SEMPRE MI SON PENTITO D’AVER PARLATO, MAI D’AVER TACIUTO 4°

Pubblicato il 20 ottobre, 2008 alle 4:50 pm da


A difesa dei due colonnelli Alemanno e La Russa, imprudenti nella loro sincerità (evidentemente non sufficientemente addestrati alla scuola di Machiavelli, in cui invece ha sostenuto gli esami da privatista autodidatta il padrone di AN, superandoli tutti a pieni voti e senza grandi sforzi anche per una sua predisposizione naturale) scendono in campo figure insospettabili, come Gian Paolo Pansa dichiarando che:”L’antifascismo ringhiante di Veltroni e Franceschini oggi non è credibile” e raccontando vicende familiari e personali del segaligno vicesegretario del PD.

Pansa, riferendosi ai giovani aderenti alla RSI, chiede retoricamente:

“[…]chi erano davvero questi ragazzi?Dico che è grottesco etichettarli tutti come torturatori e amici dei nazisti! Molti di loro erano cresciuti nel regime fascista, immersi in un clima di propaganda perenne: cinema, scuola, radio… le divise dei figli della lupa… […] E quindi, la maggior parte di loro, non poteva certo schierarsi per un parlamento legittimo, che non aveva nemmeno mai conosciuto. […]quella educazione, fatalmente, portava molti di loro all’idea che difendere la patria dagli angloamericani fosse il primo dovere. […]Sono storie complesse. Altrimenti non si capisce come mai, fra quei ragazzi, ce n’erano molti che divennero sinceri antifascisti, Nomi mille volte citati: Tognazzi, Dario Fo, Vianello, persino Gian Maria Volontè.”

E attaccando Asor Rosa, intellettuale organico del PCI che condanna senz’appello i repubblichini: «Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buona fede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta… » scrive:

“A parte il fatto che le famigerate Brigate nere furono solo una parte delle forze militari della Rsi, queste erano formate oltre che da volontari anche da tanti giovani che risposero alla chiamata di leva e alle spalle non avevano torture e campi di sterminio ma solo la dura scelta fra una guerra persa in partenza e la diserzione. Scelsero (anche a malincuore) di combattere. Ma ora finalmente sappiamo, grazie ad Asor Rosa, che dietro le stragi operate dalle Brigate partigiane Garibaldi, dietro i massacri di Vercelli, di Schio, di Rovetta, dietro l’assassinio dei partigiani «bianchi» da parte di Francesco Moranino (per citare solo alcuni episodi) c’era la prospettiva di una «società pacifica e democratica». E questo ci consola. Sì, perché la società perseguita dai suddetti «garibaldini» istruiti dai commissari del Pci (ogni Brigata ne aveva uno) era la stessa che in quegli anni e negli anni successivi stava dando nell’Urss i risultati che tutti conosciamo, gulag compreso. E l’ansia democratica che spingeva i partigiani comunisti era tale che essi non deposero le armi dopo il 25 aprile 1945 ma continuarono la lotta contro tutti i «nemici del popolo»: i preti, i possidenti, gli industriali, i sindacalisti senza stella rossa. Una scia di sangue per costruire la società «pacifica». Forse Stella non ha ancora letto I tre inverni della paura. Dovrebbe farlo.”

Anche altri osservatori, come Augusto Lodolini, sono colpiti da: “la divisione manichea in buoni e cattivi cui si è assistito in questi giorni, manicheismo che sa molto di cattiva coscienza. […]Il punto è che la destra ex missina ha cercato di fare i conti con il suo passato ed è oggi guidata da gente che, ai tempi del fascismo, aveva al massimo i calzoni corti o non era ancora nata. La maggior parte dei leader della sinistra, invece, era già adulta quando continuava a sposare entusiasticamente il verbo comunista proveniente da Mosca (per la verità, non solo il verbo veniva da quelle parti) e non risulta nessuna revisione di questo atteggiamento, tanto meno sconfessione. Una parte, anzi, continua a dichiararsi comunista, anche con qualche arroganza, mentre un’altra parte vorrebbe che non si facessero domande sul suo passato, pur continuando a proclamare di “venire da lontano”. Ve n’è anche che dichiarano di non essere mai stati comunisti e bisognerebbe informarli dell’esistenza delle emeroteche. Per tutti costoro, il mito della resistenza è intoccabile, e a ragione, perché tali devono essere i miti perché non si sgretolino.”

Ma, ripetendo l’infausta espressione di Badoglio nel 8 settembre ’43, “La guerra continua…”

Prima puntata del 13.09.08

Seconda puntata del 17.09.08

Terza puntata del 27.09.08

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