Approvando il collegato alla legge finanziaria, qualche giorno fa il Consiglio Regionale ha iniziato a modificare l’attuale assetto dell’apparato sanitario isolano, decidendo da subito il commissariamento dei vertici delle ASL, con la sostituzione degli attuali Direttori Generali, e la riorganizzazione di tutto l’apparato.
E’ solo l’inizio, non è ancora una riforma organica ben articolata, ma credo che a me e a tutti gli ozieresi questa decisione debba fare piacere. Non certo perché tutti i “manager” e gli alti dirigenti della sanità siano (stati) degli incapaci (per quanto sia ovvio che tutte le organizzazioni camminano con le gambe degli uomini che le guidano) e con la loro sostituzione si ottenga un risultato strepitoso, ma perché, con le insoddisfacenti condizioni nelle quali si trova il sistema sanitario regionale, con risultati non correlati agli alti costi, il primo provvedimento non può che essere la sostituzione dei capi.
Forse pagano “colpe” anche non sempre oggettivamente a loro ascrivibili ma comunque fiduciari di altri referenti oggi privati di responsabilità diretta.
I quali referenti infatti molto si sono lamentati della scure che colpirà i loro “beniamini” e anche per mezzo dei quali potevano “contare” e speravano di continuare.
Poco vale l’accusa di “spartizione” o di “spoyl sistem” se a lanciarla è chi quell’esercizio lo ha particato sino all’ultimo giorno di mandato e nel tentativo di non cedere il testimone parla di “imboscata”.
Ma la cosa che più apre alla speranza d’un cambiamento è, per quanto ancora solo abbozzata, la decisione di ridisegnare la mappa del servizio sanitario regionale individuando alcune macroaree, comprendenti gli ambiti territoriali di diverse ASL, che gestiranno alcuni servizi, come quello acquisizione beni, e soprattutto il previsto scorporo dei principali ospedali dal sistema delle ASL, rendendole Aziende ospedaliere autonome e restituendo loro la capacità decisionale.
Se una tale ipotesi fosse stata formulata qualche anno fa, nessuno avrebbe avuto dubbi sulla scontata potenzialità dell’Ospedale Segni di camminare con le proprie gambe, non per stabilire primati nazionali ma per fare la strada routinaria insieme al 90% dei cittadini che in esso –ancora- vedono una risorsa.
Oggi la struttura è debilitata, dissanguata di risorse materiali ed anche umane, con medici demotivati o non motivati come quelli del passato, rassegnata al proprio declino.
Oggi sta arrivando il momento nel quale tutta la classe politica del territorio ozierese ha l’occasione per riscattarsi dal lustri d’ignavia o peggio complicità, raddrizzando la schiena e liberandosi, se fosse il caso, anche di qualche “profeta di sventura” sotto le spoglie di “tecnico” che emetterà giudizi di condanna (struttura troppo piccola…; non autosufficiente…; ci conviene restare aggregati…) solo perché la risalita della china potrebbe mettere a rischio le sue (in)capacità, compromettendo i ritmi circadiani del suo pendolarismo imperniato su tredici mensilità.
Una cittadina di servizi, che nel terziario specie se di qualità può trovare sollievo ai suoi mali endemici che hanno necessità di tempo per trovare rimedio, non può perdere quest’ultima occasione, quest’insperato ritorno di fiamma per riavviare i motori.
Gli accorpamenti hanno troppa assonanza con ammortamenti e con rigidità cadaveriche. Forse non scoppiamo di salute, ma non siamo ancora morti: dimostriamolo.


ozierese
11 months ago
ottima analisi,il paziente è malato ma non in fin di vita.speriamo che la sinistra accabbadora non ci metta le mani come ha gia fatto in altri tempi.