Trinitrotoluolo

Pubblicato il 1 marzo, 2009 alle 10:38 pm da


Trinitrotoluolo

“E l’attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!

Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l’ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.”

Queste sono le parole conclusive di Gioacchino Genchi, il consulente tecnico che per vent’anni ha intercettato per conto dei Pubblici Ministeri le telefonate di centinaia o migliaia di persone, in un’intervista televisiva diffusa dal blog di Beppe Grillo, che l’ha fatta sovrastare dalla dicitura: “Questa è un’intervista che non si può commentare”, anche se l’indomani …ha rotto il silenzio, accusando l’omertà dei grandi giornali.

L’insieme ha l’apparenza di una difesa estremamente determinata, tanto da sconfinare in un atto d’accusa di tipo “preventivo” rivolto a chi ha orecchie per intendere.

La lunga catena dei misteri d’Italia s’arricchisce di un altro anello, speriamo non insanguinato.

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