L’antico orgoglio ozierese di primeggiare s’è andato appannando nell’ultimo mezzo secolo, sovrastato dai cambiamenti e dal progresso, che non aspettano i ritardatari e i distratti.
Ed è innegabile che tra le tante risorse “dimenticate”, guardate quasi con sufficienza, ci fosse l’ippodromo di Chilivani, eredità misconosciuta di quelle generazioni precedenti tanto rimpiante e così poco imitate nella loro intraprendenza.
Non che la struttura non vivesse e progredisse, dando lustro e lavoro, governata dall’Istituto Incremento Ippico, ma la città si limitava quasi solo ad ospitarla sul proprio territorio, senza capirne le potenzialità e sfruttarne la presenza. Qualche stipendio e qualche fornitura, ma, come suol dirsi, “d’ufficio”, senza entusiasmo, astenendosi dal creare tutt’attorno un indotto.
La situazione s’è sbloccata con l’evaporazione dell’Incremento –come chiamato d’abitudine ad Ozieri-, decapitato, disciolto e smembrato, confluito in un nuovo ente regionale dalle mille competenze estratto dal cilindro di Soru e cangiante nelle sembianze degne del trasformismo di Fregoli.
Spinto a liberarsi dell’ingombrante e non più strategico ippodromo, ha chiamato in causa il Comune, che da qualche anno ne chiedeva la disponibilità e al quale sempre più frequentemente la Regione rifila dei pacchi-sorpresa. Dopo il Consorzio Industriale arriva l’ippodromo, visto questa volta come una potenziale risorsa.
Su di esso qualche castello in aria (le corse in notturna e “il polo del Polo”, in collegamento con le passioni tra lo sportivo e lo snob che fanno esibizione di sé in Costa Smeralda), accantonato in attesa di tempi migliori.
Chi amministra in Comune muove i primi passi con molta cautela, andando al passo nel percorso ad ostacoli imboccato dall’ippica italiana col crollo del Totip e dei montepremi.
Ad Ozieri il Comune non è più solo fornitore di servizi al cittadino ma esordisce in veste d’imprenditore. Un ruolo difficile, visto con diffidenza dalla pubblica opinione che per esperienza sa che, ovunque il settore pubblico mette le mani, nasce, per germinazione spontanea, un carrozzone. Resistere a questa tentazione e, se possibile, far nascere un’impresa economicamente sana sono le sfide che attendono gli amministratori, che per ora hanno espresso le loro buone intenzioni:
“La gestione diretta dell’ippodromo da parte della Regione, ha garantito finora le risorse sufficienti per la programmazione e lo svolgimento delle attività. Ora, senza rimborsi a piè di lista, riorganizzato come impresa, l’Ippodromo è destinato a diventare la più importante impresa economica della città. […] gli ozieresi, appropriandosi di una risorsa territoriale straordinaria, devono dimostrare di essere capaci di poterla utilizzare per produrre lavoro, reddito e ricchezza per la propria comunità.
Intorno all’Ippodromo ruotano interessi che coinvolgono, direttamente e nell’indotto, centinaia di persone, […] la base sociale per costruire una grande impresa. […] anche in un momento di grande crisi dell’ippica, cui stanno ponendo freno i recenti interventi finanziari del governo.
Le risorse finanziarie per l’attività di gestione provengono prevalentemente dall’UNIRE, dalle scommesse e dai servizio box.
Nell’anno 2008 sono stati determinati ricavi, esclusa di Iva, pari a 670.000,00 euro.
Nello stesso anno i costi, prevalentemente determinati da vigilanza (100.000,00 Euro), manutenzione e gestione impianti (oltre 170.000,00 Euro), servizio raccolta materiale organico (oltre 45.000,00 Euro), servizi gestione tecnica e segreteria (oltre 150.000,00 Euro), servizi televisivi (35.000,00 Euro), servizi generali, ammontano ad un totale di spese pari a circa 670.000,00 euro, con un risultato di esercizio sostanzialmente in pareggio.
Per il programma delle attività del 2009, a situazione di gestione invariata rispetto agli attuali costi, è prevista una entrata di oltre 750.000,00 euro. Una più oculata gestione può dunque garantire un risultato di esercizio positivo. Questa previsione non prevede l’utilizzazione di alcuna risorsa finanziaria da parte dell’Ente Locale. […] la possibile trasformazione della società in house, in società di capitale aperta ad altri soci, può favorire l’apporto di ulteriori capitali.”
Vedremo in futuro se quanto nascerà sarà un puro sangue, un arabo-sardo o un bardotto.


donato
1 year ago
speriamo che qualche cosa cambi perchè continuano a fregarci.