Pochi, maledetti e subito

Pubblicato il 6 giugno, 2009 alle 3:46 pm da Chirone


Pochi, maledetti e subito

Quando le deficienze oggettive si mescolano all’insoddisfazione personale l’avvitamento elicoidale degli zebedei diventa vorticoso e occorre, come minimo, dar fiato alle trombe.

Forse Cappellacci non è un fulmine di guerra, ma bisogna concedergli molte attenuanti: è al governo da cento giorni e s’è trovato alle prese, da subito, con tante, troppe, gatte da pelare, tra liquefazione dell’intero apparato industriale sardo, collasso dell’agricoltura, guerra dei trasporti, crisi economica e sociale, senza dimenticare lo scherzetto combinatogli dal suo capataz con la sottrazione con destrezza del G8 e connessi.

La squadra di governo è un’associazione filodrammatica e sfido chiunque ad elencare su due piedi i nomi degli assessori regionali, che però hanno anch’essi diritto dei termini a difesa per studiare le carte. In passato, quando al loro posto c’erano i grossi nomi usurati della politica, non è che le cose andassero meglio.

Queste difficoltà oggettive fanno crescere il malumore tra i peones del Consiglio, convinti tutti d’avere nello zaino il bastone di maresciallo e altrettanto ansiosi di rosicchiare la carota d’un assessorato e gustare l’ebbrezza del comando.

Il più sincero, Roberto Capelli, tra lo spavaldo e l’imprudente, ha sbottato:

«Siamo delusi, molto. Abbiamo promesso ai nostri elettori il cambiamento e non abbiamo ancora scritto e discusso un programma. Non abbiamo fatto un vertice di maggioranza. E stiamo qui a vedere assessori “festaioli” che organizzano eventi e girano la Sardegna per autopromuoversi, invece che stare dentro gli uffici a lavorare… deludenti, inconsistenti, disastrosi: siamo di fronte a una giunta leggera, alle prime armi.

Siamo delusi e vogliamo delle risposte. Perché non abbiamo battuto Soru per avere un altro uomo solo al comando. E questo non doveva avvenire perché alla Sardegna servivano risposte urgenti.

E invece non abbiamo nemmeno fatto lo spoil system. Abbiamo vinto le elezioni e continuano a comandare sempre gli stessi. Non abbiamo messo mano al piano paesaggistico la cui rivisitazione doveva essere avviata come primo atto di governo. Non abbiamo fatto praticamente niente, e c’è così tanto da fare. La nostra è una critica costruttiva, per ora».

Quest’ultima affermazione, più che tranquillizzare, preoccupa: quando la critica sarà distruttiva, scoppieranno le bombe atomiche?
E comunque, nonostante la sordina (“Non rappresenta il partito… Ha parlato a titolo personale…”) la polemica serpeggia:

“Le dichiarazioni di Capelli, sebbene dettate con tutta probabilità da insoddisfazioni personali, non possono però restare prive di conseguenze sul piano politico. [...] Più in generale, è auspicabile che in futuro i singoli esponenti della coalizione di centrodestra evitino iniziative a titolo puramente personale»

e ancora:

«Cerca di ritagliarsi un ruolo e una visibilità da voce critica all’interno della maggioranza»

hanno risposto stizziti i vertici del PdL.
Ma i mal di pancia non si curano con gli schiaffi, siano essi dati con la mano destra o con la sinistra.

Per averne conferma, chiedere a Soru e ai suoi fratelli-coltelli.

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