OSPEDALE malato? Mal COMUNE…

Pubblicato il 4 settembre, 2009 alle 11:52 am da


OSPEDALE malato? Mal COMUNE…

Che le cose, sul colle di San Michele, non andassero particolarmente bene, da tempo lo sapevano tutti nel disastrato e autoreferenziale mondo politico locale anche se, a dire il vero, alcuni sapevano sicuramente meglio di altri.

Quello che, appena venti anni, fa era considerato il “top” ospedaliero regionale, anche grazie ad alcune mirate nomine primariali che avevano fatto, di diversi reparti, veri e propri centri di attrazione sanitaria, è andato via via decadendo sino a diventare sempre più simile ad un avamposto sanitario quasi familiare.

Il punto di svolta si ebbe a metà degli anni novanta quando, con la soppressione della ASL n.5, per anni guidata dall’infaticabile Nanni Terrosu, la gestione della sanità locale passò sotto le grinfie dell’azienda sassarese che, come prima cosa, pensò bene di raccogliere a piene mani dall’ambito ospedaliero locale procedendo a indiscriminati trasferimenti, spesso richiesti dagli stessi interessati, dei migliori professionisti oltre Scala di Giocca.
In pratica, dopo aver vissuto di rendita ancora per alcuni anni l’ospedale “A.Segni” venne sottoposto ad una sorta di “tiesizzazione” in salsa Monte Acuto, una sorta di provincia periferica dell’impero sassarese, dove esiliare figure professionali che, in via Monte Grappa, si volevano ”ridimensionare”.

E così l’ex nosocomio è andato via via caratterizzandosi, sopratutto negli ultimi anni, come porto sicuro di ”professionisti” che a Sassari non sapevano dove sistemare.

Il tutto naturalmente nel pieno rispetto degli usi e costumi della classe politica cittadina che, “usa obbedir tacendo” ha assistito silenziosamente, ora a destra e ora a sinistra a seconda della dirigenza di turno, regolarmente nominata più per eseguire che per amministrare, tanto che risulta sempre più difficile trovare, nella sanità regionale, “manager” che siano in grado di riconoscere la differenza che intercorre fra le siringhe ed i pappagalli, volendoci naturalmente riferire a quelli ospedalieri e non a quelli della foresta amazzonica!

Mentre l’ospedale piange, nel sinistrato municipio cittadino si ride a crepapelle. Agnostici di tutto quello che accade oltre le sacre porte comunali, infatti, Leo e i fedelissimi continuano imperterriti a stilare graduatorie concorsuali e relative assunzioni a 180°, di fronte al disinteresse di una opposizione che, a suo tempo, non era stata in grado di assumere neanche un netturbino (naturalmente anche in quel caso con le rare e dovute eccezioni!).

La “conventio ad excludendum” nei confronti dei diversamente allineati e dei normolaureati quindi, continua anche dalle parti di via Veneto, così come Il Cantaro aveva a suo tempo previsto, e che contrasta pesantemente con le prediche, moraliste ed egalitarie, che anche ad Ozieri i compagni comunali avevano a suo tempo ampiamente pubblicizzato.

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