Dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna dell’avvocato inglese Mills, la guerra giudiziaria di Berlusconi continua e non terminerà che con la sua morte (ma neanche questo è certo), fatta d’assalti, agguati e più spesso d’assedi interminabili con intimazioni di resa.
Le ragioni delle parti -il nocciolo del problema è qui: manca il superpartes- sono ampiamente riportate sui mass media e finiscono per neutralizzarsi a vicenda, parendo che tutti abbiano ragione.
La sintesi assoluta della vicenda l’ha espressa -involontariamente- il capogruppo dell’IdV:
“Fossimo in un paese civile, Berlusconi sarebbe costretto a dimettersi dalla pressione dell’opposizione, della stampa e dell’opinione pubblica. Essere un corruttore di testimoni è un reato abietto. Chiunque fosse anche solo sfiorato dal sospetto di aver commesso un reato così grave dovrebbe andarsene”.
Sono totalmente d’accordo, se non fosse per quel condizionale dell’inizio: fossimo in un paese civile…
Ma dato per certo che non lo siamo, come pretendere comportamenti normali quando tutto è anormale?


avv. Entore
2 years ago
Gli italiani non modificano il loro parere su Berlusconi perchè, a fiuto, non si fidano dell’obiettività dei giudici nei suoi confronti, indipendentemente dal fatto che abbia ragione o torto. Per motivi politici si arriva ad uccidere e a fare violenze (dal G8 di Genova al G8 universitario di Torino, tralasciando BR e Lotte Continue varie) e nessun politico si fa giudicare da un avversario.
La magistratura difende sempre e comunque, corporativamente, i suoi iscritti, con clasi clamorosi di inadeguatezza al ruolo e così contribuisce a far aumentare la sfiducia.
Se poi si aggiungono le invocazioni forcaiole di Di Dietro e Sudario, la diffidenza sale…