StupiDario

Pubblicato il 4 marzo, 2009 alle 5:33 pm da


StupiDario

Mentre gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto del prossimo 6 giugno danno il PD al 22 % dei consensi elettorali (dal 33,2 % ottenuto alle politiche 2008), il suo nuovo “segretario per caso” s’ingegna a rovistare tra i rottami del patrimonio di famiglia, nella speranza di trovare qualcosa di spendibile.

In mancanza di meglio e in memoria di Nanni Moretti tenta di dire «qualcosa di sinistra» e, per quel che gli costa, lancia la proposta geniale di «dare un assegno ai disoccupati», sfidando il governo a rifiutare la soluzione miracolosa che risolverebbe tutti i problemi.
Un assegno di quanto e a quanti? Anche ipotizzando un’indennità di 10.000 euro l’anno occorrerebbero cifre enormi e sempre crescenti, tra disoccupati veri e quelli volontari, per l’antico vizio italico di fingersi disoccupati, riscuotere l’indennità e contemporaneamente tentare di lavorare in nero. Inoltre si licenzierebbe più a cuor leggero, tanto c’è l’indennità…

Ma con la demagogia a basso prezzo è inutile ragionare ed è fiato sprecato far presente che il Tesoro paga, solo per gli interessi del debito pubblico, 70 miliardi l’anno, prelevandoli dalle tasche dei cittadini. Debito confezionato oltretutto da chi, in tutte le salse del centrosinistra, è stato per quarant’anni al governo del colabrodo italiano e ha tramandato il vizietto all’attuale primo della classe.

Agitando il fantasma della “patrimoniale” Enrico Letta, nel ruolo di spalla, sostiene: «Basta far pagare i più ricchi».

Magari! si potrebbe e dovrebbe rispondere, perché i veri ricchi, in Italia, sono proprio loro e i loro amici e soci. Sono forse quei poco lungimiranti italiani –l’85 %- che hanno la casa in cui vivono e che sono invidiati perché liberati dalla garrota dell’ICI? Oppure dobbiamo ancora credere alla vecchia panzana della «lotta all’evasione», che in 30 anni la sinistra di governo non è riuscita a scovare, perché cercandola lontano non s’è accorta che era molto più vicina, nei privilegi della Casta, suo fedele serbatoio elettorale?

I veri ricchi sono loro, intoccabili e ben protetti, i signori deputati e senatori a 18.000 euro mensili, i grandi dirigenti pubblici –centinaia e quasi tutti schierati a sinistra- a 300/400.000 euro l’anno, i banchieri e gli amministratori delegati, della cui competenza ci rendiamo conto oggi con la crisi finanziaria che porta alla disperazione milioni di famiglie. Chiedano conto ai preposti alle varie Authority e alle Agenzie di Stato, ben abbarbicati e al di fuori di qualunque concorrenza interna ed estera, invece di sobillare con metodo da soviet i cittadini presi alla gola dalla crisi, stimolando l’invidia sociale, l’estrema arma assoluta della sinistra a corto d’idee e con soluzioni facilistiche.
E’ notizia di oggi la stima al ribasso del PIL italiano (-2,6 % annuo, rispetto al -2,0 % stimato un mese fa) e la produzione industriale calata del 12% in Germania, dell’11% in Francia, del 30% in Giappone, del 43% a Taiwan, del 15% in Brasile e in Spagna, del 19% in Corea.

Per fare un confronto si ricordi che nel 1931, durante la terrificante Grande Depressione, la produzione industriale europea calò complessivamente del 5,1 % ed oggi a rischio fallimento non sono solo le imprese ma persino gli Stati, coinvolti e trascinati nel crollo dai disastri bancari e dal tentativo di rimediare alle loro acrobazie finanziarie con economie fittizie.

Nei prossimi sei mesi nel “ricco” Occidente si ipotizzano 50 milioni di disoccupati, ma è possibile che occupando le sedi ferroviarie e le autostrade e con la benedizione di qualche vescovo “solidale” la situazione migliori. Già s’invoca una ripresa in grande stile della “lotta di classe”, troppo precocemente abbandonata e, sotto sotto, riaffiora la nostalgia per quelle belle fucilazioni in massa dei kulaki, affamatori del popolo.

Franceschini solletica questi istinti primordiali ed irrazionali, staccati dalla realtà ma sempre presenti nei momenti di crisi, tra la plebe romana e durante le pestilenze medioevali, tra le tricoteuses sotto i palchi della ghigliottina e nei soviet di contadini, operai e soldati.

Alla ricerca del consenso perduto non esita a scoperchiare il vaso di Pandora, all’interno del quale finirà bollito.

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