Dei normali cittadini di provincia (estrema periferia dell’ …impero) come me non possono conoscere fatti e persone fuori della loro portata, se non per sentito dire o riferiti dalla stampa. Negli ultimi mesi grandi articolesse sono state dedicate alla “cricca” e a tutto il marcio che c’è in… Danimarca o meglio in Italia.
Presi da frenesia nel rimescolare nel bidone della spazzatura si è poi passati a setacciare (giudiziariamente e giornalisticamente) l’attività del “faccendiere” per antonomasia, il Flavio Carboni di Torralba, capitano di ventura di lungo corso, appestato contagioso che trascina nei guai e nelle pesti chiunque lo avvicini.
Leggiamo su un articolo-intervista con forti connotazioni di profezia de La Nuova Sardegna del 26 maggio scorso e che merita d’essere riletto alla luce degli sviluppi attuali che trascinano nel vortice anche il Presidente della Regione Sardegna Cappellacci:
È stato accusato della morte del banchiere Roberto Calvi e del delitto Rosone e il suo nome è stato legato al boss mafioso Pippo Calò, alla banda della Magliana e alla P2. Ma lui commenta: «Finora sono stato assolto 29 volte».
Secondo la Procura di Roma, insieme ai due complici arrestati, uno ex assessore socialista al Comune di Napoli e l’altro geometra ed ex giudice tributario, con l’ausilio di Denis Verdini, coordinatore del PdL, avrebbe costituito in tutta segretezza, cosa considerata come un reato in base alla “legge Anselmi” «un’associazione per delinquere volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale».
Riferisce il Corriere della Sera:
Secondo l’accusa i rapporti tra i «sodali», Verdini compreso, «sono usati in evidente funzione di pressione esterna», e poco importa che molte iniziative non siano andate in porto: per la legge «è sufficiente che il gruppo persegua uno scopo di interferenza istituzionale, mentre non è necessario che esso sia raggiunto». E il quadro indiziario raccolto desta «un forte e giustificato allarme sociale e istituzionale» anche se nella maggior parte dei casi, aggiunge il giudice, «fortunatamente le istituzioni pubbliche hanno dimostrato di restare impenetrabili ai concreti tentativi di condizionamento illecito».
La vicenda è preoccupante, secondo me e per quel che può valere l’opinione di “un uomo qualunque”, non tanto per l’attività concreta o millantata della “banda”, chè di “associazioni” simili e per simili scopi ritengo ce ne siano state e ce ne saranno a bizzeffe, quanto per il fatto che si possa credere che un simile sodalizio, degno de “I soliti ignoti” e del loro modo di operare “s c i… s c i entifico” sia in grado veramente di condizionare le massime istituzioni dello Stato, ad iniziare dalla Corte Costituzionale o dalla Suprema Corte di Cassazione.
Se abbiamo, o ipotizziamo di avere, organi decisionali di così alto livello tanto fragili e permeabili, siamo molto, molto malconci.
A meno che Carboni, dopo aver fatto 29 non riesca a fare 30.


Avv. Entore
1 month ago
Flavio Carboni è una figura opaca, troppo coinvolta in troppe vicende, qualche volta anche in eccesso e figurando quindi come capro espiatorio.
A proposito di “Nuova Sardegna“, nell’intervista di Mannironi da voi citata non si fa cenno ad un piccolo particolare, come ha scritto l’Agenzia ANSA:
“L’ improvviso successo economico di Carboni comincia negli anni ‘70 con una serie di societa’ immobiliari e finanziarie. Carboni si muove anche nel mondo dell’ editoria. Diventa proprietario del 35% del pacchetto azionario della ”Nuova Sardegna” ed editore di ”Tuttoquotidiano”, per il fallimento del quale era stato condannato in primo grado e assolto in appello per vizio di forma.”
Forse perchè si trattava di parlare di corda in casa dell’impiccato…
Sator
1 month ago
“il Giornale”, oggi ha riesumato vecchie vicende che riguardano Flavio Carboni e i suoi precedenti, più o meno penali, che, secondo i puri e mosci della sinistra stampa dovrebbero condannarlo al rogo insieme a tutti i cattivoni che con lui cenavano o parlavano. Ha scoperto alcune cosucce interessanti:
§§§ “A proposito di Flavio Carboni. L’uomo nero per tutte le stagioni, descritto come «il gran maestro della P3» in un articolo del 10 luglio sulla Repubblica , a firma Alberto Statera, viene definito «intrinseco all’album di famiglia proprio del berlusconismo». A questa sua vicinanza al premier veniva fatta risalire l’ostilità dei giornali del centrodestra […] Statera ha posto un interrogativo:
«Perché mai il coordinatore del partito Denis Verdini deve riunire nella casa romana il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, i magistrati Martone e Miller, con il condannato Dell’Utri e il noto pregiudicato Flavio Carboni? ».
A proposito di pranzi, incontri a casa, frequentazioni con Carboni, Statera dovrebbe sapere che Carlo Caracciolo, presidente del gruppo L’Espresso, fondatore con Eugenio Scalfari nel 1976 del (suo) quotidiano La Repubblica , deceduto a dicembre 2008, con Carboni è stato in strettissimi rapporti per trent’anni, altro che Berlusconi. Rapporti documentati nelle sentenze sull’inchiesta sul crac del Banco Ambrosiano, ribaditi negli atti giudiziari sulla morte di Roberto Calvi, riscontrati persino in quest’ultima inchiesta sulla P3.
Perché le cene di Caracciolo vanno bene e i pranzi di Verdini no?
Proviamo a capirlo. Interrogatorio del 19 agosto 1982 di Carlo Caracciolo, presidente del gruppo L’Espresso ,processo di primo grado per il crac. Il verbale si apre con la ricostruzione dell’acquisto del giornale La Nuova Sardegna, dei rapporti con l’ex capo della massoneria Armando Corona all’epoca presidente dell’Assemblearegionalesarda.
«È in quest’epoca (1980) che data l’inizio dei miei rapporti con il signor Flavio Carboni, che peraltro avevo avuto modo di conoscere in una precedente occasione » e che poi entrò in società nel giornale sardo acquistato da Caracciolo. «Devo dire -prosegue l’ex editore- che si instaurarono dei rapporti di cordialità e di confidenza, e che prendemmo a darci del tu e a chiamarci per nome. Ovviamente le occasioni di incontro erano molto frequenti e numerose sono le conversazioni telefoniche fra me e lui. Ci si vedeva piuttosto spesso a casa mia o ne l mio ufficio».
Proprio come Carboni con Verdini, tale e quale.[...]
«L’incontro a casa Caracciolo s’è rivelato inutile».Proprio come a casa Verdini.