Mentre gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto del prossimo 6 giugno danno il PD al 22 % dei consensi elettorali (dal 33,2 % ottenuto alle politiche 2008), il suo nuovo “segretario per caso” s’ingegna a rovistare tra i rottami del patrimonio di famiglia, nella speranza di trovare qualcosa di spendibile.
In mancanza di meglio e in memoria di Nanni Moretti tenta di dire «qualcosa di sinistra» e, per quel che gli costa, lancia la proposta geniale di «dare un assegno ai disoccupati», sfidando il governo a rifiutare la soluzione miracolosa che risolverebbe tutti i problemi.
Un assegno di quanto e a quanti? Anche ipotizzando un’indennità di 10.000 euro l’anno occorrerebbero cifre enormi e sempre crescenti, tra disoccupati veri e quelli volontari, per l’antico vizio italico di fingersi disoccupati, riscuotere l’indennità e contemporaneamente tentare di lavorare in nero. Inoltre si licenzierebbe più a cuor leggero, tanto c’è l’indennità…
Ma con la demagogia a basso prezzo è inutile ragionare ed è fiato sprecato far presente che il Tesoro paga, solo per gli interessi del debito pubblico, 70 miliardi l’anno, prelevandoli dalle tasche dei cittadini. Debito confezionato oltretutto da chi, in tutte le salse del centrosinistra, è stato per quarant’anni al governo del colabrodo italiano e ha tramandato il vizietto all’attuale primo della classe.
Agitando il fantasma della “patrimoniale” Enrico Letta, nel ruolo di spalla, sostiene: «Basta far pagare i più ricchi».
Magari! si potrebbe e dovrebbe rispondere, perché i veri ricchi, in Italia, sono proprio loro e i loro amici e soci. Sono forse quei poco lungimiranti italiani –l’85 %- che hanno la casa in cui vivono e che sono invidiati perché liberati dalla garrota dell’ICI? Oppure dobbiamo ancora credere alla vecchia panzana della «lotta all’evasione», che in 30 anni la sinistra di governo non è riuscita a scovare, perché cercandola lontano non s’è accorta che era molto più vicina, nei privilegi della Casta, suo fedele serbatoio elettorale?
I veri ricchi sono loro, intoccabili e ben protetti, i signori deputati e senatori a 18.000 euro mensili, i grandi dirigenti pubblici –centinaia e quasi tutti schierati a sinistra- a 300/400.000 euro l’anno, i banchieri e gli amministratori delegati, della cui competenza ci rendiamo conto oggi con la crisi finanziaria che porta alla disperazione milioni di famiglie. Chiedano conto ai preposti alle varie Authority e alle Agenzie di Stato, ben abbarbicati e al di fuori di qualunque concorrenza interna ed estera, invece di sobillare con metodo da soviet i cittadini presi alla gola dalla crisi, stimolando l’invidia sociale, l’estrema arma assoluta della sinistra a corto d’idee e con soluzioni facilistiche.
E’ notizia di oggi la stima al ribasso del PIL italiano (-2,6 % annuo, rispetto al -2,0 % stimato un mese fa) e la produzione industriale calata del 12% in Germania, dell’11% in Francia, del 30% in Giappone, del 43% a Taiwan, del 15% in Brasile e in Spagna, del 19% in Corea.
Per fare un confronto si ricordi che nel 1931, durante la terrificante Grande Depressione, la produzione industriale europea calò complessivamente del 5,1 % ed oggi a rischio fallimento non sono solo le imprese ma persino gli Stati, coinvolti e trascinati nel crollo dai disastri bancari e dal tentativo di rimediare alle loro acrobazie finanziarie con economie fittizie.
Nei prossimi sei mesi nel “ricco” Occidente si ipotizzano 50 milioni di disoccupati, ma è possibile che occupando le sedi ferroviarie e le autostrade e con la benedizione di qualche vescovo “solidale” la situazione migliori. Già s’invoca una ripresa in grande stile della “lotta di classe”, troppo precocemente abbandonata e, sotto sotto, riaffiora la nostalgia per quelle belle fucilazioni in massa dei kulaki, affamatori del popolo.
Franceschini solletica questi istinti primordiali ed irrazionali, staccati dalla realtà ma sempre presenti nei momenti di crisi, tra la plebe romana e durante le pestilenze medioevali, tra le tricoteuses sotto i palchi della ghigliottina e nei soviet di contadini, operai e soldati.
Alla ricerca del consenso perduto non esita a scoperchiare il vaso di Pandora, all’interno del quale finirà bollito.


Billy
2 years ago
dall’Agenzia giornalistica Adnkronos:
**L’ex Ragioniere generale dello Stato, (Andrea Monorchio) lo scrive in una lettera aperta al direttore de ‘Il Messaggero‘. “L’estensione dell’indennita’ di disoccupazione a tutti i lavoratori che perdono il posto -scrive Monorchio- e’ una ipotesi indubbiamente lodevole, ma che va vagliata alla luce delle compatibilita’ del sistema economico“.
Monorchio, spiega che se “prendiamo in considerazione la sola cifra di 2,4 milioni di lavoratori flessibili (part-time, tempo determinato, collaborazioni a progetto, ecc.). Se si stimasse in 10 mila euro l’anno l’indennita’ di disoccupazione, il maggior esborso di spesa pubblica ammonterebbe a 24 miliardi. Si sfonderebbe cosi’ ulteriormente il tetto al disavanzo publico, pur per quanto si volgia flessibile, previsto da vincoli di Maastricht“.
Monorchio infine ricorda che “cio’ che differenzia la nostra spesa sociale rispetto agli altri Paesi europei e’ un peso massiccio della spesa pensionistica, a fronte di un peso significativamente minore della spesa per il sostegno al lavoro e alla disoccupazione“. E allora si chiede Monorchio “perche’ non pensare ad allungare progressivamente l’eta’ pensionabile (senza incidere sul quantum del reddito da pensione), destinando i risparmi di spesa in tal modo ottenuti al sostegno alla disoccupazione?“.
Don Perignon
2 years ago
Il “bello guaglione” insiste con la demagogia, col risultato di far apparire pessima una proposta che, presentata in termini meno populistici e più realistici, sarebbe condivisibile, considerati i tempi difficili.
”Si tratta di un contributo di solidarietà di due punti di Irpef sui redditi alti. I parlamentari siano i primi a pagare” proclama, dando i numeri a caso ”Cinquecento milioni di euro complessivi da far pagare agli italiani che denunciano un reddito imponibile da 120 mila euro in su, per consentire a volontariato e Comuni di affrontare la povertà estrema. Sono 150-200 mila italiani, quelli che hanno un reddito imponibile da 120 mila euro in su, cui chiediamo di farsi carico di chi sta finendo nella miseria.”
Vorrebbe raggranellare 500 milioni di euro togliendoli ai 200 mila ricchi che quindi dovrebbero mediamente contribuire con 2,500 euro a testa. Sembrerebbe una cosa lineare, si può fare, direbbe la buonanima di Veltroni e noi con lui.
Ma rifacciamo i conti al rovescio: 500 milioni distribuiti a quanti? 1 milione? Sarebbero 500 euro l’anno a testa, come la tanto disprezzata “social card” data da Berlusconi e bollata a sinistra come elemosina.
Ooh, FRANCESCHIELLO, ma va a ca…..!!!
Anche Bossi, che “apre” alla proposta, mastica di matematica quanto il … figlio.
La proposta è un pannicello caldo, meglio di nulla, ma perchè non dire la verità: per aiutare veramente i “poveri” ci vorrebbero miliardi di euro da togliere a tutti, anche a quelli che oggi son d’accordo perchè li tolgono…. ai ricchi.
Lalla
2 years ago
Sul Corriere della Sera, nell’articolo citato da DonPerignon c’è un commento di un lettore che mi vede d’accordo, se non vogliamo tornare a concezioni comuniste che hanno lasciato tutti -ricchi e poveri- morti di fame:
°°°Perchè si vuole far passare il concetto che è “deplorevole” guadagnare onestamente di più di altri? Guadagna di più chi più ha studiato, chi più si è impegnato e si impegna, chi ha più costanza, più idee, più perseveranza, più intraprendenza, più rischio, più arguzia. E’ errato e diseducativo, soprattutto verso i giovani, far passare il concetto che “tanto paga pantalone”. Il concetto da far passare è un altro: impegnatevi di più, perché vivrete meglio! Chi guadagna di più già paga di più senza avere in cambio nulla di più di chi paga meno. Vi risulta che chi paga di più viaggia senza imbattersi in buche sulle strade? Non fa cosa agli sportelli? Ha i posti migliori in ospedale? Smettiamola con questo disvalore mirato a tartassare chi più da e fa! Un’unica aliquota uguale per tutti, e che tutti paghino, certo, questo si ! Il “sociale” inteso come aiuto ai più deboli è un concetto sacrosanto, ma che deve passare per il taglio delle spese , soprattutto quelle legate ai privilegi. Si cominci ad esempio con la chiusura delle Province, con l’accorpamento dei comuni con meno di 10.000 abitanti, con l’abolizione delle comunità montane e di quant’altro serve per distribuire incarichi retribuiti a politici ed ex politici. Politici a casa e dipendenti dei suddetti enti integrati in ciò che resta: stato, regioni, maxi comuni. Questa è la strada. Non quella di tartassare chi più ha, che proprio per conquistarsi quel “più” ha meno tempo di protestare contro ciò che è assurdo.°°°
Watson
2 years ago
Ezra Pound diceva:
“I COMUNISTI VOGLIONO COSI’ BENE AI POVERI CHE NON POSSONO FARE A MENO DI CREARNE ALTRI”
An. Sa.
2 years ago
Scrive Pansa:
…. l’intelligenza dovrebbe indurre Dario a rammentare una verità. Chi guadagna molto, in modo onesto, ed è un contribuente fedele, dovrebbe essere portato in palma di mano. Infatti consegna denaro pulito allo Stato. Aiutandolo a essere più generoso e solidale con chi è meno fortunato.
Invece le nostre sinistre sono sempre dell’avviso opposto. Chi guadagna è un nemico da bastonare, da vilipendere, da punire. Ricordate lo slogan perdente di Rifondazione comunista? Urlava: «Anche i ricchi piangano». Franceschini faccia gli scongiuri e cambi stile.
…. i redditi da colpire sarebbero quasi sempre di lavoratori dipendenti e di pensionati che hanno fatto professioni eccellenti. Gli evasori sono ben altri. Lo so che l’evasione fiscale italiana è uno scandalo. E lo so anche per un motivo personale.
Nella primavera del 2008, prima di lasciare il ministero, Vincenzo Visco decise di rendere pubbliche le dichiarazioni presentate nel 2006 relative ai redditi del 2005. Penso che fece benissimo. Il 7 maggio 2008, Il Sole-24 Ore stampò i redditi di Siena, la città dove pago le tasse. Ed ebbi la sorpresa di vedere che ero il quinto contribuente di quel capoluogo.
Dissi a me stesso: accidenti, Giampaolo, ne hai di lettori che comprano i tuoi libracci! Sei meglio piazzato del presidente del Monte dei Paschi, Giuseppe Mussari, soltanto ventunesimo. E gli altri big della rossa Siena? I grandi professionisti, i baroni della medicina, i commercianti forti, gli imprenditori dove stanno?
Il compagno Dario, che ritiene le tasse materia sacra, una benedizione di Dio, quando andrà a Siena in cerca di voti, provi a chiederlo ai capi democratici della città. … Dunque non è davvero saggio deprimere chi è ancora in grado di far girare un po’di soldi. Altrimenti ai contribuenti onesti non resterà che sentirsi sbeffeggiati. Con il motto: paga e suda, italiano fesso!
Salvatore N.
2 years ago
“… in Italia solo l’1,8% dei contribuenti ha un reddito superiore ai 70 mila euro lordo l’anno e questi (l’1,8%, ripeto) forniscono il 25% del gettito complessivo dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Visto che questi sono i dati fiscali, la «Boy scout tax» di Franceschini sarebbe irrilevante nella forma e vessatoria nel fatti. Nel senso che essa non colpirebbe i ricchi, ma «soltanto» i ricchi che sono già stati spennati dal fisco con delle aliquote che non trovano l’eguale in nessun altro paese moderno. Non è con il pauperismo buonista (per di più a danno dei relativamente pochi che sono già stati impigliati nella nassa fiscale) che si esce dalla recessione. Ma è mobilitando subito (con nuove norme edificatorie, per esempio) il grande risparmio privato, a sostegno della domanda globale che sta inaridendosi.”
Così “ITALIA OGGI“