Per mangiarti meglio, bambina mia…

Pubblicato il 16 maggio, 2010 alle 2:49 pm da


Per mangiarti meglio, bambina mia…

Le vicessitudini dell’Ospedale “A.Segni” di Ozieri, appassito fiore all’occhiello della sanità isolana, amareggiano tanti concittadini consapevoli di quanto esso rappresenti per la città e di quale rischio si corra col suo ridimensionamento o peggio la sua chiusura. Pubblichiamo un intervento del dr.Murru che in passato vi ha esercitato.

Voglio esprimere alcune considerazioni sull’Ospedale di Ozieri, ritenendolo un dovere nei confronti di una struttura che ha permesso a me e a tanti altri di vivere dignitosamente, determinando anche le nostre scelte di vita.
Scopro l’acqua calda se concordo che la decadenza sia iniziata quasi vent’anni fa, con la perdita dell’autonomia e il conseguente accentramento a Sassari di ogni potere decisionale. Automaticamente il “core business” della sanità provinciale fu fatto coincidere col capoluogo e le strutture di periferia divennero delle fastidiose e petulanti appendici che non potevano essere nell’immediato brutalmente amputate sia perché ancora sane sia per evitare dolorose e rabbiose reazioni locali.
In un quadro di restrizioni e scarsità di risorse –e forse di rivalsa- si scelse di privilegiare il centro, e più o meno scientemente si optò per una morte lenta delle sedi marginali.
S’iniziò col centellinare le forniture routinarie e col sopprimere le cucine –
ho conosciuto anni in cui al Segni si mangiava meglio che in tanti ristoranti- e poi col far invecchiare le apparecchiature più sofisticate già presenti senza provvedere al turnover né tantomeno alla sostituzione con quelle d’ultima generazione.

Allora al  “Segni” si cominciò a rimpiangere i bei tempi dei due Tomagrafi –uno in sede e l’altro in comodato all’Universtà di Sassari che n’era priva- degli YAG-laser dell’Oculistica, delle amniocentesi e mappaggi cromosomici.

Iniziò il fuggi-fuggi e per decisione istintiva e/o per legittimo tornaconto anche il flusso in entrata di primari e professionisti s’invertì in uscita. La stessa strada che facevano i medici pendolari venendo ad Ozieri cominciarono a farla i pazienti in senso contrario. I tassi d’occupazione dei posti-letto si abbassarono e questo portò ad un ridimensionamento di organici e prestazioni.

La logica dei numeri ha finito per vincere e continuerà inesorabilmente a colpire. Venendo meno la massa critica di prestazione erogate si avrà anche un indebolirsi della qualità disponibile. Giustamente i pazienti vanno dove ritengono d’ottenere maggiore affidabilità e diffidano ad es. d’un ginecologo con incarico trimestrale “comandato” a trattare una frattura di femore o un glaucoma acuto. Calerà quindi ancora e sempre di più la richiesta e automaticamente la scarsa offerta si rivelerà comunque esuberante, dando ragione ai… ragionieri, coi tagli, gli accorpamenti e le razionalizzazioni.

La soluzione è, come per tutti i grandi problemi, di scelta politica, non nel senso di far sopravvivere artificialmente strutture condannate, ma nel decidere se sia meglio accentrare sempre di più tutti i servizi, dalla sanità al sistema giudiziario, dal fisco ai sistemi di tutela del cittadino, anche a costo di creare ingovernabili falansteri dove gli sprechi superano i risparmi, oltre ai costi “umani” di lontananza e alienazione, spese e rischi di trasferimento e spreco di tempo. Decisioni ben al di sopra della nostra portata e che dovrebbero esser prese in sedi dove si hanno, pare, altre priorità e dove, anche cambiando i conduttori, non cambierebbe la direzione di marcia.

Perciò sembrava la quadratura del cerchio la soluzione architettata e inizialmente, almeno a parole, condivisa a livello regionale di un inserimento dell’Ospedale di Ozieri come unico presidio nell’ambito della ASL e sua diretta emanazione. Gli eventi successivi –il “vengo anch’io…” di Alghero e il cronico e riacutizzato deficit sanitario- hanno spianato la strada alla “banda cittadina” che, per il nostro bene, ci strangola ma con guanti di velluto. Perché l’intervento riesca e si concluda elegantemente siamo pregati di collaborare e ci fanno notare come siano assolutamente fuori luogo le grida strozzate.
Con tutta la delusione e la rassegnazione del caso è facile prevedere il futuro…

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