Si riCominciola…

Pubblicato il 26 giugno, 2010 alle 3:35 pm da


Si riCominciola…

La popolarità di Berlusconi -e dell’armata (?) ai suoi ordini- è in calo, scesa dal 53% di novembre al 46% di oggi, secondo un sondaggio IPSOS.

Certo la notizia non gli farà piacere, stante la notoria alta considerazione in cui tiene le statistiche, ma un’autoanalisi sui suoi comportamenti e sulle sue decisioni dovrebbe aiutarlo a trovarne le spiegazioni. L’imperitura convinzione che l’investitura dall’alto di un qualunque personaggio, che per un qualunque motivo sia nelle sue grazie, possa agire come un lavacro sacramentale e lo trasformi ipso facto in un immacolato fulmine di guerra, senza macchia  e senza paura ma viceversa con molte doti e qualità, è una delle maggiori sue colpe.

Il metodo, giustificabile all’inizio della sua storica e vittoriosa avventura politica, quando nel ’94 bisognava inventarsi una squadra di dirigenti attingendo dall’esistente e senza fare troppo gli schizzinosi, necessita d’immediato abbandono e la melma montante a causa delle porcate fatte, e perdipiù mal coperte, dai tanti fiduciari scoperti ultimamente con le mani nella marmellata ne sono la dimostrazione. Senza parlare del dilettantismo, della faciloneria, della sciatteria e in definitiva dell’inadeguatezza dimostrata da molti rappresentanti di vertice, sia negli organi politici che istituzionali. Solo la scarsità di consenso di chi si contrappone ha evitato finora il disastro, pur avvertendosi scricchiolii … sinistri.

Certo esistono altre concause, in primis le divisioni interne, le primazie offuscate e le difficoltà di governare in un periodo di crisi apocalittico, dove tutti sono d’accordo per le riforme ed i tagli ma sempre sulla pelle degli altri. Però se la selezione degli uomini –e delle donne…- rappresentativi è affidata al fiuto non infallibile del capo o alla fortuna, notoriamente cieca dalla nascita, si aggiunge ulteriore difficoltà all’ottenimento del miracolo di ben governare.

In Sardegna il PdL ne sta facendo ripetitiva esperienza, con la delusione, confermata anche ‘sta volta dai sondaggi, e la contestazione intestina montante nei confronti di Cappellacci, “piantato nella vigna a far da palo”. Non alludiamo ai sospetti, finora non provati e anche strumentali, di coinvolgimento “giudiziario” ma all’inconsistenza –finora- del suo operare e del suo apparire. Il messaggio trasmesso all’opinione pubblica è di “mezzemanicheria” forse senza infamia ma certo senza lode, e ha contribuito a spegnere il già poco entusiasmo degli elettori per i candidati del Centrodestra, con il conseguente flop degno degli “azzurri” in Sudafrica.

Cappellacci non dev’essere caricato della croce in solitudine, perché il calvario della sconfitta merita una salita in comitiva, con i responsabili politici regionali e provinciali in prima fila. Altro che i coordinamenti regionali di autoassoluzione dove gli imputati emettono un verdetto che:

«respinge qualsiasi iniziativa volta a richiedere il commissariamento degli attuali vertici regionali, ai quali conferma la massima fiducia e un ringraziamento per l’attività sinora svolta».

Ci manca solo la menzione d’onore o la medaglia al merito!

Ovvio che un disastro come quello uscito dal ballottaggio di metà giugno meriti un gesto, ma, anche qui, il grande capo interviene con solito metodo e, invece di sciogliere i vertici, responsabili anche se non reiconfessi, e nominare un commissario che provveda ad organizzare il tesseramento ed i congressi che selezionino la nuova dirigenza, affida un incarico di “supervisore” fiduciario al vecchio compagno di scuola –massimo titolo nel suo cursus honorum- e vecchio senatore veneziano Comincioli, recidivo “esperto di cose sarde”, a cominciare dalla gastronomia.

E tutti ad applaudire la bella pensata, anche quelli messi sotto tutela perché incapaci d’intendere e di volere, volati a Roma per il bacio d’una qualche pantofola, amplificando gli sghignazzi inevitabili degli avversari ma anche degli amici che della sardità fanno una bandiera.

Napoleone sosteneva che nello zaino di qualunque soldato poteva nascondersi un bastone da maresciallo. Non sappiamo se Comincioli il venexiano ha la stoffa del maresciallo ma speriamo che abbia almeno il bastone, che mani sarde si sono viste sottrarre, e lo usi.

Perché, alla fin fine, ce lo meritiamo….

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