Soru e malaccompagnato

Pubblicato il 11 aprile, 2008 alle 2:39 pm da


carnevale-sardo-rid.jpgLa crisi che attanaglia le Economie occidentali, mettendone in forse lo sviluppo e la crescita, si trasforma in stagnazione appena varca i confini dell’Italia, ultima in classifica per produttività e prospettive di crescita ma col record della pressione fiscale. La Politica Fiscale affidata ai dogmi ideologici di Visco, con la fissazione maniacale da Grande Fratello di tutto voler conoscere sui conti di tutti, e quella di Bilancio a Schioppa, ossessionato dal risanamento del Debito Pubblico, anche a prezzo della morte dell’economia produttiva, insieme al blocco di qualunque progetto di vasto respiro di opere pubbliche hanno portato alla paralisi. Se il risultato non fosse tragico si potrebbe commentare che essi adottano, riguardo alla tassazione oppressiva e alle sue conseguenze di prosciugamento delle risorse spendibili, un vecchio slogan pubblicitario, parafrasandolo nelle conseguenze: “più la tiri su, più ti manda giù”.

Questo scenario disperante diventa tragico se trasferito sul palcoscenico sardo, dove ai danni di Prodi si sommano i disastri di Soru. Sorvoliamo poi sulla tragedia senza fine delle zone interne dell’Isola, Ozieri compresa, dove baldanzosamente il governatore ha la faccia tosta di presentarsi a chiedere voti di sostegno per la sua coalizione, ricevuto ed omaggiato dal comitato di accoglienza dei poco dignitosi dignitari locali.
Son convinto che le decisioni politiche possono influenzare negativamente i nostri risultati economici (macro e micro) molto di più di quanto possano farlo al contrario in senso positivo. E’ facilissimo distruggere una foresta che ha impiegato anni per crescere e svilupparsi, così come una politica sbagliata danneggia irreparabilmente un organismo economico più o meno grande, mentre non vale, purtroppo il contrario. Infatti nessuna legge o disposizione potrà mai imporre dall’alto la nascita e lo sviluppo d’una qualunque intrapresa economica capace di sopravvivere fuori dell’incubatrice dei sussidi di stato o delle barriere protezionistiche. L’afflosciarsi delle esauste economie pianificate del socialismo reale ha preceduto e forse determinato l’implosione del comunismo, il quale, come in Cina, per sopravvivere come dittatura (del proletariato o dell’oligarchia?), ha dovuto adottare, seppure camuffato, il sistema capitalistico, facendo leva sull’iniziativa privata.

Soru spaccia per merito personale i risultati raggiunti, che egli evidentemente vede riflessi in un narcisistico specchio deformante, sottoposti al vecchio procedimento fotografico che trasferisce sul positivo ciò ch’è indelebilmente negativo. Vuol farsi carico dei risultati? Bene, per meglio comprendere i meriti acquisiti, facciamo nostre le considerazioni espresse da Mario Medde, leader della Cisl sarda, nel Manifesto per il Lavoro, presentato il 19.03.08, e rimodulate ieri.

Secondo la Cisl:
• sono oltre 160 mila i sardi delusi che non riescono a trovare un posto;
• dal primo trimestre 2006 al terzo trimestre 2007, l’80% delle assunzioni è avvenuto attraverso contratti a tempo determinato;
• oggi 5.000 lavoratori si trovano in cassa integrazione e mobilità in deroga, con stipendi mensili che non raggiungono i 1000 euro;
• per i giovani il tasso di disoccupazione in Sardegna è del 32,6%, pari a quasi 20 punti percentuali in più rispetto a quello medio nazionale, mentre tra le donne si attesta al 38,6%, ben lontano dal 24% rilevato nel resto d’Italia;
• dal 2003 al 2006 il Pil regionale è cresciuto appena dello 0,57% all’anno, la metà di quello nazionale (+1,05%).

Tutti i settori produttivi sono in sofferenza: nell’agricoltura il valore aggiunto (ovvero la produzione annua di nuovi beni e servizi) diminuisce del 2,5% all’anno, mentre in Italia aumenta dell’1,9%. In flessione (-0,6%) anche il valore aggiunto dell’industria manifatturiera e delle costruzioni (-0,9%). Stesso discorso per il turismo, che registra un calo delle presenze – fra il 2003 e il 2006 – pari allo 0,1%, in controtendenza rispetto al dato nazionale (+2,6%). La bilancia commerciale sarda, ovvero la differenza tra il valore di importazioni ed esportazioni di merci, è passato da un saldo negativo di 1,635 miliardi del 2004 a 2,928 del 2006, quasi il doppio.+ le produzioni locali, che non arrivano a pesare neanche il 10% del totale delle esportazioni isolane. Gli investimenti fissi lordi diminuiscono del 4,4% all’anno.

Dati impietosi, altro che Sardegna fatti bella.

Altri dati, certo non imputabili al destino cinico e baro: la spesa programmata dal Por Sardegna 2000-2006 ammonta a 4,169 miliardi, articolata su quattro Fondi, ovvero Fesr (crescita economica e innovazione), Feoga (agricoltura), Fse (fondo sociale) e Sfop (pesca). La capacità di spesa media, al 31 dicembre 2007, secondo l’ultimo rapporto del Comitato di sorveglianza del Por Sardegna, è in media del 68,66%.

Cioè in Sardegna non si riesce neanche a spendere i fondi comunitari, che quindi devono essere restituiti a Bruxelles che li erogherà ai nostri concorrenti!

E’ già accaduto per i fondi destinati all’agricoltura da spendere entro il 2006, 33,3 milioni di euro di fondi comunitari Feoga che, con il cofinanziamento dello Stato (35%) e della Regione (15%), ha comportato una voragine di fondi pubblici, per l’agricoltura, di 66,6 milioni di euro. La Regione ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea, per un… aggravio di spese!
Con l’uscita dall’obiettivo 1 la Sardegna beneficierà, per il 2007-2013, di un ulteriore sostegno transitorio, con risorse da investire che ammontano, nel complesso, a 7,178 miliardi di euro.
Medde vede un’unica soluzione:

«Rafforzare il ruolo di partenariato economico e sociale nella fase di identificazione delle scelte e priorità, nella traduzione in obiettivi e strumenti, nel monitoraggio e nella valutazione».

Ma, nonostante un documento unitario presentato al presidente della Regione e all’assessore alla Programmazione dai sindacati dei lavoratori e imprenditoriali il 29 gennaio scorso «e nonostante le indicazioni nazionali sul Protocollo, da stipulare entro il 31 marzo, a tutt’oggi», evidenzia Mario Medde, «non c’è riscontro alcuno».

Troppo occupati a girare nei 600 comuni della Sardegna a caccia di voti! Un fallimento politico-amministrativo che dovrebbe spingere a nascondersi chi invece persiste nel chiedere il consenso.

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