Puzza di bruciato

Pubblicato il 6 febbraio, 2008 alle 6:02 pm da


rifiuti-3.jpgI procedimenti giudiziari avviati nei 14 anni di gestione commissariale dell’emergenza rifiuti in Campania sono oltre 40 ma solo in questa settimana s’è svolta l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio del governatore della Campania Bassolino, di alcuni ex rappresentanti del commissariato e dei vertici dell’ATI (associazione temporanea d’imprese) del gruppo Impregilo che aveva vinto l’appalto sul ciclo di smaltimento dei rifiuti (risolto il 30 novembre 2005). Secondo i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo «le società affidatarie sapevano già di non poter rispettare [la normativa imposta dal capitolato]» conseguendone l’ipotesi di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato contestata ad alcuni degli indagati, fra i quali Antonio Bassolino, (per il periodo alla guida del commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti), l’ex vicecommissario Vanoli, il commissario vicario Paolucci, l’ex amministratore delegato di Impregilo Piergiorgio Romiti e alcune decine di amministratori pubblici e privati. L’indagine si compone di cento faldoni e decine di migliaia di pagine di atti e da essa emerge come attraverso lo scudo e il paravento dell’emergenza si sia avuta una gestione scellerata e clientelare dell’affare rifiuti in Campania.
Secondo l’accusa, il Commissario straordinario di governo

«non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dalla Ati affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania a valle della raccolta degli stessi. Una condotta omissiva, da parte di Bassolino e del suo staff, che non si è limitato a un ruolo passivo ma fattivo, mediante la redazione di provvedimenti che hanno direttamente agevolato le inadempienze delle ditte affidatarie, occultandole all’esterno».

Un tale comportamento presenta evidentemente alti rischi e, se scoperti, pesanti conseguenze per cui, preventivamente occorre cautelarsi, almeno economicamente. Infatti durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi stratosferici, pari anche a novantacinquemila euro al mese. Che interesse poteva esserci a risolvere la situazione? La Procura sostiene: «più durava l’emergenza più si guadagnava» e cita il caso del subcommissario Vanoli che percepiva un milione e cinquantamila euro all’anno, e del subcommissari Facchi, con compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro. Il prefetto Corrado Catenacci, uno dei Commissari succedutisi nell’incarico, in una intercettazione telefonica, si lamentava con l’interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all’anno e in una relazione del giugno 2004 scriveva che: «risultano, allo stato, corrisposti gli emolumenti di seguito indicati comprensivi di rimborsi spese: Commissario vicario, Paolucci Massimo 518.339,11 euro».
Questa la requisitoria della pubblica accusa, che dovrà essere vagliata, respinta o confermata e infine eventualmente sottoposta a 3 gradi di giudizio. Ma che a puzzare sotto il Vesuvio non fosse solo la “monnezza” erano in molti a sospettarlo. Forse per questo il furbo Bassolino vuol ri-cambiare aria e ha annunciato di aspirare (con la mascherina sul naso) ad una candidatura nazionale per il 13 aprile.

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