
Ora abbiamo le liste. Contenti? dai mugugni parrebbe di no. A destra, a sinistra, di sopra, di sotto, nessuno è soddisfatto appieno di quanto deciso dai vertici dei partiti. La legge elettorale, alle cui dimensioni il vezzeggiativo porcellum non si addice per eccesso d’eufemismo, purtroppo questo prevede, confidando nel buonsenso e nell’intelligenza di chi deve scegliere i candidati. Potrebbe anche funzionare, se non fossimo in un sistema bipolare semirigido che non concede scelte e scappatoie all’elettore e permette quindi ai capi [anch’essi prigionieri di mille condizionamenti] di confidare ciecamente sui controconsensi, quelli cioè ottenuti, più che per il consenso ai propri candidati, per non favorire l’avversario. Non essendoci le preferenze, agli elettori non resta che il dilemma “prendere o lasciare” in blocco, innescando il meccanismo dell’appartenenza.Sino a ieri, ma oggi è veramente così? Certamente, forse più di prima. Essendo i programmi elettorali sostanzialmente simili, almeno sulle grandi questioni, l’elettorato, non avendo motivazioni razionali e oggettive, si dividerà sulla base della passione e tifoseria, irrazionali dominii della simpatia e della acriticità. Quando platealmente Berlusconi ha strappato il programma del PD ha compiuto, oltre che un gesto mediaticamente impressionante, un atto simbolico, non perché quel programma fosse carta-straccia, ma perché si trattava di una copia del suo programma o, anzi, una brutta-copia, da sempre strappata e cestinata in tutte le scuole, dopo averla stesa in bella e consegnata alla signora maestra.
Certo se si dovesse votare sulla base delle candidature proposte, o meglio, imposte, non si andrebbe neanche ai seggi, comunque la si pensi. Paradossalmente quando, dal grigiore dell’im-pastone politico, riaffiorano dei colori troppo vivaci, non amalgamati, da una parte e dall’altra si grida allo scandalo. E’ successo così per i Radicali nel PD e per Ciarrapico nel PdL. Naturalmente con la scoliosi italiana sbilanciata a sinistra e la costituzione della repubblica che come un corsetto “tutela” le deformità ed impedisce correzioni. Non si spiega altrimenti che possano gridare allo scandalo per un candidato che si proclami fascista dei comunisti dichiarati e non pentiti, adoratori del peggior sistema totalitario mai apparso sulla terra. Nel merito poi, la vicenda mostra un alto tasso di stupidità, perché di questo si tratta se si candida un personaggio che per una vita è stato il giannizzero di Andreotti, e che come esordio, e proclamandosi fascista (ma perché non Napoleone?), concede un’intervista a… Repubblica, costretto poi a precisare e smentire.
Berlusconi, con un rattoppo peggiore del buco, ha giustificato la mossa con la necessità d’avere dalla sua parte i giornali di proprietà del candidato, che quindi dovrebbe conoscere i trabocchetti della carta stampata. Fini s’è mostrato come una vestale oltraggiata, piccolo volpino dalla grande coda di paglia, incapace com’è di distinguere il relativo dall’assoluto. Argomenti comunque polemici offerti su vassoi d’argento, che permettono persino a dei franceschini d’aprire bocca e a dei veltroni di dare ripetizioni di democrazia.
Il fascismo è morto 63 anni fa, ed è stato sepolto anche se non dimenticato, nel bene e nel male. I primi a saperlo sono stati proprio i fascisti, che ne hanno portato il lutto e pianto le colpe. Quando lo stesso processo (constatazione del decesso, sepoltura ed elaborazione del lutto) avverrà per il comunismo, altrettanto morto, ci sentiremo meglio.
Unica concessione doverosa che bisogna riconoscere ai comunisti è che il loro morto, se vogliono, possano seppellirlo in terra sconsacrata.


Ozierese
3 years ago
gli scontenti sono tanti sia da una parte che dall’altra solo che un sistema elettorale perfetto non esiste purtroppo in nesuna democrazia. la sinistra però ha ben poco da dire contro Ciarrapico perchè se facessimo il gioco delle figurine Panini ci vorrebbero 30 Ciarrapico per avere un Caruso da poter attaccare nella stessa pagina a fianco di Vladimiro luxuria
Zietto
3 years ago
Ciarrapico è un “fascista” da operetta, che si atteggia come Alberto Sordi-Nando Mericoni a fare l’americano del “Kansas City” senza rendersi conto della tragica parte in cui pretende di calarsi. E’ servito solo a dare la possibilità agli immacolati di sinistra di evocare lo spettro dell’uomo nero. Perchè invece non parlano dei fascisti veri, che hanno rinnegato il loro passato e sono stati da loro accolti a braccia aperte, da Ingrao concorrente ai Littoriali, a Giorgio Bocca antifascista a tempo pieno e a migliaia d’altri. Uno, Romano Misserville, è stato il primo ex-missino a presiedere (da vice) il Senato e nel 1999, fuoriuscito daAN, transitato nell’UDR di Cossiga e approdato all’UDEUR di Mastella (che ha sempre avuto un alto senso d’ospitalità) è stato il primo fascista vero a fare, per poche ore, il Sottosegretario alla Difesa nel GOVERNO D’ALEMA !!!. Sua figlia si chiama Fiammetta e, in odio a Scalfaro, allora al Quirinale, aveva chiamato il suo cane sanbernardo Oscar. Altro che Ciarrapico !!! Evidentemente anche ai tempi di D’Alema l’imperativo categorico pur d’avere il potere era “se pò ffa” e c’erano fascisti buoni e cattivi, a seconda dell’utilità. Mai stati schizzinosi i comunisti, se si tratta di utili idioti.
Romeo
3 years ago
Ma insomma, a settanta anni dalla fine della II° guerra mondiale e con tutti i casini (con la c minuscola) che abbiamo in Italia, ancora a discutere di fascismo e comunismo!
Cosa volete che gli importi ai napoletani sommersi dalla spazzatura, agli italiani distrutti dalle tasse di Prodi, ai genitori che non riescono a mandare all’università i figli perché non possono permetterselo, ai giovani del meridione alla disperata ricerca di un lavoro, delle polemiche inutili su Ciarrapico!