, Fois, e forse Martinelli e Vacca). Hanno contato sulle loro forze e su candidature “forti”, non sul territorio circostante che può solo portare valore aggiunto.
Ancora di più il ragionamento è valido col tormentone in atto del FEDERALISMO, una forma edulcorata di campanilismo allargato, in cui ognuno compete nel dare e nell’avere.
L’unione di tante debolezze non fa una forza e non saranno il Meilogu e brandelli del Logudoro allargato a sacrificarsi per favorire Ozieri che, se vorrà recuperare un ruolo di capofila, dovrà lavorare duramente, utilizzando le capacità -intellettuali e progettuali in primis- che fossero presenti e disponibili.
Se queste mancano, o venissero ostacolate, dovremo accontentarci di mantenere il territorio, allontanandoci sempre più dal ruolo di città.