Umberto D.

Pubblicato il 6 dicembre, 2011 alle 9:31 pm da


Umberto D.

Ora che le carte son scoperte e quanto partorito, seppur con taglio cesareo, dal governo quirinalbancario può essere valutato, molti si chiedono dov’è la genialità della manovra “lacrime e sangue” (lacrime loro, sangue nostro) prima invocata a gran voce da chi sperava che a pagare fossero gli altri e non loro. Come sempre invece toccherà ai soliti noti.

C’era bisogno di sospendere la democrazia e distogliere dai loro studi, dai loro consigli d’amministrazione, dalle loro banche, dalle loro autorità di sorveglianza, dalle loro logge tanti cervelli, patrimonio dell’umanità, quando anche l’ultimo dei “travet” diplomato all’Istituto Tecnico Commerciale sarebbe stato capace di fare altrettanto o di più?

Se il segreto per tacitare i mercati indispettiti e i padroni d’Europa e del Mondo è quello d’estorcere e prosciugare ancor più accanitamente le risorse degli italiani e portarli oltre che alla miseria ad uno scoramento rassegnato, è un segreto di Pulcinella, svelato e poi messo in pratica nell’Ottobre del 1917 a San Pietroburgo e di cui i paesi dell’Est hanno fatto esperienza.

La brillante soluzione è accorciare la cinghia e allungare l’età pensionabile? Perché allora fermarsi a 62 o 65 anni, quando si potrebbe arrivare a 80 o 85?

L’aumento del 60% degli estimi catastali sui quali si calcola l’ICI/IMU, aumentata anch’essa nell’aliquota, non potrebbe essere portato al 120 o 300 o 500%?

Forse la “moderazione” finora adottata sarà sbandierata alla prossima spremitura, dopo che quella presente avrà fallito. Perché che fallisca è indubitabile, essendo il nostro debito pubblico una voragine incolmabile solo con le manovre di torchiatura dell’esistente, senza una ripresa economica che faccia aumentare le capacità di spesa e il benessere dei cittadini. L’aumento della pressione fiscale, comunque spalmata, non fa altro che sottrarre risorse al sistema e deprimere la crescita e infine le entrate erariali che dovranno ulteriormente essere rimpinguate con una nuova stretta, in una rincorsa infinita. Di “lucro cessante e danno eveniente” parla persino l’art. 1223 del Codice Civile: questo è il binomio che ha ispirato la manovra dell’associazione Monti & Passera, col loro eloquio sobrio, forbito e vaselinato.

I “rappresentanti del popolo” delle tre aggregazioni parlamentari che non vedono, non sentono e non parlano, hanno paura di bruciarsi le dita e le prospettive future -son convinti che tutto sarà come prima e verranno rieletti…- e lasciano fare, nella speranza che Monti faccia il miracolo e poi si ritiri nell’eremo.

Ora si comincia a capire la scomposta pressione mediatica sulle debolezze di Berlusconi, la cui resa ed il seguente atteggiamento remissivo e addirittura collaborativo con chi stravolge quanto predicato per anni può essere spiegato solo con un persistente e viscerale terrore: Bossi ipotizza che nel crepuscolo di novembre, quando il titolo Mediset perse oltre il 12% in un giorno di Borsa, le Banche abbiano minacciato di chiedere a Berlusconi il rientro immediato delle esposizioni delle sue imprese. Così un leone, seppur spelacchiato, s’è trasformato in coniglio, da re della foresta a morbido peluche.

Dalle opposizioni si sono avute solo conferme, incapaci di mordere dopo aver tanto abbaiato: anche loro se la vedranno col loro elettorato.

Nessuno ha il coraggio di additare il “re nudo” della globalizzazione, peccato originale suggerito in Occidente dagli speculatori dell’Occidente e del quale ora subiamo gli effetti tossici. Si sono eliminate tutte le barriere, perché lor signori potessero più agevolmente dislocare i capitali e sfruttare il lavoro a basso costo.

Abbiamo delocalizzato le produzioni e regalato le conoscenze (il “know-how” tecnologico) e ora dobbiamo rassegnarci a vedere livellato globalmente il tenore di vita.

Chi avrà mai il coraggio di fare retromarcia (sempre che si sia a tempo) ed erigere dalle macerie una nuova muraglia cinese al rovescio? Dovrebbe essere la politica, a livello europeo, ma con personaggi un po’ più alti di Merckel e Sarkozy. I nostri poi, interpretano sempre lo stesso ruolo, scambiandosi a volte le parti: nani e ballerine.

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