La crisi che attanaglia le Economie occidentali, mettendone in forse lo sviluppo e la crescita, si trasforma in stagnazione appena varca i confini dell’Italia, ultima in classifica per produttività e prospettive di crescita ma col record della pressione fiscale. La Politica Fiscale affidata ai dogmi ideologici di Visco, con la fissazione maniacale da Grande Fratello di tutto voler conoscere sui conti di tutti, e quella di Bilancio a Schioppa, ossessionato dal risanamento del Debito Pubblico, anche a prezzo della morte dell’economia produttiva, insieme al blocco di qualunque progetto di vasto respiro di opere pubbliche hanno portato alla paralisi. Se il risultato non fosse tragico si potrebbe commentare che essi adottano, riguardo alla tassazione oppressiva e alle sue conseguenze di prosciugamento delle risorse spendibili, un vecchio slogan pubblicitario, parafrasandolo nelle conseguenze: “più la tiri su, più ti manda giù”.
Questo scenario disperante diventa tragico se trasferito sul palcoscenico sardo, dove ai danni di Prodi si sommano i disastri di Soru. Sorvoliamo poi sulla tragedia senza fine delle zone interne dell’Isola, Ozieri compresa, dove baldanzosamente il governatore ha la faccia tosta di presentarsi a chiedere voti di sostegno per la sua coalizione, ricevuto ed omaggiato dal comitato di accoglienza dei poco dignitosi dignitari locali.
Son convinto che le decisioni politiche possono influenzare negativamente i nostri risultati economici (macro e micro) molto di più di quanto possano farlo al contrario in senso positivo. E’ facilissimo distruggere una foresta che ha impiegato anni per crescere e svilupparsi, così come una politica sbagliata danneggia irreparabilmente un organismo economico più o meno grande, mentre non vale, purtroppo il contrario. Infatti nessuna legge o disposizione potrà mai imporre dall’alto la nascita e lo sviluppo d’una qualunque intrapresa economica capace di sopravvivere fuori dell’incubatrice dei sussidi di stato o delle barriere protezionistiche. L’afflosciarsi delle esauste economie pianificate del socialismo reale ha preceduto e forse determinato l’implosione del comunismo, il quale, come in Cina, per sopravvivere come dittatura (del proletariato o dell’oligarchia?), ha dovuto adottare, seppure camuffato, il sistema capitalistico, facendo leva sull’iniziativa privata.
Soru spaccia per merito personale i risultati raggiunti, che egli evidentemente vede riflessi in un narcisistico specchio deformante, sottoposti al vecchio procedimento fotografico che trasferisce sul positivo ciò ch’è indelebilmente negativo. Vuol farsi carico dei risultati? Bene, per meglio comprendere i meriti acquisiti, facciamo nostre le considerazioni espresse da Mario Medde, leader della Cisl sarda, nel Manifesto per il Lavoro, presentato il 19.03.08, e rimodulate ieri.
Secondo la Cisl:
• sono oltre 160 mila i sardi delusi che non riescono a trovare un posto;
• dal primo trimestre 2006 al terzo trimestre 2007, l’80% delle assunzioni è avvenuto attraverso contratti a tempo determinato;
• oggi 5.000 lavoratori si trovano in cassa integrazione e mobilità in deroga, con stipendi mensili che non raggiungono i 1000 euro;
• per i giovani il tasso di disoccupazione in Sardegna è del 32,6%, pari a quasi 20 punti percentuali in più rispetto a quello medio nazionale, mentre tra le donne si attesta al 38,6%, ben lontano dal 24% rilevato nel resto d’Italia;
• dal 2003 al 2006 il Pil regionale è cresciuto appena dello 0,57% all’anno, la metà di quello nazionale (+1,05%).
Tutti i settori produttivi sono in sofferenza: nell’agricoltura il valore aggiunto (ovvero la produzione annua di nuovi beni e servizi) diminuisce del 2,5% all’anno, mentre in Italia aumenta dell’1,9%. In flessione (-0,6%) anche il valore aggiunto dell’industria manifatturiera e delle costruzioni (-0,9%). Stesso discorso per il turismo, che registra un calo delle presenze – fra il 2003 e il 2006 – pari allo 0,1%, in controtendenza rispetto al dato nazionale (+2,6%). La bilancia commerciale sarda, ovvero la differenza tra il valore di importazioni ed esportazioni di merci, è passato da un saldo negativo di 1,635 miliardi del 2004 a 2,928 del 2006, quasi il doppio.+ le produzioni locali, che non arrivano a pesare neanche il 10% del totale delle esportazioni isolane. Gli investimenti fissi lordi diminuiscono del 4,4% all’anno.
Dati impietosi, altro che Sardegna fatti bella.
Altri dati, certo non imputabili al destino cinico e baro: la spesa programmata dal Por Sardegna 2000-2006 ammonta a 4,169 miliardi, articolata su quattro Fondi, ovvero Fesr (crescita economica e innovazione), Feoga (agricoltura), Fse (fondo sociale) e Sfop (pesca). La capacità di spesa media, al 31 dicembre 2007, secondo l’ultimo rapporto del Comitato di sorveglianza del Por Sardegna, è in media del 68,66%.
Cioè in Sardegna non si riesce neanche a spendere i fondi comunitari, che quindi devono essere restituiti a Bruxelles che li erogherà ai nostri concorrenti!
E’ già accaduto per i fondi destinati all’agricoltura da spendere entro il 2006, 33,3 milioni di euro di fondi comunitari Feoga che, con il cofinanziamento dello Stato (35%) e della Regione (15%), ha comportato una voragine di fondi pubblici, per l’agricoltura, di 66,6 milioni di euro. La Regione ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea, per un… aggravio di spese!
Con l’uscita dall’obiettivo 1 la Sardegna beneficierà, per il 2007-2013, di un ulteriore sostegno transitorio, con risorse da investire che ammontano, nel complesso, a 7,178 miliardi di euro.
Medde vede un’unica soluzione:
«Rafforzare il ruolo di partenariato economico e sociale nella fase di identificazione delle scelte e priorità, nella traduzione in obiettivi e strumenti, nel monitoraggio e nella valutazione».
Ma, nonostante un documento unitario presentato al presidente della Regione e all’assessore alla Programmazione dai sindacati dei lavoratori e imprenditoriali il 29 gennaio scorso «e nonostante le indicazioni nazionali sul Protocollo, da stipulare entro il 31 marzo, a tutt’oggi», evidenzia Mario Medde, «non c’è riscontro alcuno».
Troppo occupati a girare nei 600 comuni della Sardegna a caccia di voti! Un fallimento politico-amministrativo che dovrebbe spingere a nascondersi chi invece persiste nel chiedere il consenso.


Watson
3 years ago
Leggendo “il Cantaro” ho scoperto l’esistenza di Blondet e ora frequento il suo sito. Vorrei segnalarvi l’articolo di oggi che come sempre è di parte ma aiuta a ragionare. Il link è:
http://www.effedieffe.com/content/view/2817/169/
Anche qualche commento è interessante.
Grillo Parlante
3 years ago
La scenetta che si è vista mercoledì, in piazza Cantareddu, con Soru circondato dai dignitari locali della sinistra, Ladu in testa, è qualche cosa che non ci saremmo mai aspettati di vedere, che vergogna!
Giulio
3 years ago
Non so se la colpa è di Soru, di Prodi o anche di chi c’era prima ma stiamo veramente male. A Ozieri quasi tutti quelli che hanno provato a fare qualche piccola azienda sono in crisi, pieni di debiti aspettando che le banche li facciano fallire. L’edilizia è ferma e non si riesce più a vendere una casa nenche vecchia. i commercianti sono morti e solo quelli stipendiati hanno la sicurezza per vivere. Ci sono centinaia di studenti destinati a restare disoccupati e anche i bar si lamentano.Andiamo a rubare? A chi?
Grillo Parlante
3 years ago
Giù, hai detto le cose come stanno esattamente in poche parole, e non sarebbe male aprire un dibattito su questo argomento.
Probabilmente la colpa non è solo di Prodi, ma che questa giunta regionale sia passata su Ozieri come un caterpillar è fuori discussione. La cosa che dà più fastidio, però, è che gli amministratori locali facciano il gioco del silenzio con questa Regione, solo perché sono loro amici.
Ad Ozieri, in questo momento, c’è gente che non riesce letteralmente a far quadrare i conti neanche per mangiare, ci sono famiglie in estrema difficoltà, sopratutto di operai che non hanno lavoro, e alle banche (alle quali comunque Prodi ha fatto un sacco di regali) non gli frega niente. Intanto l’amministrazione comunale butta i soldi per San Valentino o per i viaggi a Napoli, ma per favore!
Domenico M.
3 years ago
Dare (tutta e solo) la colpa a Soru sarebbe troppo facile, riduttivo e forse anche stupido. Il capolinea che s’intravede rappresenta ed è il punto d’arrivo di tutti i limiti di un capitalismo esasperato, famelico, anacronistico. Di una globalizzazione voluta per l’arricchimento dei (soliti) pochi a discapito dell’intero pianeta. L’allegra finanza e i suoi frutti avvelenati di cui le banche hanno la pancia piena ci stà presentando il conto. Conto che si pagherà in contanti: sì con tanti forconi e altrettanti d’appendere ai lampioni….
Zietto
3 years ago
Il “capitalismo” è (o dovrebbe essere) la traduzione pratica, in termini economici, dell’interesse del singolo individuo, nell’ordine morale detto “egoismo”. E’ la forza primordiale della natura che, finalisticamente, mira all’utile o al benessere del singolo, in maniera assoluta (=libero da vincoli) rispetto agli altri. Tentare di correggere questa forza bruta è semplicemente impossibile, tanto meno con l’uso della forza. La si può soltanto controllare e guidare, e l’unico modo di farlo è di sfruttare proprio la sua intrinseca negatività. In altre parole, solo “ciò ch’è più conveniente” vince su “ciò ch’è (meno) conveniente”. Questo processo può -raramente- avvenire spontaneamente, quando qualche singolo ha l’intelligenza di capire che stravincere, alla lunga, è meno conveniente di vincere e concedere respiro al concorrente finisce per tornare utile. Quando il meccanismo non funziona spontaneamente -quasi sempre- deve (o dovrebbe) intervenire un’autorità superiore, che dia regole al mercato ed impedisca al pescecane di divorare e sterminare i pesciolini e questo perchè il loro sterminio sarebbe dannoso per tutti, pescecane compreso.
Domenico M. ha ragione quando afferma che siamo davanti ad una fase patologica del capitalismo, con le Banche stracolme di utili ottenuti strangolando i debitori-pesciolini, che una volta espulsi dal mercato non potranno più essere produttivi di ricchezza nè per se stessi nè per la Società, ma neanche per le Banche! Per ingordigia banacaria sono nati e cresciuti i mutui sub-prime, che ora si stanno rivelando mortali anche per chi li ha ideati.
La grave crisi alimentare planetaria, che sta affamando metà della popolazione mondiale, è solo aggravata dalla speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, ma nasce dalla penuria oggettiva di produzioni agricole che nell’immediato nessun aiuto economico dai paesi ricchi potrà alleviare (se il riso non c’è, non c’è, indipendentemente dal suo costo/valore sul mercato).La penuria nasce dal maggior consumo (per produzione di bioetanolo, per migliore tenore di vita in Cina e India, etc.) ma soprattutto dall’abbandono INCENTIVATO di vaste estensioni agricole, per es. secondo l’errata politica CEE di riposo dei terreni, espianto di colture, abbattimento di bestiame, etc. Gli organismi superiori nazionali e sovranazionali (Stato nazionale, CEE, WTO,Banca Mondiale e FMI, WFP) hanno privilegiato l’intento speculativo e lobbystico di multinazionali e singoli -i pescecani- ma ora si rischia il cannibalismo (e la rivoluzione!).
Queste pillole di economia spicciola per dire che anche Soru, nel suo piccolo, sbagliando, ha causato danni economici imprevedibili ma ragguardevoli all’economia sarda materiale e immateriale e, alla fine, pagherà -politicamente- le conseguenze.
Domenico M.
3 years ago
In effetti l’analisi quella è, caro Zietto. Aggiungiamo per dovere di cronaca e per amor di verità che adesso quei poveri non sono più solo loro ma siamo noi.
Siamo noi che stiamo scivolando verso un baratro che pensavamo di aver lasciato negli anni ’60, grazie ai nostri genitori. Invece adesso stà tornando con la stessa virulenza di allora se non peggio. Allora si era abituati al poco e al tanto lavoro, oggi siamo abituati al suo contrario. Gli articoli su Effediffe incluso quello odierno, e le varie trasmissioni di Report confermano che chi stà nelle stanze dei bottoni ha giocato al piccolo chimico e lasciandosi andare a deliri di onnipotenza ha fatto saltare tutti gli equilibri,di cui eravamo dotati. Per fortuna non sono un pessimista, anzi da perfetto ottimista posso solo dire:Tanti auguri e Si salvi chi puo.