George Orwell, quando nell’immediato dopoguerra scrisse “1984”, previde l’esistenza del Grande Fratello, un dittatore a capo dell’intero sistema sociale, in grado di condizionare e conoscere ogni pensiero dei sudditi.
Non poteva certo immaginare la banalizzazione voyeristica che ne sarebbe scaturita con trasmissioni televisive di successo. Ma forse non avrebbe neanche immaginato che la sua fantasia trovasse posto nel mondo reale.
E’ stato già approvato al Senato e tra breve discusso alla Camera un emendamento del sen. D’Alia (UDC) che prevede l’oscuramento di tutti i siti internet che ospitino scritti riconducibili alla “istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato […] col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.
Siti come Youtube e Facebook, costruiti sull’ospitalità di chi vuole inserire qualunque cosa, fidando nel buonsenso di tutti –lettori compresi- dovrebbero immediatamente chiudere.
Oltre le buone intenzioni dei proponenti, questo può rivelarsi l’ennesimo tentativo di controllo o “filtraggio” delle notizie e in senso lato delle opinioni e quindi della libertà di pensiero.
Perché i “reati” e la “disobbedienza alle leggi”, di cui si condannano l’apologia e l’istigazione, sempre più stanno diventando “ideologici”, essendo cioè divieti che colpiscono opinioni e pensieri (e non fatti), giudicati sanzionabili in forza di leggi che individuano e prescrivono il conforme ed il politicamente corretto.
Si pretende quindi d’entrare e dettar legge nell’impalpabile universo del pensiero, libero per definizione ed incoercibile, se non vogliamo appunto precipitare in un mondo orwelliano. Sempre più, con l’alibi della sicurezza, si stanno erigendo palizzate e campi minati che impediscono manifestazioni di libertà e di movimento.
In Gran Bretagna, la legge Antiterrorismo (Terrorist Bill) prevede il reato di «sostegno indiretto» al terrorismo, per cui scrivere che «Bin Laden può aver avuto le sue ragioni» o che «l’IRA fece bene a combattere per l’Irlanda» è un reato perseguibile penalmente, perché il governo britannico ha decretato che si parla di terroristi.
Il sociologo belga Jean Claude Paye, autore del saggio «La fin de l’etat de droit», edito anche in italiano da un editore di sinistra, descrive bene la situazione negli Stati Uniti (e nell’Europa che segue obbedientemente) con una lotta in teoria al terrorismo e in pratica alla libertà.
In Francia un progetto di «legge d’orientamento e programmazione per la sicurezza interna» (LOPSI) autorizza lo spionaggio elettronico da parte della polizia, attraverso l’introduzione nel computer di un sospetto di un Troian (Cavallo di Troia), super-virus o programma-spia allegato ad una mail apparentemente innocua proveniente da un ente pubblico. A quel punto il “Grande Fratello” potrà leggere tutto il contenuto del disco rigido del computer e anche controllare quali siti si cliccano, con chi si chatta o scambia mail.
Ache la Germania ha in preparazione una legge analoga a quella francese, che legittima ciò che finora si faceva illegalmente, sulla falsariga di ciò che negli USA il “Patriot Act” prevede con la procedura «Lanterna Magica».
L’Italia non è esente da tentativi di filtraggio e censura e duole riconoscere che un rappresentante autorevole del sedicente Popolo della Libertà sia tra i più attivi nelle proposte liberticide. Il nostro attuale ministro degli esteri, Frattini, nel 2007, nelle sue vesti di Commissario europeo alla Giustizia e alla Sicurezza ha espresso “… la sua ferma intenzione d’intraprendere uno studio con l’aiuto del settore privato (…) sui mezzi tecnologici per impedire alle persone d’utilizzare e di cercare delle parole pericolose come “bomba”, “uccidere”, “genocidio” o “terrorismo”.
Ovviamente questo controllo del pensiero è impossibile, almeno quanto vendere l’anima, come nei film di don Camillo e Peppone.
Dove però il venditore miscredente, alla fine, angosciato dal dubbio, restituisce le mille lire incassate e se la ricompra. Perché… non si sa mai.


ant y ren
2 years ago
La tentazione di controllare, spiare, censurare non ha limiti.
Dal “GIORNALE”
— Reporters sans frontières ha pubblicato oggi un rapporto sui “Nemici di internet” nel quale l’organizzazione analizza il fenomeno della censura che colpisce la rete in ben 22 Paesi. I dodici “nemici di internet” – Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Vietnam – hanno trasformato la rete in una sorta di intranet, impedendo in questo modo a tutti gli utenti di accedere alle informazioni considerate “indesiderate”. “Tutti questi Paesi – denuncia Reporters sans frontières – si distinguono non soltanto per la loro capacità di censurare l’informazione on line, ma anche per la repressione quasi sistematica degli utenti considerati sovversivi”.
… l’Australia e la Corea del Sud, Paesi in cui misure recentemente adottate possono mettere a repentaglio la libertà di espressione su internet. “Oggi la rete è sempre più controllata e nuove forme di censura e di manipolazione dell’informazione stanno emergendo commenti ‘teleguidati’ messi on line su siti internet molto consultati e strategie di pirateria informatica orchestrate dai governi più repressivi confondono l’informazione su Internet”. Attualmente, 69 cyberdissidenti sono in carcere per aver pubblicato sulla Rete informazioni non gradite dalle autorità. La Cina mantiene il suo triste record e rimane la più grande prigione al mondo per i cyberdissidenti, seguita dal Vietnam e dall’Iran. —